domenica, aprile 19, 2020
giovedì, marzo 26, 2015
leggere
Quest'ultima frase che dà anche il titolo all'ultima parte del romanzo è già significativa e rende il senso di questa romanzo dove si intrecciano varie vite e vari personaggi, tutti con storie dolorose alle spalle e alle prese con una vita non semplice in un paese selvaggio e ostile.
Si legge tutto di un fiato seguendo il viaggio di Mrs Ross alla ricerca di suo figlio e alla scoperta di un'altra sè.
Peccato che non abbia scritto più niente o meglio ne ha scritto un altro mai tradotto in italiano.
e ora mi sto rileggendo questo:
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2:13 PM
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Etichette: i tre moschettieri, la tenerezza dei lupi, libri necessari, riletture
mercoledì, aprile 23, 2014
l'inverno del nostro scontento
è reso estate gloriosa da questo sole di york,
e tutte le nuvole che incombevano minacciose
sulla nostra casa sono sepolte nel petto profondo
dell'oceano
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3:08 PM
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Etichette: libri necessari, poesia sembra che non ci sia, versi per l'anima
domenica, dicembre 15, 2013
Un amore con due braccia
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1:48 PM
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Etichette: donne che scrivono, libri necessari, poesia sembra che non ci sia, tu chiamale se vuoi emozioni
sabato, ottobre 12, 2013
Alice Munro
da Le lune di giove di Alice Munro
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9:56 AM
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Etichette: alice munro, donne che scrivono, libri necessari, premio nobel letteratura, raccontami una storia
martedì, agosto 20, 2013
compatibilità
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10:46 AM
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Etichette: incompatibilità, libri necessari, uomini e donne
lunedì, luglio 08, 2013
è troppo tardi
Ed era troppo tardi. Nessuno vuole mai credere che sia troppo tardi, ma lo sta sempre diventando.
E poi lo è.
Niente è mai tanto tempo fa
Elisabeth Strout
i ragazzi burgess
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Etichette: libri necessari, pleasantville, provincia americana
lunedì, gennaio 28, 2013
Attualità
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9:33 AM
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Etichette: corsi e ricorsi storici, libri necessari, miserabili
lunedì, aprile 02, 2012
parole rubate
Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu uscito da quel vento non sarai lo stesso che vi è entrato .
Mi domando se sia realmente possibile capire perfettamente un'altra persona. Anche quando ci sforziamo di conoscere qualcuno mettendoci tutto il tempo e la buona volontà possibili, in che misura possiamo cogliere la sua vera natura?
............................
Tu hai paura del potere dell'immaginazione. E ancora di più, hai paura dei sogni. Hai paura della responsabilità che potrebbe cominciare nei sogni. Però non puoi evitare di dormire, e se dormi, i sogni verranno. Quando sei sveglio, puoi anche riuscire a controllare l'immaginazione. Ma non puoi mettere a tacere i sogni.
tutti perdiamo continuamente tante cose importanti. Occasioni preziose, possibilità, emozioni irripetibili. Vivere significa anche questo. Ma ognuno di noi nella propria testa - si, io immagino che sia nella testa - ha una piccola stanza dove può conservare tutte queste cose in forma di ricordi. Un po' come le sale della biblioteca, con tanti scaffali. E per poterci orientare con sicurezza nel nostro spirito, dobbiamo tenere in ordine l'archivio di quella stanza: continuare a redigere schede, fare pulizie, rinfrescare l'aria, cambiare l'acqua ai fiori. In altre parole, tu vivrai per sempre nella tua biblioteca personale.
Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l'andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infine volte, come un...a danza sinistra col dio della morte prima dell'alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. E' qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l'unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia. Attraversarlo, un passo dopo l'altro. Non troverai sole né luna, nessuna direzione, e forse nemmeno il tempo. Soltanto una sabbia bianca, finissima, come fatta di ossa polverizzate, che danza in alto nel cielo. Devi immaginare questa tempesta di sabbia. E naturalmente dovrai attraversarla, quella violenta tempesta di sabbia. E' una tempesta metafisica e simbolica. Ma per quanto metafisica e simbolica, lacera la carne come mille rasoi. Molte persone verseranno il loro sangue, e anche tu forse verserai il tuo. Sangue caldo e rosso. Che ti macchierà le mani. E' il tuo sangue, e anche sangue di altri.
Poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato. Sì, questo è il significato di quella tempesta di sabbia
kafka sulla spiaggia
(Tokio blues)
Finora tu hai perso molte cose. Molte cose preziose. Il problema non è sapere di chi è la colpa. Il problema è che tu attaccavi sempre qualcosa di te a tutte le persone che perdevi. Non avresti dovuto. Avresti dovuto tenere qualcosa da parte per te, invece di lasciarla andare via con il resto. Così ti sei consumato a poco a poco. Perchè? Perchè l'hai fatto?"
"non lo so"
"Forse era più forte di te. O forse eri spinto da... una specie di destino, non mi viene la parola..."
Per me l'amore è un puro concetto dotato di un corpo inadeguato, che passando attraverso cavi sotterranei, linee telefoniche ecc., riesce faticosamente a trovare il contatto. Una cosa terribilmente imperfetta. A volte ci sono errori di trasmissione. A volte non si conosce il numero. A volte ti chiamano, ma hanno sbagliato numero. Non c'è niente da fare.
Tutti noi viviamo in un continuo movimento e tutto quello che ci circonda si trasforma di conseguenza, e prima o poi dovrà sparire. E' un processo inevitabile. Non c'è niente di duraturo. Le cose restano nella coscienza, ma spariscono dal mondo della realtà.
(Dance dance dance)
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9:03 AM
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Etichette: autori giapponesi, leggo dunque sono, libri necessari, Murakami Haruki
domenica, marzo 25, 2012
antonio tabucchi
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11:55 PM
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Etichette: libri ansia di stare dovunque, libri necessari, poeti dei nostri giorni
lunedì, dicembre 12, 2011
Lettere dal silenzio
Lettere dal silenzio. Storie di accoglienza e assistenza sanitaria di donne che hanno subito violenza
è un libro che ha scritto mio fratello Massimo che si occupa attivamente di questa questione, ovviamente ve lo consiglio
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7:56 PM
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Etichette: compassione, dignità delle donne, libri necessari, violenza contro le donne
martedì, ottobre 25, 2011
eravamo 4 amiche a pisa
Durante il viaggio organizzato da leggere tutti due scrittori che viaggiavano con noi hanno presentato i loro libri: a quello di Bruno Gambacorta che parla di cibo non ho saputo resistere e me lo sono comprato (prima spesa) si intitola Eat parade, che è anche una trasmissione che fanno su rai2, non guardando mai la tv mi era sfuggita, in giro per la fiera esponevano molti piccoli editori con titoli interessanti e ahimè ho dato fondo al portafogli anche se poi gli sconti non erano così allettanti, il mio libraio preferito mi tratta decisamente meglio! Mi è piaciuto così tanto viaggiare con questo gruppo che quasi quasi andrò anche a Barcellona con loro per la crociera dei libri che culmina il giorno di San Giorgio, che cade il 23 aprile, dove le ramblas sono piene di banchetti di rose e di libri dato che la tradizione vuole che gli uomini regalino rose alle donne e le donne ricambiano il dono con un libro.
Ovviamente non è mancato un tour di Pisa con capatina al Palazzo Blu dove è in corso una mostra su Picasso.
lista dei libri comprati:
Eat Parade di Bruno Gambacorta
Bugiardi e innamorati di Richard Yates
Chiedi e ti sarà tolto di Sam Lipsyte
L'inconfondibile tristezza della torta di limone di Aimee Bender
Istituzioni à la Carte di Saulle Panizza ed Elettra Stradella
Il sesso tra una risata e l'altra di Claudio Marmugi
L'analfabeta di Agota Kristof
lista della cioccolata comprata:
cioccolata al gelsomino
cioccolata allo zenzero
cioccolata al peperoncino Habanero candito
cioccolata con scorzette di limone
cioccolata bianca con pistacchi
cioccolata con scorzette di arance
scorzette di arance ricoperte con cioccolata fondente
crema al cioccolato fondente e nocciola
cioccolato grezzo fondente al peperoncino (per la cioccolata calda)
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11:14 AM
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Etichette: grazie per la cioccolata, libri necessari, si viaggiare
venerdì, ottobre 07, 2011
correnti
(Lorenzo Mattotti)da La ragazza dello Sputnik di Haruki Murakami
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mercoledì, luglio 06, 2011
parole

Quando io uso una parola, - disse Humpty Dumpty in tono d'alterigia, - essa significa ciò che appunto voglio che significhi: né più né meno.
