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giovedì, giugno 25, 2009

che ne sarà di loro

"non è mai bello quando un ragazzo perde l'anno, però certamente penso che il ritorno alla scuola del rigore, dell'impegno e della serietà sia una buona notizia per il paese" così il ministro dell'istruzione Maria Stella Gelmini ha commentato i dati sulle bocciature: "la scuola buonista del '68 è stata archiviata"




nel '68 avevo 11 anni, due anni dopo ho iniziato il liceo, andavo un anno avanti, non mi ricordo una scuola "buonista", anzi frequentavo una severissima scuola cattolica, ero una studentessa normale, le materie che mi appassionavano le studiavo e le approfondivo, le altre le memorizzavo quel tanto che bastava per prendere la sufficienza, ogni tanto inciampavo in qualche versione di greco e latino ma compensavo abbondantemente con l'orale, sono stata rimandata solo una volta, in secondo liceo in italiano (da non crederci) e in filosofia, materia che odiavo visceralmente.
Valentina ha seguito le mie orme i suoi 13 anni di scuola sono stati pieni di alti e bassi, mea culpa è andata anche lei un anno prima a scuola, poi all'università è sbocciata: tutti trenta e lode e la laurea con il massimo voto, nonostante nel frattempo avesse avuto un bambino. I maschi non mi stanno dando le stesse "soddisfazioni", uno ha proprio abbandonato la scuola e l'altro è sulla buona strada, molti degli amici di Andrea, il 15enne, quest'anno sono stati bocciati, lui ci si è messo di impegno, scientificamente ha deciso di farsi bocciare, gli altri invece l'impegno l'avevano messo nello studiare e alla fine il risultato è stato lo stesso. Andrea ha commentato dicendomi: "mamma hai visto, allora non siamo noi che siamo sbagliati, è la scuola che non funziona", come dargli torto? quando in una classe di 27 alunni, ne bocci o ne rimandi più di un terzo, sorge il dubbio che qualcosa non va per il verso giusto: e basta accusare i ragazzi di essere superficiali, asini e poco interessati, ma suscitare l'interesse ad apprendere, sviluppare certe capacità, educare non sono compiti primari della scuola, oltre che dei genitori?

Se fossi la Gelmini non sbandiererei come una vittoria tutte queste bocciature, ma le vivrei come una sconfitta, a meno che e il sospetto è fondato, non sia tutta una manovra per costringere i genitori a iscrivere i propri figli alle scuole private, e ve lo dice una che i figli, per una scelta personale di altro tipo, li ha mandati nelle scuole cattoliche.

sabato, marzo 29, 2008

letture consigliate

ho appena finito di leggere questi due libri:


il primo narra la storia di Anna, donna un po' ingenua e un po' spregiudicata, modista di un piccolo paese Bellano, attorno a lei ruotano vari personaggi: c'è la guardia notturna un po' sempliciotta, Firmato Bicicli, il maresciallo dei carabinieri un po' vanitoso, alla De Sica, il figlio di mammà Eugenio Pochezza e l'appuntato Marinara, tutte figure tratteggiate con leggerezza e ironia.


il secondo parla della rassegnazione indotta a quegli scolari che non brillano di luce propria, quelli che una volta si etichettavano come "somari", Pennac dice di essere stato uno di loro da bambino, refrattario alla memorizzazione e alla assimilazione dei concetti che si tentava di insegnargli. Io
non sono mai imparziale quando parlo di Pennac, ma questo libro è imperdibile se si è stati studenti, se si hanno figli studenti, specie in fase adolescenziale, perchè ti riconcilia sia con loro sia con la scuola da loro frequentata ora,e ti pacifica con il tuo percorso scolastico, io non ne aveo bisogno, sono stata un'alunna mediamente diligente, anche allora avevo molteplici interessi a cui star dietro: il pianoforte, la pallavolo, gli scout, gli amici, il cinema, ma mi sapevo organizzare e stavo attenta a scuola (con un orecchio, con l'altro ascoltavo le chiacchiere della mia amica Lucia e ovviamente le rispondevo) e prendevo i famosi "appunti", ma sono stata fortunata perchè ho sempre trovato più di un pennac-professore.