mercoledì, novembre 09, 2011
domenica, aprile 10, 2011
i ragazzi stanno bene
passo molto tempo sola o meglio in casa c'è un viavai di adolescenti ma si chiudono nella stanza dell'uno o dell'altro ed è già tanto se salutano (sono tutti molto educati), spesso mangio sola, o si passa all'eccesso contrario che ho 3 o 4 dei voraci ospiti dei miei figli, se non fosse per l'appuntamento della sera su skype con Valentina le mie conversazioni si ridurebbero al minimo: esci???, quando torni??? mangi???? in qualche rara occasione vengono da me e mi parlano....raccontano e allora cerco di ascoltare intervenendo poco per paura che il flusso delle loro confidenze si blocchi del tutto. Per fortuna ho le mie amiche e i miei interessi altrimenti il senso di solitudinte sarebbe tremendo, forse è forte il rimpianto di quando erano più piccoli e si riusciva a fare molte cose insieme, di certo a tavola era una festa, probabilmente pensavo che sarebbe andata come con Valentina, che anche da più grande ricavava uno spazio per noi, per andare che so al cinema, ad una mostra, a fare una passeggiata, con Alessandro e Andrea è praticamente impossibile hanno sempre altro da fare, ecco mi manca il fare qualcosa insieme, qualsiasi cosa. Sicuramente bisogna abituarsi a questi nuovi rapporti, bisogna ridisegnare le relazioni con i figli, e abituarsi a questo nuovo tipo di convivenza.
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martedì, marzo 09, 2010
fiori delicati
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zefirina
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Etichette: adolescenti, cronaca nera, nessuno mi può giudicare, perdono
giovedì, giugno 25, 2009
che ne sarà di loro

nel '68 avevo 11 anni, due anni dopo ho iniziato il liceo, andavo un anno avanti, non mi ricordo una scuola "buonista", anzi frequentavo una severissima scuola cattolica, ero una studentessa normale, le materie che mi appassionavano le studiavo e le approfondivo, le altre le memorizzavo quel tanto che bastava per prendere la sufficienza, ogni tanto inciampavo in qualche versione di greco e latino ma compensavo abbondantemente con l'orale, sono stata rimandata solo una volta, in secondo liceo in italiano (da non crederci) e in filosofia, materia che odiavo visceralmente.
Valentina ha seguito le mie orme i suoi 13 anni di scuola sono stati pieni di alti e bassi, mea culpa è andata anche lei un anno prima a scuola, poi all'università è sbocciata: tutti trenta e lode e la laurea con il massimo voto, nonostante nel frattempo avesse avuto un bambino. I maschi non mi stanno dando le stesse "soddisfazioni", uno ha proprio abbandonato la scuola e l'altro è sulla buona strada, molti degli amici di Andrea, il 15enne, quest'anno sono stati bocciati, lui ci si è messo di impegno, scientificamente ha deciso di farsi bocciare, gli altri invece l'impegno l'avevano messo nello studiare e alla fine il risultato è stato lo stesso. Andrea ha commentato dicendomi: "mamma hai visto, allora non siamo noi che siamo sbagliati, è la scuola che non funziona", come dargli torto? quando in una classe di 27 alunni, ne bocci o ne rimandi più di un terzo, sorge il dubbio che qualcosa non va per il verso giusto: e basta accusare i ragazzi di essere superficiali, asini e poco interessati, ma suscitare l'interesse ad apprendere, sviluppare certe capacità, educare non sono compiti primari della scuola, oltre che dei genitori?
Se fossi la Gelmini non sbandiererei come una vittoria tutte queste bocciature, ma le vivrei come una sconfitta, a meno che e il sospetto è fondato, non sia tutta una manovra per costringere i genitori a iscrivere i propri figli alle scuole private, e ve lo dice una che i figli, per una scelta personale di altro tipo, li ha mandati nelle scuole cattoliche.
