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giovedì, aprile 16, 2020

immagina


Non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo... salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l'onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l'unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l'ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. E' lì che salta tutto, non c'è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che tu non puoi nemmeno immaginare.




Alessandro Baricco - Oceano mare

lunedì, aprile 29, 2013

lettrici

(Renoir)


sono una lettrice ossessiva compulsiva che va a periodi, a volte leggo 10 libri in una settimana, poi niente più per un mese, anche se prima di andare a letto non importa a che ora devo sempre leggere qualche riga per addormentarmi, come se la mia testa volesse un segnale conclusivo della giornata ma riconoscesse solo questo. Stranamente ora che avrei più tempo per leggere non riesco a mettermi su una poltrona e rilassarmi per farlo, come se prima me lo meritassi perchè lavoravo ed ora invece il puro ozio mi sia negato, un pensiero stupido perchè comunque non è che io poi stia proprio con le mani in mano. Tra parentesi inizio a capire le "casalinghe disperate", io non avrei mai potuto farlo, sia perchè ho avuto una madre lavoratrice, sia perchè i lavori di casa non è che mi gustino poi così tanto, ovviamente ora mi tocca occuparmene di più, sarebbe una spreco di soldi delegarli a qualcuno altro, anche se un aiuto una volta a settimana ce l'ho, non è il caso che io mandi in giro i figli con le camicie stirate da me....sono totalmente negata! comunque il lavoro delle casalinghe è totalmente bistrattato e sottavalutato ed è una fonte continua di stress che non da' la minima soddisfazione, provare per credere!

Tornando ai libri sto facendo una considerazione: o io sono una lettrice con la puzza sotto il naso, o devo avere letto troppi libri in vita mia, leggo da quando...ho iniziato a leggere, nel senso che leggo da quando sono riuscita a decifrare la scrittura, non ho mai voluto che qualcuno leggesse per me a voce altra, mi distrae il suono della voce, ho sempre preferito, anche da piccola, leggere da sola, in santa pace, il mio modo di evadere o di rintanarmi con me stessa, tutto questo per dire che ahimè molti dei libri di scrittori contemporanei, pur tanto acclamati, mi fanno letteralmente...schifo! li trovo banali, scontati, a volte persino scritti mali, o al contrario troppo leccati e confezionati appositamente per intortare l'incauto lettore. Le recensioni poi sono delle vere proprie mazzette pagate a colleghi compiacenti che non si vergognano di vendersi l'anima probabilmente per pagarsi il mutuo, anche su questi socialnetwork letterari tipo anobii continuo a leggere recensioni osannanti, possibile che tutti i libri piacciano a tutti??? io non ci credo, e comunque perchè criticare chi invece si dissocia dal coro? io non voglio mica convincere nessuno, scrivo la mia opinione e gli altri sono liberi di fidarsi o meno, di solito chi ha più o meno i miei gusti, ci si ritrova.

domenica, marzo 25, 2012

antonio tabucchi


sono arrivata a lui dopo aver visto un film: Notturno indiano, tratto da un suo omonimo libro, la visione di quel film ha scatenato come un sasso in uno stagno tutta una seria di cerchi concentrici che mi ha portato a conoscere Pessoa ed a innamorarmi di Lisbona, e Tabucchi non l'ho più abbandonato, oggi è come se avessi perso un amico.

martedì, marzo 06, 2012

seta


Era d'altronde uno di quegli uomini che amano assistere alla propria vita, ritendendo impropria qualsiasi ambizione a viverla.

A ciascuno, Baldabiou aveva svelato, senza problemi, i segreti del mestiere. Questo lo divertiva molto più che fare soldi a palate. Insegnare. E avere segreti da raccontare. Era un uomo fatto così.

Quella ragazzina continuava a fissarlo, con una violenza che strappava a ogni sua parola l'obbligo di suonare memorabile.

- Forse è che la vita, alle volte, ti gira in un modo che non c'è proprio niente da dire.
Disse.
-Più niente per sempre.

E dopo un po’:
- E’ uno strano dolore.
Piano.
- Morire di nostalgia per qualcosa che non vivrai mai.

