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giovedì, agosto 20, 2009

impressioni


Chissà, forse è perchè siamo stati amati molto, ma abbiamo avuto, in una notte di buio, l'impressione che quell'amore potesse finire da un momento all'altro, per una mossa sbagliata, per un pianto durato troppo a lungo, o semplicemente perchè avremmo, prima o poi, commesso un atto inconsapevole che avrebbe spezzato l'incantesimo per sempre. E così facciamo fatica a dare amore, preoccupati che, di ciò che riceviamo, un giorno o l'altro finiscano le scorte.


(da Ci saranno altre voci di Giovanni Ricciardi)

giovedì, gennaio 08, 2009

cominciando a volare


anche il libro è arrivato quasi volando, un piccolo libro di racconti, racconti in cui è facile calarsi, immedesimarsi , alcuni hanno un retrogusto un po' amaro che però non guasta, altri hanno il sapore di storie vissute ma tutti proprio tutti si leggono e si gustano d'un fiato, so che Sara con tre dei suoi racconti ha vinti concorsi nazionali, e posso dire che sono meritatissimi, quindi cara Sara spero di rileggerti presto.

giovedì, giugno 05, 2008

Lou & No - gli effetti secondari dei sogni

Immagine di Gli effetti secondari dei sogni

Lou potrebbe fare il paio con Paloma dell'eleganza del riccio, hanno più o meno la stessa età, guardano al mondo e a quello adulto con uno sguardo acuto e inusuale per ragazzine di quella età, con gli adulti e nella fattispecie con i genitori hanno un rapporto disincantato del genere: questi mi sono capitati e questi mi faccio piacere, non sono nè meglio nè peggio di tanti altri, anche se a onor del vero i genitori di Lou, specie il padre, sono decisamente migliori di quelli di Paloma, perlmoeno sembrano più attenti. Tra questi adulti però per fortuna ce n'è sempre qualcuno che sa cogliere ed esaltare la loro "diversità", nel caso di Lou c'è anche un compagno di scuola, Lucas, di quelli che si trovano in tutte le classi del liceo, quello che piace perchè ribelle, quello poco studioso, quello che riesce sempre ad innervosire i professori, il classico bello e impossibile, un po' dannato, ma che senza una ragione apparente o forse solo perchè apprezza la "diversità" di Lou, dato che anche lui si sente tale, diverso, l'aiuta e la protegge. E poi c'è No che piano piano accetta l'amicizia di questa ragazza totalmente diversa da lei, che ha bisogno di continue rassicurazioni: noi stiamo insieme???? continua chiedere, la conoscenza tra le due ragazze e l'amicizia che nasce tra di loro, cambierà le loro vite, come va a finire non ve lo dico.....
di certo ve lo consiglio