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lunedì, aprile 20, 2009
20 aprile 1999
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venerdì, aprile 17, 2009
buchi neri

è questo che sento di avere al posto del cuore, ci sono giorni che va decisamente meglio, ci sono giorni come ieri e forse anche oggi che mi sento così, come se qualcuno mi stritolasse il cuore con le mani, e non riesco nemmeno a respirare, come quando ero incinta gli ultimi mesi e i bambini premevano sulla cassa toracica, (questo lo possono capire solo le gentili signore che hanno avuto figli, lo so), tutto questo per vari motivi primo fra tutti sto vivendo come un fallimento personale il fatto che i miei due maschi, prima il grande e ora anche il piccolo, abbiano scientificamente deciso di non studiare, verso la scuola e lo studio provano un'indifferenza che è agghiacciante, le ho provate tutte cambiare scuola, indirizzo, scuola privata e per il più grande persino un diplomificio, il risultato è stato abbandono della scuola per il primo e per il secondo si prospetta una seconda bocciatura. E io mi continuo a chiedere dove diamine ho sbagliato, sono giunta alla conclusione che il fatto di avere una madre troppo protettiva e nessun padre e nessuna figura maschile di supporto abbia influito sui loro comportamenti. Non so come facciano quelle decidono di avere un figlio pur non avendo un compagno, non si può crescere senza un padre, i padri servono, eccome, lo so bene anche io che guarda caso ho avuto un padre solo fino a 18 anni e poi più nulla, l'ho cancellato dalla mia vita anche se ogni mese mi tocca ricordarmi di lui.
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zefirina
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giovedì, giugno 05, 2008
Lou & No - gli effetti secondari dei sogni
Lou potrebbe fare il paio con Paloma dell'eleganza del riccio, hanno più o meno la stessa età, guardano al mondo e a quello adulto con uno sguardo acuto e inusuale per ragazzine di quella età, con gli adulti e nella fattispecie con i genitori hanno un rapporto disincantato del genere: questi mi sono capitati e questi mi faccio piacere, non sono nè meglio nè peggio di tanti altri, anche se a onor del vero i genitori di Lou, specie il padre, sono decisamente migliori di quelli di Paloma, perlmoeno sembrano più attenti. Tra questi adulti però per fortuna ce n'è sempre qualcuno che sa cogliere ed esaltare la loro "diversità", nel caso di Lou c'è anche un compagno di scuola, Lucas, di quelli che si trovano in tutte le classi del liceo, quello che piace perchè ribelle, quello poco studioso, quello che riesce sempre ad innervosire i professori, il classico bello e impossibile, un po' dannato, ma che senza una ragione apparente o forse solo perchè apprezza la "diversità" di Lou, dato che anche lui si sente tale, diverso, l'aiuta e la protegge. E poi c'è No che piano piano accetta l'amicizia di questa ragazza totalmente diversa da lei, che ha bisogno di continue rassicurazioni: noi stiamo insieme???? continua chiedere, la conoscenza tra le due ragazze e l'amicizia che nasce tra di loro, cambierà le loro vite, come va a finire non ve lo dico.....
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mercoledì, aprile 04, 2007
a scuola senza amore
da un'intervista ad Edgar Morin di Laura Lilli su la repubblica di oggi:
"Nelle nostre aule manca la passione, non c´è anima C´è un sapere frammentato che uccide ogni curiosità" Il sociologo francese è a Roma, ospite del ministro Fioroni come consulente del suo progetto di riforma "Gli adolescenti sono l´anello debole di una società che si sta disintegrando" "Nessuno sa dire come affrontare l´incertezza in un´epoca globale"
E la scuola? Ci giocheremo a dadi anche la scuola, vendendola al miglior offerente, magari russo o messicano? I quali, a pensarci bene, andrebbero assai meglio di candidati acquirenti, poniamo, francesi o statunitensi. Infatti, la crisi della scuola media superiore percorre tutto l´Occidente democratico e «progredito», è violenta nella stessa intensità in tutti i Paesi, anche se poi si declina in modi diversi a seconda di nazioni e culture. Con le dovute eccezioni, una burrasca così non s´era vista nemmeno nel ´68. E le ragioni sfuggono, la realtà d´ogni giorno è entrata in un clima assurdo e surreale da Arancia meccanica.