- Una volta ho conosciuto uno che si era fatto costruire una ferrovia tutta per lui.
Disse.
- E il bello è che se l'era fatta fare tutta dritta, centinaia di chilometri senza una curva. C'era anche un perchè, ma non me lo ricordo. Non si ricordano mai perchè. Comunque: addio.


Questo non è un romanzo. E neppure un racconto. Questa è una storia....
si potrebbe dire che è una storia d'amore. Ma se fosse soltanto quello, non sarebbe valsa la pena di raccontarla. Ci sono di mezzo dei desideri, e dei dolori, che sa benissimo cosa sono, ma un nome vero non ce l'hai. E comunque non è amore. (Questa è una cosa antica. Quando non hai un nome per dire le cose, allora usi delle storie. Funziona così. Da secoli.)
Tutte le storie hanno una loro musica. Questa ha una musica bianca. E' importante dirlo perchè la musica bianca è una musica strana, a volte ti sconcerta: si suona piano e si balla adagio.

da Seta di Alessandro Baricco

ho riletto questo libro per un'intervista che ci doveva fare uno psicanalista, eravamo sei donne, incredibile come ognuna ha notato un dettaglio diverso, ma nessuna quello che secondo l'unico uomo era importante e anche quando lui ci ha dato la sua interpretazione di quel dettaglio a noi non è parso assolutamente importante e non ha cambiato i nostri punti di vista rispetto alla storia e rispetto ai protagonisti, le donne sono meno puritane di quanto si creda e sono certamente molto più duttili e adattabili alle situazioni.

e pensare che Baricco ci piace ma lo troviame tutte un po' supponente e narcisista.






sabato, maggio 07, 2011

piccoli piaceri sparsi

(Jack Vettriano)


.......
il nulla lo si vede guardando in su
accorgendosi, sconvolti, che davvero siamo minuscoli;
tu diresti che sì, lo siamo, ma non bisogna esagerare per
compensare,
accontentiamoci di posti piccoli, vicini, di racconti brevi
e non di saghe; gioiamo di battute private,
di espressioni intraducibili,
di riferimenti che solo due o tre colgono,
ma che parlano con tanta eloquenza dei posti piccoli
e della compagnia di quelli che conosci così bene
i cui modi di dire e il cui umore ti sono familiari
quanto il tempo, loro significano tutto,
sono il mondo, e contano quanto il mondo intero.


da Semiotica, pub e altri piaceri di Alexander McCall Smith

sabato, settembre 11, 2010

ovunque io sia


....un dolore che ad un certo punto smette di far male, ma che comunque vadano le cose c'è e ci sarà sempre stato.


(Ovunque io sia di Romana Petri )

un romanzo incentrato sulle figure femminili, ognuna di essa ha una caratteristica ma fondamentalmente sono tutte madri, persino quelle che non hanno partorito, gli uomini sono solo figure di contorno non molto positive, a parte Vasco che però è solo un figlio e raccontato da un punto di vista materno, le uniche che non tradiscono mai le loro convinzioni sono le donne personaggi centrali e forti di questo romanzo.

Non è di facile lettura ma piano piano ci si appassiona e Lisbona è ovunque.



venerdì, agosto 06, 2010

marchette


mi capita sempre più spesso di leggere libri che avevo comprato invogliata da recensioni "illustri" e di rimanerne immancabilmente tradita, allora mi convinco sempre di più che evidentemente il vecchio detto cane non morde cane valga anche per gli scrittori, per taluni ovviamente, e che alcuni debbano pagare il dazio di recensire favorevolmente colleghi solo per compiacere la loro casa editrice, per non parlar poi di quelli che vincono i premi strega ne avessi trovato uno di mio gusto!
Poi mi dico che forse sono io ad essere un po' troppo snob, o forse più semplicemente il fatto di essere una lettrice accanita fin da quando ho cominciato a leggere, sembra un gioco di parole ma non è così, leggo da quando ho 5 anni tutto quello che mi capita a tiro e talvolta quando ero più piccola mi sono capitati tra le mani libri che forse non erano adatti alla mia età, ma per fortuna i miei non hanno mai censurato le mie letture, tutti libri, i tanti libri che circolavano per casa li potevamo leggere. Dicevo il fatto di essere una lettrice accanita mi rende più critica nei confronti di certe letture.