- Si tratta di sapere, - disse Alice, - se voi potete dare alle parole tanti diversi significati.
- Si tratta di sapere, - disse Humpty Dumty , - chi ha da essere il padrone... Questo è tutto.
Alice era così impacciata che non disse nulla, e dopo un minuto Umpty Dumpty ricominciò:
- Alcune di esse sono intrattabili... specialmente i verbi sono orgogliosissimi... con gli aggettivi si può fare ciò che si vuole, ma non con i verbi... Però io so maneggiarle tutte quante. Impenetrabilità! Ecco che dico!
apparentemente non c'entra niente, voglio dire trascrivo un passo di Attraverso lo specchio per parlare di un altro libro, ma mi piace questo continuo rimando ad altro che a volte capite leggendo un libro, il fatto che ti faccia venir voglia di leggere o rileggerne un altro, così è capitato con "la manomissione delle parole" di Gianrico Carofiglio, dove l'autore si è divertito, è proprio il caso di dirlo a giocare con continui rimandi e sconfinamenti nel tentativo di spiegarci quel che significano alcune parole, secondo lui, non aspettatevi quindi uno dei suoi gialli, ma un esercizio di stile che potrebbe apparire supponente ma che risulta invece molto interessante.
ovviamente questa recensione favorevole non ha niente a che fare con il fatto di aver partecipato alla presentazione del suo libro alla libreria Le storie ed averne quindi una copia da lui firmata, e nemmeno con il fatto che l'autore mi piace.
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giovedì, dicembre 16, 2010
becoming jane

Non voglio che la gente sia gradevolissima, perché ciò mi salva dal problema di piacerle molto.
Da una lettera a Cassandra scritta la vigilia di Natale del 1798
Jane Austen
Steventon, 16 dicembre 1775 – Winchester, 18 luglio 1817
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9:52 AM
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martedì, dicembre 07, 2010
lo sguardo è mio
la recensione è di mio fratello, e dato che abbiamo gusti simili e di lui mi fido ve la giro per consigliarvi questa lettura
Una passeggiata nell'interiorità maschile
“Lo sguardo è il mio”. Con questa bella frase inizia l’ultimo libro di Duccio Demetrio, L’interiorità maschile – le solitudini degli uomini (Raffaello Cortina Editore). Lo sguardo è preoccupato e descrive in prima persona alcune scene emblematiche: a partire dalla sua esperienza di relatore a congressi, dibattiti, di animatore di situazioni di apprendimento riflessivo, Demetrio racconta di come debba constatare la scarsa presenza maschile a questo tipo di proposte.
Dove sono gli uomini? Possibile che degli uomini riflessivi, poetici, pensosi dei secoli passati non sia rimasto alcun sopravvissuto che partecipi in pubblico della propria interiorità? Possibile che lo spettacolo del maschile debba essere solo istrionico? Che la malinconia e la ricerca della solitudine siano rappresentate come perdenti? Che il maschio prenda parola pubblica solo se forte, estroverso, attore su un palcoscenico, maschera del potere, compulsivo itifallico marziale? Che non si realizzi un confronto pubblico di uomini sul maschile che non abbia come obiettivo il primeggiare?
Domande che ci poniamo anche all’interno della rete Maschileplurale di cui faccio parte, forse riflettendo sul maschile in termini più politici di quelli di Demetrio. Consideriamo anche noi necessaria una qualche trasformazione dell’orizzonte del maschile, affinché essere uomini oggi possa essere un’esperienza di confronto creativo e non distruttivo o revanscista.