Ragazze islamiche immigrate in Francia s´intestardiscono a sedere tra i banchi velate, ragazzi americani vanno a scuola armati e ogni tanto compiono una bella carneficina, quindicenni (anche più giovani) italiani stuprano le compagne, o fanno minacciose interviste pornografiche alle insegnanti per poi diffondere il tutto su internet. Eccetera. E´ un disastro. Come arginarlo? O meglio, come trasmettere ai giovani quel tanto che sappiamo, come ottenere il loro rispetto, come inculcargli un senso di responsabilità e dignità individuale e - perché no? - un po´ di curiosità per i fatti del mondo di ieri e di oggi, per i teoremi matematici, per la poesia, e via dicendo? Come tornare a una scuola che sia un luogo dove si va per imparare?«Con l´amore» risponde Edgar Morin, «e non è un´idea mia, sto solo citando Platone».A 86 anni, Edgar Morin, parigino (il suo vero nome è Edgar Nahoum, ma probabilmente ormai l´ha dimenticato anche lui), è ancora oggi un protagonista della cultura francese, nelle cui istituzioni volta in volta occupa posti di rilievo e poi se ne stufa o ne viene escluso per la sua mancanza di convenzionalità. E´ infatti un sociologo «scomodo», noto per l´approccio interdisciplinare che lo ha portato a ignorare i confini ufficiali tra le varie discipline in tutti i suoi trenta e passa volumi, molti dei quali sono sulla riforma del sapere, della filosofia e dell´insegnamento.
L´amore poteva essere possibile all´epoca di Platone. Ma oggi c´è la scuola di massa, che pone nuovi problemi. Migliaia di professori possono amare milioni di studenti?«Certo. Se c´è la passione, questa si può trasmettere a dieci bambini o a quaranta. Insegnare è una missione. Una missione laica. Come anche altri mestieri, che so, l´infermiere, il medico, l´avvocato».
La scuola da sola non basta. Il problema è multidimensionale. C´è un momento, tra l´infanzia e l´età adulta, in cui l´adolescente trasgredisce. E´ stato così ai miei tempi, con la Resistenza, e poi col maggio Sessantotto».Il Sessantotto è un´altra storia. Aveva le sue ragioni, e anche valide. Lo scrisse anche lei, su Le Monde.«Certo, la trasgressione oggi è molto più grave, specie in situazioni particolari, con famiglie disintegrate, genitori separati o disoccupati o magari che fanno uso di sonniferi o vanno dallo psicoanalista. Per i giovani non ci sono certezze sul futuro. Davanti a loro c´è la disoccupazione, e nessuno - meno che mai la scuola - risponde alle loro domande: "perché sono al mondo? Chi sono? Dove vado?". Sembra che la violenza venga dalla scuola, ma in realtà è la scuola che la aggrava».Addirittura!«Ma sì. Non porta luce, non insegna come affrontare l´incertezza, non dice che viviamo in un´epoca globale. La scuola offre solo una frammentazione del sapere e uccide la curiosità. Le faccio un esempio. Tempo fa, in Francia, andava di moda la semiotica. I professori di letteratura non facevano più leggere i testi, Racine, Voltaire, o che altro, come in passato: prendevano certe pagine e le analizzavano semiologicamente. Risultato: i giovani, che prima amavano leggere, dopo questa "cura", non volevano leggere più. La scuola è priva di anima. L´Emile di Rousseau dice: voglio imparare a vivere».La scuola non ha mai insegnato a vivere. Specie nei paesi latini. Ha insegnato il sapere dell´epoca, e un metodo. D´altronde, insegnare a vivere non è certo facile, specie ai giorni nostri.«Ha ragione: stiamo vivendo una crisi epocale, la società si sta disintegrando. E nei momenti di crisi, gli adolescenti sono l´anello debole della società, quello dove la crisi si avverte prima. La Resistenza e il Sessantotto sono due esempi molto pertinenti. In entrambe le situazioni c´era la crisi, e gli adolescenti, i giovani l´hanno avvertita e hanno reagito. Oggi la situazione è più difficile, c´è una generale mancanza di senso, e dunque quella degli adolescenti è una crisi nella crisi. La crisi della società occidentale non era mai stata così acuta. Le faccio un altro esempio. Dove la società è coesa, anche in modo non ortodosso, le cose vanno meglio. Una volta feci una inchiesta parallela su un quartiere "difficile" in Francia e in una "favela" brasiliana dominata dalla malavita. Ci crede? La delinquenza era molto minore nella favela. Lì c´erano dei valori distorti, ma c´erano, e tenevano insieme le cose».
