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sabato, ottobre 12, 2013

Alice Munro



Le vogliono bene e sono pronti a mostrarsi solidali, ma lei non ne vuole sapere e ci ride su, riesce a dire le cose più ciniche in modo spensierato e seducente. Racconta la propria vita sotto forma di aneddoti e, sebbene quasi tutti tendano a dimostrare che le speranze sono destinate a essere spazzate via, i sogni a essere ridicolizzati, le aspettative ad andare deluse, e la vita a cambiare in modo strampalato e inspiegabile, la gente si sente sempre più allegra dopo averla ascoltata. Dicono tutti che è un sollievo incontrare una persona che non si prende troppo sul serio, che è serena e garbata, non ha nessuna pretesa e non cede al vittimismo: vivace e premurosa, una lieta spettatrice della vita.
da Le lune di giove di Alice Munro


è solo uno dei brani che ho postato nel lontano 2008, tratto dai suoi libri che peraltro ho letto  tutti, non ricordo precisamente quando mi è nata la passione per questa scrittrice, come sempre deve avervi incuriosito un suo libro, mi è piaciuto e ho iniziato a seguirla, uno dei miei preferiti è. "Nemico, amico, amante" probabilmente anche il primo che ho letto, come diceva ieri in un articolo la Mazzucco, i suoi libri sono di una semplicità solo apparente, i suoi personaggi sono antieroi anonimi ma sono scolpiti con la precisione di un cameo, ma i suoi racconti ti prendono talmente che quando finisci di leggere un suo libro sei ancora con il fiato sospeso e non vorresti leggere nient'altro, perchè a volte sembra proprio che stia raccontando la tua di vita.

giovedì, novembre 11, 2010

non è compito mio


Questa è la storia di 4 persone chiamate OGNUNO, QUALCUNO, CIASCUNO e NESSUNO. C'era una volta un lavoro importante da fare e OGNUNO era sicuro che QUALCUNO lo avrebbe fatto. CIASCUNO avrebbe potuto farlo ma NESSUNO lo fece. Finì che CIASCUNO incolpò QUALCUNO perchè NESSUNO fece ciò che OGNUNO avrebbe potuto fare!


non vi sembra di sentire un'eco conosciuto???? a me ricorda la storia di questo nostro povero paese.

mercoledì, novembre 10, 2010

l'alfabetario


Non possiamo mai recuperare interamente quanto si è dimenticato. E questo è forse un bene. Lo schock del riavere sarebbe così distruttivo che dovremmo smettere all'istante di comprendere il nostro anelare. Così invece lo comprendiamo e e tanto meglio quanto più profondamente il dimenticato giace in noi. Come la parola perduta, che poco prima era ancora sulle nostra labbra, scioglierebbe la lingua come avvenne a Demostene, così il dimenticato ci appare carico di tutta la vista vissuta che ci promette. Forse, ciò che rende il dimenticato così carico e gravido altro non è se non la traccia di abitudini disperse nelle quali non potremmo più ritrovarci. Forse il suo mescolarsi ai pulviscoli dei nostri involucri sgretolati è il segreto grazie al quale sopravvive. Come che sia - per ognuno ci sono cose che, più di altre, svilupparono in lui abitudini durature. Grazie a esse si formarono le attitudini che contribuirono a determinare la sua esistenza. E poichè, per quel che riguarda me, esse furono il leggere e lo scrivere, nulla di ciò in cui mi imbattei nell'infanzia suscita più cocente nostalgia dell'alfabetario. Conteneva, impresse su piccole tavolette, le lettere dell'alfabeto, singolarmente in caratteri gotici che le facevano apparire più giovani e anche più leggiadre di quelle stampate. Si adagiavano esili su giaciglio inclinato, ciascuna in sé compiuta, e nella loro sequenza vincolate dalle regole dell'ordine - la parola - di cui erano sorelle. restavo ammirato per come tanta modestia potesse coniugarsi con tanta magnificenza. Era uno stato di grazia. E la mia destra, che reverente cercava di conquistarlo, non riusciva nell'intento. Doveva restare fuori come il guardiano incaricato di lasciar passare gli eletti. Così il suo rapporto con le lettere fu pieno di rinunce. La nostalgia che risveglia in me, mostra quanto l'alfabetario sia stato tutt'uno con la mia infanzia. Ciò che in realtà cerco in esso è l'infanzia, come si collocava nel gesto con il quale la mano inseriva le lettere nel listello in cui dovevano allinearsi a formare parole. La mano può ancora sognare quel gesto, ma non può mai più risvegliarsi per eseguirlo davvero. Allo stesso modo posso sognare come una volta imparai a camminare. Ma non mi serve a niente. Adesso so camminare; non posso più imparare a farlo.