mercoledì, gennaio 30, 2008

L'eleganza del riccio

arrivo tardi a parlar di questo libro, me l'aveva prestato Valentina i primi di settembre ma ne avevo così tanti impilati sul comodino che l'ho letto solo ora e ve lo consiglio davvero, un libro che sembra un film e dal quale sicuramente ne faranno un film, le voci narranti sono due: la portinaia Madam Reneè Michel: ho cinquantaquattro anni. Da ventidue sono la portinaia al numero / di rue de Grenelle...sono vedova, bassa, brutta, grassottella, ho i calli ai piedi e, se penso a certe mattine autolesionistiche, l'alito di un mammut. Non ho studiato, sono sempre stata povere, discreta e insignificante....; e Paloma: io ho dodici anni, abito al numero 7 di rue de Grenelle in un appartamento da ricchi.....Si dà il caso che io sia molto intelligente. Di un'intelligenza addirittura eccezionale. Già rispetto ai ragazzi della mia età c'è un abisso. Vari personaggi che entrano ed escono dalla scena fanno da contrappasso a queste due voci: Manuela, la domestica portoghese di casa de Broglie che invece di rientrare nello stereotipo della gretta donna delle pulizie è una vera aristocratica che "sebbene circondata dalla volgarità, non ne viene sfiorata", la sorella di Palomba, Colombe maniaca della pulizia e dall'ordine che studia filosofia alla Sorbona e che secondo la sorella: è talmente caotica interiormente, talmente vuota e ingrombra allo stesso tempo, che tenta di metter ordine dentro di sè sistemando e pulendo l'interno...di casa sua.
Accanto a loro ruota un mondo aristocratico, snob, irritante del palazzo: i Pallières al sesto piano, i Josse al quinto (la famiglia di Paloma), gli Arthens al quarto, i Siant-Nice e i Badoise al terzo, i Meurisse e i Rosen al secondo e i de Broglie al primo, a scompigliare tutto arriva monsieur Kakuro Ozu, ricco, certo, ma attento alle persone che gli stanno accanto, l'unico a comprendere l'eleganza del riccio: Madame Michel ha l'eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti.
E così, grazie a lui, le due narrazioni si avvicinano e diventano parallele e la portinaia e la bambina scoprirrano le loro affinità.

lunedì, dicembre 10, 2007

trauma

Come ormai avrete compreso, sono uno psichiatra. Ho scelto questa professione a causa di mia madre, e non sono l'unico. Sono le madri che hanno spinto la maggior parte di noi verso la pschiatria:di solito, perchè le abbiamo deluse.
........
Ma avevo già indovinato: di nuovo, avevo colto l'eterna inesorabile verità per cui sono sempre i malati che cercano i guaritori, gli smarriti che trovano i padri.
da Trauma di Patrick Mc Grath
io ho letto questo libro e non ve ne farò un sunto, però se leggete il risvolto di copertina dice queste testuali parole: nè ha ancora accettato il tragico errore costato la vita alla moglie e alla figlia......
devo aver letto un altro libro o devono aver scambiato la copertina perchè io non ho trovato traccia del tragico errore costato la vita alla moglie e alla figlia, il bello che su qualche recensione scovata su internet, di persone che asseriscono di aver letto il libro, sono riportate le stesse parole del risvolto, possibile che solo io abbia notato l'incongruenza??? ho deciso che me lo rileggo mi fosse sfuggito qualcosa.
Perchè il libro è pieno di tragici errori, di traumi non raccontati completamente ma solo intravisti, l'ho letto d'un fiato, lì per lì mi è piaciuto ma riflettendoci bene è pieno di storie iniziate e non finite, di colpi di scena quasi scontati, niente che possa superare Follia.

lunedì, novembre 12, 2007

recensioni

ho letto quasi tutti i libri della lista ecco le mie impressioni:
i racconti del libro della Gavalda (vorrei che da qualche parte ci fosse qualcuno ad aspettarmi) mettono i brividi, sono scritti con leggerezza e ironia però sono pervasi da un acuto senso di solitudine, non mettono allegria, ti lasciano un po' a disagio. Decisamente più bello e coinvolgente Io l'amavo;
sempre ironici anche se tipicamente yiddish i racconti di Englander (per alleviare insopportabili impulsi), forse più vicini alle mie corde perchè anche io uso l'ironia per tramutare le tragedie in farse; l'unica cosa che devo approfondire e che mi ha incuriosito e che tutte le donne descritte in questi racconti si rasano la testa e portano parruche non mi rocordavo fosse un usanza israelita.
La fisica dei supereroi a volte è risultato per me incomprensibile o meglio di non scorrevole lettura però interessante;
Il libro dei fincipit mi ha fatto sganasciare ..solo un piccolo divertimento:
e infine L'amore è un dio, il sesso la polis di Eva Cantarella è un piccolo libro che si legge in un'ora, piacevole e fa tornare a galla, a chi come me ha fatto studi classici, tutto quello che ha studiato al liceo, il bello per me è stato scoprire che avevo messo queste nozioni in un cassetto ma non le avevo affatto dimenticate, forse anche perchè già allora i miti greci mi avevano affascinato e avevo letto vari libri sull'argomento. (Valeria avevi ragione!)