martedì, luglio 20, 2010

ricordi


(foto di francesco baldi)

Qualche candela più consumata va spegnendosi piano piano. Tra poco questo alito di luce cesserà insieme alla mia capacità di tenere gli occhi aperti. Allora mi rannicchierò davanti alla finestra spalancata sulla notte senza luna, e cercherò di scacciare i fantasmi della vecchia esistenza soppiantandoli con le ipotesi su ciò che sarò, confido nel tempo, che sa lenire le ferite e cancellarle, ma il tempo non ha questo potere sui ricordi. Contro i ricordi dovrò agire da sola, guerriero dalla lancia spuntata che prova ad andare avanti a testa alta.

(da La libraia di Orvieto di Valentina Pattavina)

lunedì, giugno 21, 2010

ancora del viaggiare


perchè la letteratura deve essere un viaggio da cui non si ritorna gli stessi di quando si è partiti



ho letto tre libri di questo scrittore, Bjorn Larsson, che non ama l'etichetta di scrittore svedese, per la verità non ama nessun tipo di etichetta e lo si intuisce leggendo il suo "Bisogno di libertà", un libro autobiografico, il racconto di un viaggiatore che per molto tempo ha fatto del mare e di una barca a vela la sua casa.
Sono tre libri assai diversi tra loro: gusterete "la vera storia del pirata John Long Silver" se vi piacciono le storie di pirati e di mare, se avete amato Salgari, Stevenson e Defoe; vi piacerà "Il porto dei destini incrociati" se amate i venditori ambulanti di sogni e il protagonista Marcel marinaio con la pelle bianca e gli occhi a mandorla che ha un sorriso che ammalia e fa letteramente smuovere e muovere quattro persone a cui bene o male cambierà la vita, è uno di quelli, nel libro ci sono vite che si intrecciano, storie che vengono raccontate per non dimenticare chi è passato nella nostra vita, perchè "la vita sono le tracce che lasciamo mentre siamo vivi", ci sono i sogni e i bisogni, ci sono giorni, sull'Atlantico, senza una nuvola all'orizzonte, in cui il mare e il cielo erano dello stesso azzurro profondo.

sabato, giugno 05, 2010

sofferenza


"La morte non è qualcosa di opposto ma di intrinseco alla vita".
Che questo fosse vero era fuori di dubbio. Nel momento stesso in cui viviamo, cresciamo in noi la morte. Ma questa era solo una parte della verità che dobbiamo imparare. Era stata la morte di Naoko a insegnarmelo. Per quanto uno possa raggiungere la verità, niente può lenire la sofferenza di perdere una persona amata. Non c'è verità, sincerità, forza, dolcezza che ci possa guarire da una sofferenza del genere. L'unica cosa che possiamo fare è superare la sofferenza attraverso la sofferenza, possibilmente cercando di trarne qualche insegnamento, pur sapendo che questo insegnamento non ci sarà di nessun aiuto la prossima volta che la sofferenza ci colpirà all'improvviso.

da Norwegian wood di Murakami Haruki

martedì, maggio 11, 2010

night and day



Sei solo. Impari a camminare da uomo solo, ad andare a zonzo, a tirar tardi, a vedere senza guardare e a guardare senza vedere. Impari la trasparenza, l'immobilità, l'inesistenza. Impari a essere un'ombra e a guardare gli uomini come se fossere pietre. Impari a restare seduto, a restare coricato, a restare in piedi.
..........................

L'indifferenza non ha inizio nè fine: è uno stato immutabile, un peso, un'inerzia che nulla potrebbe far vacillare. Forse ancora pervengono ai tuoi centri nervosi messaggi dal mondo esterno, però nessuno genere di risposta globale, tale da coinvolgere la totalità dell'organismo, sembra potersi elaborare. Permangono solo i riflessi elementari: quando il semaforo è rosso non attraversi ..(...omissis) L'indifferenza dissolve il linguaggio, imbroglia i segni. Sei paziente e non aspetti, sei libero e non scegli, sei disponibile e niente ti mobilita. Non chiedi niente, non esigi niente, non imponi niente. Senti senza mai ascoltare, vedi senza mai guardare.....