La prima persona singolare, nel giro di poche pagine introduttive, si fa prima rada, poi diviene plurale per poi scomparire, sostituita dalla voce impersonale del filosofo e del letterato. Una certa attività di orientamento iniziale, di definizione dei termini della questione, di inquadramento è presente e completa: le considerazioni sulla violenza maschile, la critica ai modelli egemoni, l’evidenziarsi di una necessità di ripensamento, ormai urgente. Mi trovo d’accordo e sono soddisfatto e rassicurato, sia della mia che della sua preparazione in materia. Mi lascia perplesso la scelta di nominare “maschi” gli uomini deteriorati dalla mancanza di riflessione e di profondità, esclusivamente orientati al fare e all’accumulare, e “uomini” i silenziosi, riflessivi, orientati ad un fare poetico, per i quali Demetrio suggerisce di riscoprire il valore della “nobiltà d’animo”, termine che urta la mia sensibilità post-moderna. Sono resistenze superabili e aderisco alla proposta di navigare a vista, approdare qui e là nell’arcipelago della sua cultura, senza preoccuparsi troppo di offrire una sistematizzazione teorica del maschile o di completarne l’enciclopedia.
Poi, il rimando ad una galleria di personaggi mitologici, letterari, di figure fittizie, di ritratti dipinti raccontati a voce, di invenzioni, compone una ricognizione ricca e problematica. Demetrio sembra osservare l’abbozzarsi di una possibile configurazione, trarne delle considerazioni, salpare di nuovo per altre suggestioni. Non sembrano veramente argomentazioni che si preoccupino di essere esaustive, filologiche, tassonomiche e mi sembra un pregio. Il semplice accostare la filigrana delicata di queste figure alle maschere tronfie e patetiche della mascolinità esibita nella comunicazione di massa, nella politica del burlesque e del grottesco, è già di per sé un esercizio di critica. Non c’è bisogno di diventare prolissi. La scrittura sembra essere più frutto di associazioni mentali di una mente nutrita e coltivata di letture valide e forti, di riflessività, di interrogativi, di dubbi.
Abituato come sono alla condivisione e all’autocoscienza maschile, una parte di me chiede al testo di tornare a nominare il soggetto che lo scrive, per dare veramente validità alla ricerca. Sono convinto che sia un errore proporsi di generare conoscenza e sapere sul genere, allontanandosi dal proprio racconto autobiografico e senza ribadire di essere soggetti parziali. Ma Demetrio è un filosofo colto e, come altri filosofi e altre filosofe hanno fatto, si permette di nascondersi, o di svelarsi appena appena nelle rare prime persone plurali, nelle scelte letterarie e artistiche, nell’immaginare. Se questo libro non fosse un libro, ma un manoscritto, la copia unica ed originale della trascrizione dei suoi pensieri, che girasse di mano amica in mano amica, sarebbe stato diverso. Invece è un libro, l’edizione del sé particolare che diventa generale, nelle sue tante copie stampate. E il libro mi sfugge.
Sono partito in quarta, ma mi interrompo sovente, spaesato. Sicuramente è un libro alla cui lettura nuoce la frenesia delle mie giornate piene. Arrivo ad aprirne le pagine la sera, portandomi dietro l’inerzia della mia velocità. Una frenata troppo brusca. Penso di tradirne il ritmo lento, nell’ansia di divorarlo. Mi arrabbio con me stesso: il contenuto del libro e il suo stile mi stanno alla lunga mettendo in difficoltà. Sono distratto dall’urgenza di capire il meccanismo, il disegno del libro. Alla fine del libro, sono spossato, turbato. Quando ne parlo dico “E’ un libro strano”. Chiedo aiuto alla mia rete maschile, invito al confronto e alla discussione sul testo, ma non ho ad oggi risposte articolate che mi indirizzino verso una critica più elaborata e sensata.