lunedì, ottobre 29, 2007

libri liberi tutti

la mia libreria preferita per tre giorni consecutivi ha praticato lo sconto del 25% come potevo resistere????
ecco gli ultimi che ho comprato:
La prima impronta di Xavier-Marie Bonnot
Il libro dell'ignoranza di Lloyd John, Mitchinson John
Il libro dei fincipit di Alessandro Bonino e Stefano Andreoli
più due libri da regalare:
La fisica dei supereroi di James Kakalios

mercoledì, giugno 27, 2007

ci sono giornate

... ci sono giornate che sono filosofie, che ci suggeriscono interpretazioni della vita, che sono appunti a margine, pieni di un'alta critica, nel libro del nostro destino universale

Il libro dell'inquietudine di Fernando Pessoa

lunedì, maggio 28, 2007

i libri sono timidi



ho appena finito di leggere questo piccolo libro molto piacevole, per me irresistibile, di Giulia Alberico edito da Filema, e ho ritrovato quasi lo stesso approccio alla lettura, e il mio modo un po' famelico e pantagruelico; la lettura è scorrevole e irresistibile, ve lo consiglio.

Prima che i segni per me divenissero decifrabili erano suoni, ed era dei grandi la capacità di tradurre i segni in parole e fare delle parole un racconto. Quindi io leggevo ascoltando. ...Poi imparai a decifrare i segni. Ero troppo stufa di aspettare....

I libri mi consolavano quando ne avevo bisogno e da niente e nessuno poteva arrivarmi il lenimento del dolore. Era dentro una storia che placavo l'angoscia, la frustrazione, la vergogna, il senso di inadeguatezza....

Il fatto è che io certe prese di coscienza le ho sempre sviluppate dentro di me in silenzio e condivise con tanti - questo sì - attraverso la lettura più che nei dibattiti. Non dico sia meglio o peggio. Dico che per me è così.

Leggere e studiare erano un modo per incontrare me stessa, imparare a capire che ero e chi non ero. Fu scoprire il significato di parole astratte: bellezza, giustizia, dolore, vergogna, rabbia.


Molti anni più tardi, tenermi lontana dalla lettura corrispose ad un tempo di ottusa infelicità in cui ogni piccola vibrazione avrebbe potuto farmi precipitare in un buco nero. E' così - con l'anima corrucciata e amara ma ferma in un'atonia rassicurante - procedevo senza storie, senza libri, senza librerie.

Continuo a leggere dappertutto: a letto, in treno, nelle sale d'aspetto di medici, avvocati, laboratori d'analisi, stazioni, sulle panchine.
Mi è capitato di incontrare persone che non leggono mai, ma davvero mai. Mi sento disarmata, non so nemmeno immaginare una vita senza libro. Non do giudizi di valore, ma me ne stupisco come di un mistero buffo.

La lettura è un filo di Arianna che si dipana e, mentre ne tieni un capo, puoi entrare nei labirinti senza perderti, puoi incontrare minotauri e stanza su stanze, puoi negoziare con le ombre per usare un'espressione che Margaret Atwood riferisce alla scrittura.

Per tutta la prima giovinezza ho proceduto tra i libri con una navigazione a vista anche se gli studi e l'età mi rendavano, andando avanti, un poì più scaltrita nelle scelte. Restava, però, come bussola per dire un sì o un no, il piacere che mi dava quel libro, quell'autore.

martedì, maggio 22, 2007

eventi romani

stasera cercherò di andare qui

domenica, aprile 22, 2007

5 incipit

difficile scegliere i 5 libri prefertiti, come scrive ed ora sono questi ma potrebbero essercene degli altri:

Quando il fittavolo Oak sorrideva, gli angoli della bocca gli si slargavano fino a trovarsi a esigua distanza dagli orecchi: gli occhi gli si riducevano a due fessure; e apparivano loro intorno certe grinze divergenti che si stendevano sulla sua fisionomia come i raggi di un rudimentale abbozzo di sole nascente.
(Via dalla pazza folla di Thomas Hardy)


Mi ha chiamata per nome, ecco tutto. "Martha", ha detto e io mi sono resa conto che mi stava succedendo di nuovo. Le gambe mi tremavano sotto la lunga tovaglia bianca e benchè non fossi affatto brilla avevo la mente confusa. Mi capita tutte le volte che mi innamoro. Lui era seduto di fronte a me. Un uomo da amare. Di mezza età. Occhi azzurri. Cappelli rossicci. Stanno ingrigendo, e lui li pettina in modo che le ciocche grigie coprano quelle bionde, come fanno altri uomini per dissimulare l'incipiente calvizie.
(Un cuore fanatico di Edna O'Brien)


Myriam,
tu non mi conosci e, quando ti scrivo, sembra anche a me di non conoscermi. A dire il vero ho cercato di non scrivere, sono già due giorni che ci provo, ma adesso mi sono arreso.
Ti ho vista l'altro ieri al raduno del liceo. Tu non mi hai notato, stavo in disparte, forse non potevi vedermi. Qualcuno ha pronunciato il tuo nome e alcuni ragazzi ti hanno chiamato "professoressa". Eri con un uomo alto, probabilmente tuo marito. E' tutto quello che so di te, ed è forse già troppo.
(Che tu sia per me il coltello di David Grossman)


In principio c'è una famiglia. Non è niente di eccezionale, è una famiglia normalissima, proprio come la vostra e la mia.
Questa famiglia è composta da cinque persone. Il padre si chiama Ben. Ha quarantacinque anni , è pelaticcio e ha un accenno di pancetta. Lavora in proprio e porta a casa il pane. Vuole bene ai figli e non picchia la moglie.
Rose è la madre. Ha quarantadue anni, ed è un po' affaticata da vent'anni di guerra con il giro vita. E' una madre affettuosa, una massaia efficiente e non tradisce Ben.
I figli sono tre. Hanno un'età compresa tra i sei e i diciasette anni. Si danno grande importanza, ma, per quanto ci riguarda, per il momento saranno semplicemente i Figli.
(la metà di niente di Catherine Dunne)
piccola nota autobiografica, questo libro l'ho letto poco dopo la morte di Tonino, lui aveva 44 anni, i capelli e niente pancetta, io di anni ne avevo 40 e i figli erano tre di età compresa tra i tre e i diciasette anni.


Ci sono volte in cui passiamo da ciò che è normale allo straordinario così, naturlamente, senza sapere come. Dalla successione farraginosa di gesti, movimenti e percezioni che continuano a ingrossare la massa amorfa della quotidianità, se ne distacca uno, apparentemente insignificante, e spicca come la nota stonata sul pentagramma risuonando nell'aria col ronzio di un moscone, che cosa succede, c'è stata un'avaria o forse è l'inizio di qualcosa di nuovo, ci guardiamo le mani, le ginocchia, che cosa si è trasformato, dove è che devo puntare l'attenzione, non lo so. E sopraggiunge la paura e la paralisi.
(Lo strano è vivere di Carmen Martìn Gaite)


passaparola


tutte rigorosamente appartenenti al genere femminile

mercoledì, marzo 28, 2007

assenza


Assenza più acuta presenza.
Vago pensiero di te
vaghi ricordi turbano
l'ora calma
e il dolce sole.
Dolente il petto
ti porta,
come una nota leggera.