Non spezzerai il cerchio magico della tua solitudine. Sei solo e non conosci nessuno; non conosci nessuno e sei solo. Vedi gli altri accalcarsi, stringersi, proteggersi, abbracciarsi. Tu invece, lo sguardo vitreo, non sei che un fantasma trasparente, un cinereo lebbroso, una sagoma già restituita alla polvere, un posto occupato cui nessuno si avvicina. Ti sforzi di sperare in incontri imprevisti.

L'infelicità non ti è piombata addosso di colpo, non si è abbattuta su di te all'improvviso; si è piuttosto infiltrata, insinuata lentamente, quasi soavemente. Ha impregnato minuziosamente la tua vista, i tuoi gesti, le tue ore e la tua stanza, come una verità a lungo camuffata, come un'evidenza negata; tenace e paziente, tenue, accanita,.....

Hai smesso di parlare, e solo il silenzio ti ha risposto. Ma tutte quelle parole, lemigliaia milioni di parole che ti si sono bloccate in gola, le parole slegate, le urla di gioia, le parole amorose, le risa idiote, quand'è che le ritroverai?

da Un uomo che dorme di Georges Perec

mercoledì, maggio 05, 2010

via dalla pazza folla


Batsceba amò Troy nel modo in cui amano soltanto donne indipendenti, quando abbandonano la propria indipendenza. Quando una donna forte getta via temerariamente la propria forza, è peggiore di una donna debole che non abbia mai avuto forza da gettar via.


Uno dei casi in cui ho comprato il libro dopo aver visto un film che mi era molto piaciuto, ho questa vecchia edizione e a rileggerla ora ci sono molti termini che definire obsoleti è poco, e ho anche paura che la traduzione non renda giustizia al libro, nonostante questo la lettura è appassionante, la figura contraddittoria di Batsceba è assolutamente reale, vera, una donna che potremmo definire forte ma anche lei è una di quelle che fa solo quello che deve fare, e se sbaglia è la prima ad ammetterlo, qualche volta forse pecca di leggerezza ma semplicemente perchè non ha ancora imparato le regole del gioco.

L'ho riletto ora e come sempre mi ha emozionato, ho pianto, ho sorriso, mi sono immedesimata nella protagonista e ho tifato per Gabriel.

lunedì, aprile 26, 2010

niente di ciò che è si perde

mi ha incuriosito questo libro perchè mi ha ricordo un bellissimo weekend passato sulla costiera amalfitana in questa romantica locanda, dove ogni stanza ha il nome di una janara, la nostra era quella della zucculara, (l'Ecate della religione greca e romana), il proprietario, un ragazzo gentilissimo ci ha raccontato le storia delle janare, meglio conosciute come le streghe di benevento e così oi sono andata a cercarmi tutti i miti e le leggende a loro legate, quindi come potevo resistere ad un simile titolo???

Adelina fa solo quello che va fatto, e se anche prova a ribellarsi in un primo momento alla sua natura, al suo destino di ianara, è per amore che alla fine lo asseconda e se ne serve per raggiungere il suo scopo.Un libro che sembra una favola noir dove ci sono l'Irpinia, le superstizioni, la religione e i riti pagani, e loro le ianare, donne che vivevano al margine della società, ma alle quali la gente del paese ricorreva per avere quell'aiuto che sarebbe stato impensabile chiedere ad altri. Donne che possedevano quelle conoscenze ancestrali e la saggezza necessaria per alleviare i dolori altrui.

Niente di ciò che è si perde. Uomini, donne, fiori, animali, piante: ogni cosa conserva la traccia della propria esistenza anche quando non esiste più.
Glielo hanno insegnato sua madre e sua nonna in un tempo remoto sprofondato in un pozzo.