Non è facile per me leggere le parole di un altro uomo che parla del maschile. Su questo tema, ovviamente, ciascun uomo si sente un esperto. Possiamo affrontare da veri uomini tutte le avventure, qualsiasi luogo ignoto, ma non la vergogna del guardarci dentro, scoprirci miserelli e non accettarlo, né è facile ammettere che la maschera che ci siamo costruiti sia la parziale risposta ai nostri specifici bisogni e non un’esemplare realizzazione di un archetipo maschile, ovviamente la migliore. L’ermeneutica del testo si è attivata quindi come scorciatoia verso una sua assimilazione, disinnesco e accantonamento: competizione e senso di minaccia insieme, a difendere la mia personale teoria del maschile.
Ecco, forse è questo il problema che si può presentare ad un uomo nel leggere qualsiasi libro scritto da un altro uomo sulla mascolinità: che esso appaia presuntuoso, sia che ripeta la filastrocca tradizionale, sia che proponga ardite visioni innovative. A meno che non si sia affascinati dal maschio totalitario e si decida di seguirlo come modello, come un piccolo padre. Mi dà fastidio, forse provo invidia, per un uomo in posizione autorevole che si permette di dare un’altra versione, pur elaborata e complessa, dell’essere uomini: lo scattare del condizionamento alla competizione deprime la mia capacità di ascoltare e svela tutte le mie insicurezze.
Tutti gli uomini, mi viene da dire, stanno cercando ai giorni d’oggi di elaborare una nuova versione dell’essere maschi , anche quelli che ripetono all’ossessione, fino all’urlo proprio e altrui, la marcetta del maschio per diritto naturale dominante e conquistatore. Il mio allarme allora è nel sentire la minaccia di un pensarsi maschile più ricco e più eterogeneo di quanto io sia in grado di fare: questo mi spaventa, mi sembra di perdermi. Incomincio a pensare che lo spaesamento che provavo nella mia lettura derivi dalla molteplicità presentata nel libro, anche nel territorio di possibilità antagoniste alla mascolinità oggi egemone. La pluralità spaventa, rattrista la consapevolezza di non trovare mai un approdo, un ruolo da imparare a memoria tanto da diventare un simulacro di identità che riempia il silenzio del nostro corpo.
Demetrio indica un possibile percorso che rivolga verso la propria interiorità gli interrogativi e le insoddisfazioni, costitutive della nostra vita di uomini sempre in difetto perché incapaci di generare. Rivolgersi verso l’interno vuol dire tornare sui propri passi, soprattutto autobiograficamente. Le parole preziose dei poeti, degli uomini sensibili, ci possono aiutare a nominare il nostro paesaggio interiore e a diventare anche capaci di apprezzare il silenzio e la solitudine, prima di tutto quella del nostro corpo maschile. Mai potremo essere dimora di un’altra presenza, mai potremo sperimentare la connessione vivente e continua della propria carne con altrui carne, l’una dipendente dall’altra. Siamo stati educati a trasformare questo vuoto in una bulimia di conquiste, conferme e compensazioni esteriori. Se dirigessimo invece la nostra esplorazione all’interno di noi stessi, forse anche per noi ci sarà modo di trovare un senso alla nostra condizione maschile. E se questa ricerca la rendessimo parola condivisa, resoconto di viaggio da scambiare con altri esploratori, senza indulgenze nei confronti della tentazione di gareggiare andrologicamente, si potrebbe creare il terreno per una nuova convivenza tra uomini e con le donne.
Massimo Michele Greco
tratto da Dea donne e altri
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9:21 AM
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martedì, novembre 09, 2010
momenti di trascurabile felicità
e dato che è tempo di elenchi (avete visto ieri la prima puntata di vieni via con me???), ne faccio uno anche io dei miei momenti di trascurabile felicità, in ordine sparso:
quando Lorenzo, mio nipote, dorme nel lettone con me e nel sonno si gira e mi abbraccia
quando riesco ad avere tutta la famiglia riunita intorno ad un tavolo
quando cammino per le strade di roma al mattino presto e ci sono solo io e pochi altri
quando qualcuno si illumina e mi sorride
quando sento l'odore del mare anche se vivo in città
quando porto al parco Lucky e mi siedo su una panchina del colle oppio al sole a leggere il giornale in santa pace
quella volta che io e Claudia eravamo sedute su un muretto ad Amsterdam senza parlare e all'improvviso tutte e due abbiamo detto: questa sì che è la felicità, stare con la tua più cara amica senza far niente, senza nè figli nè compagni
quella volta che ho capito di essermi innamorata mentre ammiravo il tramonto su una spiaggia di sharm e lui era lontano e ignaro
quella volta che ho guardato i miei figli poco dopo averli partoriti e non mi capitavo fossero miei
quella volta che un uomo da poco conosciuto mi ha baciata a sorpresa
potrei continuare........