(Attilio Bertolucci)

sabato, marzo 24, 2007

mi faccio influenzare

sigh sono due giorni che sono a casa, anzi quasi tre sono persino scappata dall'ufficio perchè mi sentivo tutte le ossa rotte e il mal di gola , oggi mi sono alzata per forza non ce la faccio più a stare a letto, l'unica cosa buona è che in questi giorni passati a sonnecchiare e a rigirarmi nel letto, tra un sonno e l'altro mi sono divorata tre libri :

Dimmi ancora una parola di Iaia Caputo
Come si fa a ricordare una vita? Magari inventando il passato, oppure complici le bugie della memoria, provando a ricostruirlo attraverso due grandi passioni: gli uomini e le parole.

Non dire notte di Amos Oz
Sullo sfondo di una piccola cittadina nel deserto del Negev, Amos oz racconta la storia di un uomo e di una donna che riescono a trovare pace e comprensione reciproca. Un romanzo che indaga i limiti e le infinite risorse dell'amore e della tolleranza.

La cattedrale del mare di Idelfonso Falcones
Barcellona nel XIV secolo, la storia di Santa Maria deMar intrecciata a quella di Arnau, avventura e sentimento si uniscono all'avventura di una città, luci ed ombre di un Medioevo di ineguagliabile fascino.

La nonna vuota il sacco di Irene Dische
è il racconto della vita di Elisabeth e Carl fatto da Elisabeth, una storia terribile, ma piena di vita, forza e coraggio, una storia ebraico-tedesca del XX secolo che fa ridere, sconvolgere, commuovere

venerdì, febbraio 02, 2007

io bloggo tu blogghi

seguendo il filo di un post di astralla e di alcuni commenti ad una poesia di henry , e tanto per non smentire il fatto che tra blogger ci si influenza perchè un pensiero tira l'altro, volevo scrivere alcune considerazioni personali sul tema dello scrivere e sul rendere pubblico il privato, tema quanto mai attuale dopo le esternazioni di Veronica Lario e di suo marito, (spero noterete che non mi piace nemmeno nominarlo, un po' come voldermort, voisapetechi), e sul perchè si tiene un blog, o meglio perchè io parlo di me su un blog accessibile a tutti. Ho già detto che per me è stato anche terapeutico, non volevo smettere di scrivere, prima erano racconti del quotidiano e lettere d'amore scritte ad una persona, che per l'appunto era il soggetto amoroso, poi quando questa quotidianità si è interrotta per la fine della storia, per superare la tentazione di continuare a scrivere a qualcuno a cui non interessavano più i miei racconti e le mie lettere, quando per dirla brutalmente iniziavano a prudermi le mani, ho deciso che forse sarebbe stato meglio sfogarmi su questo mezzo, dove l'unico rischio è che non ti leggano, perchè poi è questo il timore di tutti noi, di non essere letti, di non essere visibili, di essere dimenticati, e invece qui nel mondo dei blogger ognuno lascia una traccia di sè nel proprio blog e in quello degli altri, ci si può confrontare, si formano nuove amicizie virtuali e no, ci si sente meno soli e meno alieni quando si scopre qualcuno/a con la tua stessa sensibilità ed emozionabilità.
Cosa voglio comunicare? con un pizzico di sano narcisismo voglio tirare fuori tutto il mondo di emozioni, pensieri, cose che ho dentro di me, e lo voglio condividere con gli altri, dove gli altri sono sia gli amici a cui ho comunicato questo mio nuovo gioco, così mi piace considerarlo, ma anche dei perfetti sconosciuti, il cui giudizio non è falsato dalla conoscenza di me e da un eventuale legame affettivo e affettuoso, e sì voglio sentirmi gratificata, voglio che venga riconosciuta la mia sensibilità, la mia intelligenza, e che venga apprezzato il mio modo di essere donna,ma anche semplicemente persona.
Voglio prendermi una rivincita verso quel professore di liceo che emetteva sempre dei giudizi negativi sui miei temi e mi metteva sempre insufficiente, voglio provare a me stessa che mettendoci un po' di attenzione e molta passione so anche scrivere e comunicare.