da Infanzia Berlinese di Walter Benjamin

venerdì, ottobre 23, 2009

racconti


sembrava una passione da film, per i primi mesi e ancora per tanto tanto tempo era stato uno spettacolo pirotecnico, un'esplosione di entusiamo e di vitalità, vitalità che ambedue avevano a lungo represso nelle vite precedenti, sembrava proprio che non riuscissero a stare troppo tempo senza vedersi, ogni scusa era buona per correre l'uno dall'altra, lei era felice per via di quell'uomo che riusciva sempre a sorprenderla sia sul piano emotivo che su quello fisico, le sembrava di sentirsi veramente donna solo quando era tra le sue braccia, quell'uomo le faceva provare sensazioni che non ricordava quasi più, e non da ultimo quando era con lui si sentiva a casa, al sicuro.

Ma quante persone sono in grado di reggere tutta quella passione e tutto quell'amore, direi non molte e infatti la storia finì, non fu facile superare il trauma della rottura, ma inspiegabilmente accadde, forse perchè ci fu rottura ma non separazione definitiva, quella non l'avrebbe retta nessuno dei due, e infatti ancora si parlano, si confidano, non sono amici, non lo sono mai stati, sono due persone che hanno condiviso molto e molto ancora condividono e che non possono stare senza saper l'uno dell'altro, si raccontano solo le storielle e gli incontri senza importanza, di tutto il resto tacciono per una sorta di pudore, ma poi c'è un tutto il resto?????

a volte sembra loro che sia tutto un film già visto, anche se ci sono film che rivedono sempre volentieri, però è come se mancasse l'effetto sorpresa, effetto a cui non sanno rinunciare.


non sono mai stata più me stessa di quando ero tra le braccia di quell'uomo

(Amy Hempel - Ragioni per vivere)

giovedì, febbraio 26, 2009

raccontami di te


"Ognuno di noi ha una storia del proprio vissuto, un racconto interiore, la cui continuità il cui senso è la nostra vita. Si potrebbe dire che ognuno di noi costruisce e vive un racconto, e che questo racconto è noi stessi, la nostra identità.Per essere noi stessi, dobbiamo avere noi stessi, possedere se necessario ripossedere, la storia del nostro vissuto. Dobbiamo ripetere noi stessi, nel senso etimologico del termine, rievocare il dramma interiore, il racconto di noi stessi. L'uomo ha bisogno di questo racconto, di un racconto interiore continuo, per conservare la sua identità, il suo sé".
(O. Sacks, L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello)

cosa

Mi piace raccontarti sempre quello che mi succede, le mie parole diventano nelle tue mani forme nuove colorate, note profonde mai ascoltate di una musica sempre più dolce o il suono di una sirena perduta e lontana


martedì, novembre 18, 2008

il caffè del signor Proust

stasera porterò Andrea a vedere questo spettacolo, anni e anni fa l'avevo visto con Valentina e ci era piaciuto moltissimo, è tratto da un libro "Monsieur Proust" di Celeste Albaret che fu la sua governante.
La signora Celeste, governante e angelo custode dello scrittore, racconta le sue memorie mentre prepara il caffè secondo un vecchio rito, alla maniera di Proust. La governante ci porterà in giro per la casa di Proust iniziando dal vestibolo per passare poi in cucina, raccontandoci tanti anedotti della vita dello scrittore e persino qualche sua piccola mania il tutto fra una tazzina di caffè e una madaleinette, il suo dolcetto preferito, (offerti sul serio al pubblico che segue lo spettacolo) .