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zefirina
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venerdì, marzo 02, 2007
madri di adolescenti
essere genitori di un adolescente è dura, essere madre di maschi adolescenti è ancora più dura, essere madre di adolescenti maschi orfani di padre è una fatica di Sisifo, è un'impresa ardua, è una montagna da scalare senza appigli nè protezioni, questo è un post "intimistico", uno sfogo, una pubblica confessione, chiamatela come volete, la lettura di quest post è consigliata ad un pubblico adulto, i cuori teneri sono dispensati e avvertiti, sappiamo tutti che l'adolescenza è un periodo caratterizzato da grandi mutamenti e da grandi conflitti e che gli adolescenti per rendersi autonomi e crescere devono "separarsi" dai genitori, anzi per dirla più brutalmente una volta uno psicologo mi disse che i ragazzi per crescere devono passare sopra i cadaveri dei propri genitori, detto questo vi comunico ufficialmente che allora io sono una zombie, mi ero illusa di scamparla avendo passato "quasi" indenne l'adolescenza della mia figliuola adorata, e pur sapendo che ogni figlio è diverso non avesso messo conto che è ancora più diverso avere a che fare con adolescenti maschi, ora sto combattendo (è un termine forte ma rende l'idea) su due fronti e da sola (autocommiserazione) e vi assicuro che è pesante. Provate un po' voi a far finta di niente di fronte a minacce di fughe varie o addirittura di suicidio, mio figlio maggiore ha questa vena melodrammatica, si merita l'oscar ma purtroppo per lui gli è toccata in sorte una madre fin troppo dotata del senso dell'ironia, e quindi le risposte a sms di questo genere (eh sì ormai anche i suicidi si comunicano per sms) sono del tipo : basta che non sporchi che poi mi tocca pure di pulire, oppure se vai via di casa comunicacelo in tempo così ci affittiamo la tua camera....
Però il cuore ogni tanto mi trema perchè si sa che gli adolescenti qualche volta fanno seguire a parole melodrammatiche gesti altrettanto drammatici e poi contenere le loro esplosioni di rabbia e mantenere un aplomb degno di un inglese non è sempre facile. Alle esplosioni di rabbia, alle dichiarazioni di guerra e anche a quelle di intenti seguono sempre delle crisi di pianto e a te non resta altro che aprire le braccia e coccolare una persona che non riesci quasi più a riconoscere, tu ti ricordi un bambino paffutello e sempre sorridente e ti ritrovi ad abbracciare un bambino più alto di te, grande e grosso come un uomo e credetemi fa impressione.
Il piccolo, si fa per dire, è indeciso se seguire le orme del fratello o meno, le sue esplosioni per ora sono più verbali ma vi assicuro che con la lingua tagliente che si ritrova, la fatica è grande anche con lui e le sue dichiarazioni di autonomia si risolvono in piccole bugie che però sgamo sempre, perchè io sono una strega (chiedetelo alla sposina), ho scoperto le loro marachelle grandi o piccine che fossero.
che fatica però!!!!
hai voluto la bicicletta e mo' pedala!!!!
p.s. si consiglia la lettura di un genitore quasi perfetto di Bruno Bettelheim
e le madri non sbagliano mai di Giovanni Bollea
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zefirina
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11:47 AM
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Etichette: adolescenti, madre dei gracchi, un genitore quasi perfetto



