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lunedì, maggio 05, 2014

allontanamento




quando ci allontaniamo da chi abbiamo amato (e amiamo ancora), lasciamo un sacco di tracce in giro per casa. Piccoli messaggi di disattenzione e di insoddisfazione che sistemiamo dappertutto, e lo facciamo anche apposta. Ammucchiamo scortesie, omissioni, sguardi non ricambiati, parole che non dicono più niente. E quando usciamo per strada e ci ritroviamo tra la gente e perdiamo la rassicurazione della persona che solitamente ci è accanto anche se ci sembra di non amarla più come prima, tutta questa lontananza accumulata ci raggiunge fra i rumori e le voci degli altri e diventa pura solitudine.


All'amore io non ho mai chiesto di salvarmi la vita. Mi è bastato che ci fosse quando ne sentivo la mancanza, che non mi abbandonasse. Anche quando era sgangherato e ridicolo, non l'ho mai lasciato andare.


Mia suocera beve - Diego de Silva

mercoledì, gennaio 25, 2012

lettera all'amante


lettera all'amante

Ci ho pensato, non mi faccio illusioni, ti amo ma non ho fiducia in te. Poiché quello che stiamo vivendo non è reale, allora si tratta di un gioco. Poiché è un gioco, ci vogliono delle regole. Non voglio incontrarti più a Parigi. Nè a Parigi né in qualunque altro posto ti faccia paura. Quando sono con te, voglio poterti dare la mano per strada e baciarti al ristorante altrimenti non mi interessa. Non ho più l’età per giocare a nascondino. Quindi ci vedremo il più lontano possibile, in altri paesi. Quando conoscerai il luogo dove incontrarci, me lo scriverai a questo indirizzo, è quello di mia sorella a Londra, saprà dove rimandarmela. Non darti la pena di stare a scrivere parole gentili, avverti e basta. Di’ in quale hotel scendi e dove e quando. Se posso raggiungerti, verrò, altrimenti no. Non provare a chiamarmi, né a sapere dove mi trovo, né come vivo, credo che non sia questo il problema. Ci ho pensato, credo che sia la soluzione migliore, fare come te, vivere per conto mio amandoti molto ma da lontano. Non voglio aspettare le tue telefonate, non voglio impedirmi di innamorarmi, voglio poter andare a letto con chi voglio e quando voglio senza farmi scrupoli. Perché hai ragione tu, la vita senza scrupoli è... è more coiwenient. Prima non la pensavo così, ma perché no? Voglio provarci. Che ho da perdere, alla fine? Un uomo vigliacco? E da guadagnare? Il piacere di dormire fra le tue braccia ogni tanto... Ci ho pensato e voglio provarci. Prendere o lasciare...

lettera tratta da:
da: Io l'amavo - di Anna Gavalda

mercoledì, marzo 31, 2010

confidenze da una conosciuta

(vettriano)

raccolgo le confidenze delle amiche, le guardo mentre il dolore sale in superficie e la disillusione si fa strada tra le pieghe del loro cuore, ancora una volta qualcuno si è fatto male, qualcuno ha tradito le promesse fatte, qualcuno ha amato e qualcun altro si è lasciato amare, aleggiano gli stessi interrogativi sul perchè e sul percome, e io ancora una volta non so quali siano le risposte, come un tempo non sapevo darle a me stessa, e non ci sono nemmeno parole da dire perchè sarebbero quelle di sempre trite e ritrite, usurate dal tempo e che suonano banali e scontate, le guardi queste donne intelligenti, emancipate, autonome e vedi nei loro occhi una malinconia e una tristezza infinita e non ti resta che abbracciarle, in silenzio.

La zia Daniela si innamorò come si innamorano sempre le donne intelligenti: come una stupida.
(Angeles Mastretta)

martedì, marzo 23, 2010

mi son stufa

(Jack Vettriano)

il brano trascritto è al femminile ma si può tranquillamente volgere al maschile


Ero stufo delle donne problematiche. Ero stufo delle ragazze che non volevano crescere, di quelle che non sapevano impegnarsi in niente. Ero stufo delle donne impaurite, delle donne trattenute; di quelle che avevano scelto il risparmio di sé come unica via d'uscita. Ero stufo di quelle che volevano stare sole e basta, di quelle che ancora vivevano i postumi di una brutta storia con qualcuno che non le meritava e che le aveva fatte soffrire, rese caute. Ero stufo di quelle che chiedevano conferme, protezione, dedizione totale. Ero stufo di quelle che volevano guarirmi da me, dal mio bisogno ciclico di farmi male. Ero stufo dei rapporti di coppia, delle alchimie, delle sensazioni, delle difficoltà di comunicazione. Ero stufo di giocare all'amore; ero stufo di quelle che prendevano tutto seriamente. Ero stufo di quelle che prendevano tutto seriamente. Ero stufo di quelle che usavano i proprio dolori come scudo per tenere lontane le persone da sé. Ero stufo di quelle che dicevano una cosa e ne facevano un'altra, di quelle per le quali non ero arrivato al momento giusto, di quelle che preferivano non amare per non rischiare di soffrire ancora. Di quelle che in amore preferivano darsi vinte, di quelle che avevano bisogno di essere trattate male, di quelle che volevano essere libere ma poi non si lasciavano andare. Ero stufo marcio di quelle che usavano scelte troppo decise per simulare carattere e per dimostrare di essere la donna che sognavano di essere. Ero stanco di provare a capirle quando loro non provavano a capire me.

(da la teorema del devastore di Lorenzo Moneta)

in sottofondo la colonna sonora di radiofreccia, dalla finestra il canale illuminato dal sole, finalmente, le oche passeggiano sulla riva, ancora in Amsterdam

lunedì, gennaio 11, 2010


Ho quella disperata sensazione che niente abbia senso. Allora decido di innamorarmi ma è troppo difficile. Voglio dire, pensi costantemente a una persona, ed è soltanto fantasia, non è reale, e poi diventa una cosa così coinvolgente, devi vederla di continuo e va a finire che è un lavoro come un altro

Andy Warhol