More about La ianara

Adelina ha un destino segnato: diventerà ianara, come sua madre, come sua nonna. Al pari di loro, potrà attraversare ogni porta, anche quella che separa la vita dalla morte. E sarà dannata. Vivrà in una capanna sui monti dell'Irpinia - una terra nel dopoguerra non ancora toccata da quel che avviene altrove, in un'Italia apparentemente remota - come una bestia selvatica; gli uomini e le donne verranno a supplicarla di aiutarli quando avranno bisogno di curarsi, di vendicarsi, o di liberarsi di un figlio non voluto - e la schiveranno come la peste se oserà avvicinarsi al paese. Per sfuggire a tale destino Adelina si incamminerà da sola per boschi e per montagne, finché non giungerà in vista di un grande e magnifico palazzo, proprietà di un Conte: vi entrerà come l'ultima delle sguattere e - sorta di funebre, allucinata Jane Eyre, schiava amorevole e possessiva fino al delitto - servirà e accudirà il padrone con assoluta, cieca fedeltà. Gli rimarrà accanto anche quando il palazzo sarà ridotto a una splendida rovina, quando più nessuno ci metterà piede per paura della maledizione che lo ha colpito dopo i tragici eventi di cui è stato teatro: il misterioso omicidio del figlio del Conte, l'orrendo suicidio della temibile Signora, la scomparsa della piccola Lisetta a cui il Conte era legato da un torbido affetto - e lei, Adelina, sarà rimasta la sola ad aggirarsi silenziosa nelle immense sale vuote.
Con una lingua asciutta, potente, evocativa, Licia Giaquinto ci trascina in una trama fitta di storie e di magia, dove animali, uomini, cose si fondono e si trasformano di continuo. Così come è destinato a trasformarsi, di fronte a una minacciosa «modernità», quel mondo arcaico che ci si squaderna davanti, e che ha anch'esso un destino segnato: quello di scomparire, per essere evocato solo da chi ancora ce lo sa raccontare.

mercoledì, marzo 24, 2010

il ladro di anime


Questo libro l'avevo comprato prima dell'estate, ma l'avevo prestato a Valentina che se l'era portato in Olanda e ora che sono qui ad Amsterdam me lo sono letto, è un libro veramente avvincente che ti mette addosso quella giusta dose di ansia che solo i fan di thriller o meglio di psychothriller apprezzano, la storia è scritta con un ritmo intenso, veloce che toglie il respiro, anche i giallisti più scafati non riescono subito ad intuire chi siano i buoni e i cattivi, perchè ogni cosa appare in un modo e nel suo esatto contrario, gli indovinelli sparsi nel libro stuzzicano la curiosità del più appassionato enigmista e l'idea del post-it attaccato nelle ultime pagine, non vi dirò quale altrimenti l'effetto sorpresa si perde, (io pensavo fosse di Valentina e l'avevo pure messo da parte), è spettacolare: su quella pagina, in ognuna delle migliaia di copie, troverete attaccato un post-it cinque centimetri per quattro, con sopra riportato un indirizzo e-mail, scrivendo al quale si ottiene la parola d’ordine per entrare in un sito dove Fitzek e una squadra di informatici hanno allestito una clinica della morte virtuale. E lì la sfida al killer, tra nuove paure e indovinelli sempre più difficili, continua. Anche il sito italiano de il ladro di anime contiene alcuni enigmi che anticipano le atmosfere del libro.

Ultima considerazione che potrebbe sembrare un po' razzista: ho pensato sin dalle prime pagine che questo libro lo avrebbe potuto scrivere solo un tedesco.

martedì, marzo 23, 2010

mi son stufa

(Jack Vettriano)

il brano trascritto è al femminile ma si può tranquillamente volgere al maschile


Ero stufo delle donne problematiche. Ero stufo delle ragazze che non volevano crescere, di quelle che non sapevano impegnarsi in niente. Ero stufo delle donne impaurite, delle donne trattenute; di quelle che avevano scelto il risparmio di sé come unica via d'uscita. Ero stufo di quelle che volevano stare sole e basta, di quelle che ancora vivevano i postumi di una brutta storia con qualcuno che non le meritava e che le aveva fatte soffrire, rese caute. Ero stufo di quelle che chiedevano conferme, protezione, dedizione totale. Ero stufo di quelle che volevano guarirmi da me, dal mio bisogno ciclico di farmi male. Ero stufo dei rapporti di coppia, delle alchimie, delle sensazioni, delle difficoltà di comunicazione. Ero stufo di giocare all'amore; ero stufo di quelle che prendevano tutto seriamente. Ero stufo di quelle che prendevano tutto seriamente. Ero stufo di quelle che usavano i proprio dolori come scudo per tenere lontane le persone da sé. Ero stufo di quelle che dicevano una cosa e ne facevano un'altra, di quelle per le quali non ero arrivato al momento giusto, di quelle che preferivano non amare per non rischiare di soffrire ancora. Di quelle che in amore preferivano darsi vinte, di quelle che avevano bisogno di essere trattate male, di quelle che volevano essere libere ma poi non si lasciavano andare. Ero stufo marcio di quelle che usavano scelte troppo decise per simulare carattere e per dimostrare di essere la donna che sognavano di essere. Ero stanco di provare a capirle quando loro non provavano a capire me.