lunedì, luglio 28, 2008

una storia da leggere

Vidi le radici. Le mani tese che mi chiamavano. E la forza di quell'ordine mi attirò irresistibilmente. Penetrai nell'albero e lo percorsi come una lunga carezza di linfa e di vita, un dischiudersi di petali, un tremito di foglie. Sentii il ruvido involucro, la delicata architettura dei rami e mi allungai nei meandri vegetali di questa nuova pelle, mi stiracchiai dopo tanto tempo, sciolsi le mie chiome e mi affacciai verso il cielo azzurro attraversato da nuvole bianche per ascoltare gli uccelli che continuavano a cantare come prima.


Ah! Molto presto, però mi sono distratta con la luna. Era sorta lontano. Appariva grande e gialla, un frutto maturo che si innalzava nel firmamento, diventando più chiara man mano che saliva, fino a brillare bianca nel punto più alto del cielo. E le stelle, ancora, e il loro mistero. La notte è sempre stata per me il tempo della magia. Veedrla ancora dopo tanti cicli (quanti, mi chiedo) mi è bastato per liberarmi della tristezza che cominciavo a sentire per tutti i "mai più" che mi aspettavano. Dovrei ringraziare gli dei per essere di nuovo emersa a respirare attraverso questi rami, in questo ampio vestito verde che hanno dato per ritornare.
....................
Era quasi una maledizione, pensò, quell'attaccamento in amore. E così femminile. Come faranno gli uomini, si chiese, a rimuovere quelle preoccupazioni dalla loro vita quotidiana. Anche solo a non perdere la concentrazione, a non sentirsi mancare la terra sotto i piedi quando gli affetti andavano male. Sembravano avere la capacità di suddividere in compartimenti la loro vita intima, di racchiuderla entro solidi argini, inalterabili, che impedivano la contaminazione con gli altri settori dell'esistenza. Per le donne, invece, l'amore sembrava essere l'asse del sistema solare. Una deviazione e si scatenava il disgelo, l'inondazione, la tempesta, il caos.
da La donna abitata di Gioconda Belli

lunedì, luglio 02, 2007

er cavaliere nero

invece ci sono momenti che ti senti tanto cavaliere nero, perchè è di nuovo lunedì:



http://it.youtube.com/watch?v=jIhIfMA9u0w

giovedì, aprile 05, 2007

l'Uomo Smascherato



c'era una volta un tipo che se ne andava in giro indossando degli orrendi mutandoni e una maschera sul volto, ora a vederlo così poteva sembrare un po' ridicolo, ma sapete come sono le donzelle a volte si innamorano solo di quello che vedono, der fisico per così dire (userò l'accento romanesco più spiccato per rendere più incisivo certe parti del racconto) e quello che si intuiva sotto quella tutina mmmmmmmm così aderente non sembrava poi malaccio, tutti quei bei muscoli in mostra, sempre a volte a una a caso, (ma confessiamocelo a molte una volta nella vita) le va di stare con uomini meno cervellotici di quelli che incontra sempre, uomini semplici del tipo aho qui alle 10 se ....... chi c'è c'è!!!, uomini per i quali il nero è nero, il bianco è bianco e il grigio non esiste...... Infatti non è che il tipo in questione sembrasse dotato di un cervello altrettanto smisurato (ehi non cominciate a pensare male!!!) e quindi l'uomo in mutande e la donzella svagata (faceva finta sia chiaro) cominciarono a frequentarsi, certo era un problema perchè lui quella maledetta maschera non se la toglieva mai, e insisto mai, il costume si.... anche perchè altrimenti sarebbe stato un po' impraticabile il "consumare" quella passione travolgente. C'è da dire che sotto al costume il tipo appariva un po' meno muscoloso e un po' meno imponente (aridje vi ho visto che sghignazzavate), evidentemente il sarto o la sarta erano stati abili a gonfiare certi punti strategici (i muscoli intendo!!! quelli del petto e delle gambe, perfidi che non siete altro) però la pulzella era così presa che a lei lui sembrava per l'appunto un superoe, è proprio vero che l'amore è cieco e in questa specifico caso lo era di brutto, brutto, brutto. Il nostro eroe poi aveva rivelato della qualità insospettabili: amava leggere quasi quanto lei, amava andar per mostre, la portava al cinema, la portava in giro (questo in tutti sensi come lei poi scopri in seguito). Fu giocoforza per lei innamorarsene perduta-mente... folle-mente.... tremenda-mente, in effetti quel suffisso le avrebbe dovuto far aprire gli occhi: mente mente mente.... e invece niente era de coccio, si sa che le favole quelle belle non durano a lungo, un bel giorno che faceva tanto ma tanto caldo lui decise di togliersi la maschera e anche il costume e finalmente lei lo vide per quello che effettivamente era: un uomo che recitava una parte, che mentiva anche a se stesso, uno di quegli uomini che senza maschera e senza corazza non sono .... quello che dicono di essere.
E a lei non restò altro che prenderne atto, leccarsi le ferite e ... continuare a vivere, e a sorridere nonostante tutto, perchè lei si che lo sapeva chi era: una donna con un'anima bella e luminosa che non avrebbe permesso a nessuno di spegnere, tanto meno a quell'uomo finalmente smascherato.

questa è una favola scritta su ordinazione della mia amica Simona, è solo la prima parte, la seconda seguirà presto

mercoledì, marzo 28, 2007

trucchi e inganni

E' compito delle donne far sì che la famiglia non scenda di livello. Gli uomini non sono abbastanza forti. Sta alle donne badare che non escano dal seminato, che non lascino il solco degli avi. L'ho imparato da mia nonna, la quale mi insegnò che la mia sola presenza doveva essere un monito, che quando entravo in una stanza le mani degli uomini dovevano correre inconsciamente alla patta dei calzoni, per assicurarsi di averla abbottonata per bene. Avevo circa sette anni......
Le insegnavo alcuni stratagemmi che nella vita possono sempre tornare utili, per esempio come passare per stupide. Se non si è oche di natura, per apparirlo sono necessari inventiva ed esercizio. Un espediente che funziona a meraviglia è incrociare leggerissimamente gli occhi, in modo che si noti appena. Le mostravo anche alcune tecniche per far capire chi comanda: fissare la bocca dello stomaco di una persona, per esempio, di solito la mette in soggezione. E poi le spiegavo la cosa più importante: come rimanere seria anche quando avrebbe voluto ridere. Bisogna rilassare completamente il volto, a cominciare dalla bocca e proseguendo verso l'alto: rilassare, tutto qui. La rilassatezza esprime decoro, ed è buffo come il proprio stato d'animo ubbidisca in fretta alla faccia.

da La nonna vuota il sacco di Irene Dische

Dovreste leggerlo, è un libro che riesce a raccontare la tragedia degli ebrei con una leggerezza che può suonare assurda e anche se a prima vista potrebbe sembrare che la "nonna" sia sfacciatamente piena di pregiudizi e di preconcetti, non è così, e quel tipo di persona che ti fa solo sorridere, sempre che tu riesca a cogliere l'ironia nascosta nelle pieghe del racconto.

A voi gentili signore riesce quando entrate in una stanza di scatenare il controllo della cerniera???? e riuscite a non ridere quando non potete o dovete??? a me proprio no!! di solito è la mia faccia ad ubbidire al mio stato d'animo e non il contrario, ahimè, il che mi ha provocato e mi provoca guai in continuazione....... non ci sono più le nonne e le donne di una volta!!!!