mercoledì, novembre 10, 2010

l'alfabetario


Non possiamo mai recuperare interamente quanto si è dimenticato. E questo è forse un bene. Lo schock del riavere sarebbe così distruttivo che dovremmo smettere all'istante di comprendere il nostro anelare. Così invece lo comprendiamo e e tanto meglio quanto più profondamente il dimenticato giace in noi. Come la parola perduta, che poco prima era ancora sulle nostra labbra, scioglierebbe la lingua come avvenne a Demostene, così il dimenticato ci appare carico di tutta la vista vissuta che ci promette. Forse, ciò che rende il dimenticato così carico e gravido altro non è se non la traccia di abitudini disperse nelle quali non potremmo più ritrovarci. Forse il suo mescolarsi ai pulviscoli dei nostri involucri sgretolati è il segreto grazie al quale sopravvive. Come che sia - per ognuno ci sono cose che, più di altre, svilupparono in lui abitudini durature. Grazie a esse si formarono le attitudini che contribuirono a determinare la sua esistenza. E poichè, per quel che riguarda me, esse furono il leggere e lo scrivere, nulla di ciò in cui mi imbattei nell'infanzia suscita più cocente nostalgia dell'alfabetario. Conteneva, impresse su piccole tavolette, le lettere dell'alfabeto, singolarmente in caratteri gotici che le facevano apparire più giovani e anche più leggiadre di quelle stampate. Si adagiavano esili su giaciglio inclinato, ciascuna in sé compiuta, e nella loro sequenza vincolate dalle regole dell'ordine - la parola - di cui erano sorelle. restavo ammirato per come tanta modestia potesse coniugarsi con tanta magnificenza. Era uno stato di grazia. E la mia destra, che reverente cercava di conquistarlo, non riusciva nell'intento. Doveva restare fuori come il guardiano incaricato di lasciar passare gli eletti. Così il suo rapporto con le lettere fu pieno di rinunce. La nostalgia che risveglia in me, mostra quanto l'alfabetario sia stato tutt'uno con la mia infanzia. Ciò che in realtà cerco in esso è l'infanzia, come si collocava nel gesto con il quale la mano inseriva le lettere nel listello in cui dovevano allinearsi a formare parole. La mano può ancora sognare quel gesto, ma non può mai più risvegliarsi per eseguirlo davvero. Allo stesso modo posso sognare come una volta imparai a camminare. Ma non mi serve a niente. Adesso so camminare; non posso più imparare a farlo.


da Infanzia Berlinese di Walter Benjamin

7 commenti:

Alberto ha detto...

"La mano può ancora sognare quel gesto, ma non può mai più risvegliarsi per eseguirlo davvero."
Ed è per questo che quello che fa il mio amico nel comporre a mano le poesie e poi stamparle al giorno d'oggi sembra quasi una magia.

zefirina ha detto...

eh già per fortuna che c'è ancora chi ci fa sognare

il monticiano ha detto...

Sarebbe bello poter imparare ancora
qualcosa.

Adriano Maini ha detto...

L'animo del fanciullo ... che bella cosa!

Anonimo ha detto...

magnifique outil pedagogique et visuel qui est la base de notre grammaire

Marina Salomone ha detto...

com'è bello questo modo di raccontare!!! ciò che dice è vero ma in realtà amiamo la nostalgia del periodo in cui abbiamo imparato qualcosa. Mentre la impariamo, invece, insieme al piacere c'è una componente di fatica che non ce lo fa percepire come un atto così poetico!

Giovanni Greco ha detto...

Bel modo di raccontare...
Complimenti!