(da la teorema del devastore di Lorenzo Moneta)

in sottofondo la colonna sonora di radiofreccia, dalla finestra il canale illuminato dal sole, finalmente, le oche passeggiano sulla riva, ancora in Amsterdam

giovedì, marzo 04, 2010

la pietra paziente


C'è un altro modo di dire persiano, la "pietra paziente", che si usa spesso in momenti di difficoltà e smarrimento. Se un uomo riversa tutti i suoi problemi e i suoi guai sulla pietra, questa l'ascolterà, ne assorbirà tutti i dolori e i segreti, e allevierà la sua pena. A volte però la pietra non riesce a sopportare più il suo peso e si spacca.

(Leggere lolita a Teheran di Azar Nafisi)

leggendo questo passo oltre a pensare che quasi quasi mi metto a cercare questa pietra qui, mi è tornato in mente questo bel libro di Atiq Rahimi, Pietra di pazienza

Sono ingabbiata in questo angolo Piena di malinconia e di tristezza. Le mie ali sono chiuse e io non posso volare...

è in memoria di Nadia Anjuman Herawi, una giovanissima poetessa afgana, morta nel 2005 ad Herat, a soli 25 anni, per le percosse subite da parte del marito, che Rahimi ha scritto questo libro, e il libro ha il ritmo di una poesia, di una poesia di Prevert, ho pensato leggendo le prime pagine, forse suggestionata dal fatto che sapevo che l'autore l'ha scritto in francese, o forse per l'uso di periodi brevi e concisi, ma vi avverto non è una poesia romantica e gentile, bensì cruda e dura, all'inizio c'è questa donna che veglia il corpo del marito, che non reagisce a nessun suono o stimolo, gli parla, lo lava, prega per lui ma giorno dopo giorno esce fuori il risentimento e forse anche l'odio, non c'è proprio spazio per la compassione, non è facile essere uomini in Afghanistan, dice la protagonista del libro, ma è ancora più difficile essere donne.

mercoledì, novembre 04, 2009

una parte del tutto


Emerson aveva capito tutto! "Nel momento in cui incontriamo qualcuno, ognuno diventa una parte del tutto" diceva. E' questo il mio problema. Sono un quarto di chi dovrei essere! Poi diceva "Le voci che noi udiamo in solitudine diventano fioche e non più udibili appena rientramo nel mondo". E' esattamente il mio problema: non riesco a sentirmi! Diceva anche: "E' facile, nel mondo, vivere secondo l'opinione del mondo; è facile in solitudine, vivere secondo noi stessi; ma l'uomo grande è colui che in mezzo alla folla conserva con perfetta serenità l'indipendenza della solitudine". Non ci riesco!

Amare qualcuno che non ti ricambia sarà emozionante sui libri ma nella vita è una gran rottura. Sai invece cosa è emozionante? Le notti torride appassionate ma starsene seduti sulla veranda di una che dorme e non ti sogna è una perdita di tempo e una gran tristezza.

I propositi per il nuovo anno equivalgono a confessare di aver sempre saputo che la colpa della nostra infelicità è nostra e non degli altri.

La sua anima era su un treno espresso che tornava verso il nulla.