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zefirina
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martedì, agosto 03, 2010
adempimento e desideri
mercoledì pomeriggio
Kormann, mio Kormann, qui abbiamo già un tempo così piovoso e freddo, chissà come state voi, con il poco cibo e le scarse coperte. Oggi il mio cuore è così, così triste pensando a voi. Ma chissà, forse voi non c'entrate affatto, e sono piuttosto io a essere un po' depressa e impaziente perchè la tiro tanto per le lunghe. E allora come stai, mio caro? Hai gia traslocato e hai avuto molte seccature per questo?
Durante una delle nostre passeggiate attorno al campo giallo di lupini abbiamo parlato di desideri e del loro adempimento. Te ne ricordi ancora? In una lettera del mio poeta Rainer Maria Rilke c'è un passo splendido su questo tema.
Forse il tuo collega Haussmann ribadirebbe amaramente. "Non è tempo di poeti e filosofi". Io non so se abbia ragione, in ogni caso ti trascrivo quelle poche frasi, forse ti faranno piacere in un momento di calma (se mai ti succede di averne):
"Mi accade sovente di domandarmi se esista un vero rapporto fra adempimento e desideri. Certo, fintanto che il desiderio è debole, esso è simile a una metà che per diventare autonoma ha bisogno del proprio adempimento come di un'altra metà. Ma i desideri possono germinare in modo così meravigloso da diventare un tutto, pieno e intero, che non si lascia più completare e ormai si accresce, si forma e si riempe solo dall'interno. A volte si potrebbe credere che alla radice di una vita grande e intesa ci sia proprio stato un coinvolgimento in desideri eccessivi che come una molla interiore hanno riversato nella vita azione su azione, effetto su effetto; e quasi non rammentando il proprio fine originario, diventati ormai elementari come un'impetuosa cascata, si sono trasformati in azione e cordialità, in presenza e immediatezza, in lieto coraggio, a seconda degli eventi e delle circostanze che li avevano provocati."
Questo è quanto per oggi. Salutami per favore il Dr. Petzal per cui provo tanta simpatia.
Rivedo spesso il suo viso, segretamente malinconico sotto una maschera ironica. Non credo avrà la vita facile nella sua casupola sovraffollata.
Ahimè, forse la vita non sarà facile per nessuno di voi....
Vorrei tanto ritornare presto per sapere come ve la cavate.
Io credo che dalla vita si possa ricavare qualcosa di positivo in tutte le circostanze, ma che si abbia il diritto di affermarlo solo se personalmente non si sfugge alle circostanze peggiori. Spesso penso che dovremmo caricarci il nostro zaino sulle spalle e salire su un treno di deportati.
La prossima volta altra musica. Arrivederci, mio caro.
Etty
(da lettere di Etty Hillesum 1942-1943)
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giovedì, luglio 08, 2010
la fase felice
Erano ancora nella fase più felice dell'amore. Erano pieni di illusioni coraggiose nei riguardi l'uno dell'altra, illusioni tremende, per le quali la comunione con l'io pareva su un piano in cui nessun'altra relazione umana importava. Pareva ad entrambi di esserci arrivati con un'innocenza straordinaria, come se una serie di puri casi li avesse spinti ad unirsi, tanti casi che alla fine erano costretti a concludere di essere fatti l'uno per l'altra. Erano arrivati con le mani pulite, o almeno così pareva, senza alcuna concessione a una mera curiosità o un mero gusto clandestino.....credo che l'amore sia l'unica cosa che c'è o che dovrebber esserci
(Tenera è la notte, Francis Scott Fitzgerald)
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zefirina
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martedì, luglio 06, 2010
tenera è la notte
(tenera è la notte di Francis Scott Fitzgerald)
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zefirina
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11:04 AM
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