Roma = piena di predatori sessuali che vivono con la madre

L'amore è così. Si era accumulato dentro e si è riversato su di lei arbitrariamente. Lo dico perchè mi rendo conto che mannaggia la amo la amo ma non mi è simpatica amo una donna che non mi è simpatica. Così è l'amore! Significa che l'amore centra poco con l'altra persona conta solo quello che hai dentro - ecco perchè gli uomini amano le automobili le montagna i gatti i loro addominali ecco perchè amiamo i figli di puttana e gli stronzi insensibili. Astrid non mi è per niente simpatica ma la amo.


frammenti di questo libro che mi hanno colpito maggiormente, ho fatto caso solo mentre li trascrivevo che l'autore usa pochissima punteggiatura, mentre ero presa dalla lettura nemmeno me ne ero accorta!!!!

mercoledì, luglio 08, 2009

enigma incandescente

la foto autoreferenziale, magari anche un po' "infernale", ci sta tutta perchè il caldo si fa sentire e nonostante la finestra aperta, stasera sembra non tirare nemmeno un alito di vento, la definizione enigma incandescente non è mia ma di Banana Yoshimoto, che ovviamente non l'ha coniato per me, ma mi si addice, ma per la protagonista o forse sarebbe meglio dire la coprotagonista del suo libro Chie-chan e io, è nel finale del libro:
"Nel mio petto ogni giorno c'è qualcosa che brilla, rosso e fulgente, come una fiamma che brucia, e anche se qualcuno che passa mi guarda dall'esterno non la vedrà nè io farò nulla perchè la possa vedere. Io sono fatta di un enigma incandescente. Nascondo un mistero enorme, molto più grande del mistero dell'universo.
In realtà tutte le persone sono fatte così, ma il fatto è che io ne sono già consapevole.
E tutto questo scintillio, come di una pietra preziosa gigantesca, appartiene soltanto a me. "
In teoria non si svelano i finali dei libri ma dato che questo non è un giallo spero di esser perdonata, ho segnato con dei post-it molte frasi di questo piccolo libro, che poi trascriverò in uno dei miei quaderni, perchè le sento così mie, le ho pensate ma non sempre le ho espresse in questo modo così lineare e intenso e mi sono ritrovata a pensare di nuovo al perchè mi piacciano così tanto i libri: per il loro potere taumaturgico delle loro parole, per la possibilità di vedere scritte nero su bianco quelle emozioni che spesso non riesco ad esprimere, per la sensazione di trovarmi in un guscio protettivo, come in un grembo materno, che provo sempre isolandomi nella lettura, per la consapevolezza che non sarò mai sola se avrò un libro a farmi compagnia.

giovedì, maggio 14, 2009

cuori solitari








il fatto è che il futuro è imlicito nel presente, se solo lo si sapesse. I segnali ci sono già, ma non siamo capaci di leggerli.

.......non si sceglie di chi ci si innamora, lui sparirà e ricomparirà, oppure no, a seconda del caso, faremo accordi e li scioglieremo


Si erano calati lungo un sentiero che portava a una spiaggia e avevano visto le scogliere striate di alabastro rosa. Si tenevano per mano. Erano rimasti fermi nel vento e si erano baciati. Le altre persone si tenevano a distanza. Sembriamo quel che siamo, aveva pensato Stella. Amanti. La gente diffida degli amanti, per buone ragioni. Riconosce una condizione anomale e sta alla larga. Vede una temporanea follia. Vede persone interessate esclusivamente a se stesse, indifferenti al resto del mondo.
Lo so, persino nei momenti più belli. E non mi importa. So che finirà tutto in lacrime, è più che probabile, eppure non mi importa. Mi basta essere qui, ora. Aver vissuto queste settimane, questi mesi. Sentirmi così.


da Appunti per uno studio del cuore umano di Penelope Lively

sabato, maggio 02, 2009

nuovi nati


come dice la presentazione: il progetto Yabooks è una rivoluzione digitale guidata dalla passione di chi ama leggere e scrivere libri, io ho seguito l'invito e mi sono iscritta e conto di riuscire a dare un contributo, non posso deludere chi mi ha trascinato in questa avventura e si fida di me pur conoscendomi solo tramite anobii , se siete curiosi e siete lettori accaniti o scrittori in erba andate a curiosare, lo so lo so è pubblicità nemmeno tanto occulta, è uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo, e comunque lo sapete che le sfide mi intrigano e questa lo è.