giovedì, aprile 29, 2010

il viaggio


Un mattino partiamo, il cervello in fiamme,
il cuore gonfio di rancori e desideri amari,
e andiamo, al ritmo delle onde, cullando
il nostro infinito sull’infinito dei mari:


Ma i veri viaggiatori partono per partire;

cuori leggeri, s’allontanano come palloni,
al loro destino mai cercano di sfuggire,

e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!

I loro desideri hanno la forma delle nuvole,

e, come un coscritto sogna il cannone,
sognano voluttà vaste, ignote, mutevoli
di cui lo spirito umano non conosce il nome!

Baudelaire

(A Maxime du Camp)

mercoledì, aprile 28, 2010

lettera ad un amore finito

Un amore finisce com'è cominciato, con una domanda alla quale non si sa dare una risposta:
all'inizio è "Mi sono innamorato di te?" e alla fine è "Ti amo ancora?"
La risposta alla prima domanda è "", se ci domandiamo se siamo innamorati di una persona conosciuta da poco significa che lo siamo almeno un poco, ma se dopo un anno o venti cominciamo a domandarci "L'amo ancora?" la risposta è quasi certamente "No".
Perchè quando si ama non si fanno domande, si vive. Le domande presuppongono un dubbio e il dubbio mal s'accorda con l'amore. L'amore per essere tale è incondizionato, perdona tutto all'amato, fino alla follia. L'amore condizionato è il tipico rapporto a due di oggi in quel confine fra affetto ed interessi, è quasi sempre promiscuo, incerto e facilmente espugnabile da un terzo... ossia l'amato.

Lo so, lo so, vi state domandando per chi sto facendo l'Alberoni della situazione, per una donna fratelli, ovviamente... e non ne farò più il nome. Una donna che mi ha scritto a voce alta domandandosi se mi amava ancora:
No tesoro, No amore, tu stai amando sempre di più te stessa e sempre meno quest'uomo che muore. Ti capisco, nulla allontana di più che la sofferenza altrui, niente crea un vuoto altrettanto vasto che l'isolamento, la sconfitta o la malattia intorno a chi come il sottoscritto sta subendo un conto alla rovescia sulla propria testa. Ma chiamandoti per l'ultima volta AMORE, anch'io che ti sono stato così fedele mi distacco da te con tutta l'energia rimasta, poca, quella appena sufficiente a dare un colpo di coda.

Lo so cara, avresti voluto che ti trattenessi, che ti gridassi aiuto, che ti invitassi a non lasciarni proprio ora, ora che mancano meno di cinque mesi alla mia esecuzione. No, io non amo chi non mi ama, perchè ho capito che è un esercizio sterile e inutile e così come ho passato questi quattro anni di reclusione a ricordarti, così trascorrerò gli ultimi quattro mesi a dimenticarti e farò in modo che il mio vuoto sia il più vertiginoso e violento possibile, affinchè un nuovo pieno, magari in extremis, fosse solo l'istante prima di salire sulla sedia elettrica, mi assista con un colpo di grazia, quello di un nuovo amore.

Grazie comunque piccola, per avermi tolto anche quest'ultima illusione, quella di essere amato da te...

Jack!

lunedì, aprile 26, 2010

niente di ciò che è si perde

mi ha incuriosito questo libro perchè mi ha ricordo un bellissimo weekend passato sulla costiera amalfitana in questa romantica locanda, dove ogni stanza ha il nome di una janara, la nostra era quella della zucculara, (l'Ecate della religione greca e romana), il proprietario, un ragazzo gentilissimo ci ha raccontato le storia delle janare, meglio conosciute come le streghe di benevento e così oi sono andata a cercarmi tutti i miti e le leggende a loro legate, quindi come potevo resistere ad un simile titolo???

Adelina fa solo quello che va fatto, e se anche prova a ribellarsi in un primo momento alla sua natura, al suo destino di ianara, è per amore che alla fine lo asseconda e se ne serve per raggiungere il suo scopo.Un libro che sembra una favola noir dove ci sono l'Irpinia, le superstizioni, la religione e i riti pagani, e loro le ianare, donne che vivevano al margine della società, ma alle quali la gente del paese ricorreva per avere quell'aiuto che sarebbe stato impensabile chiedere ad altri. Donne che possedevano quelle conoscenze ancestrali e la saggezza necessaria per alleviare i dolori altrui.

Niente di ciò che è si perde. Uomini, donne, fiori, animali, piante: ogni cosa conserva la traccia della propria esistenza anche quando non esiste più.
Glielo hanno insegnato sua madre e sua nonna in un tempo remoto sprofondato in un pozzo.


More about La ianara

Adelina ha un destino segnato: diventerà ianara, come sua madre, come sua nonna. Al pari di loro, potrà attraversare ogni porta, anche quella che separa la vita dalla morte. E sarà dannata. Vivrà in una capanna sui monti dell'Irpinia - una terra nel dopoguerra non ancora toccata da quel che avviene altrove, in un'Italia apparentemente remota - come una bestia selvatica; gli uomini e le donne verranno a supplicarla di aiutarli quando avranno bisogno di curarsi, di vendicarsi, o di liberarsi di un figlio non voluto - e la schiveranno come la peste se oserà avvicinarsi al paese. Per sfuggire a tale destino Adelina si incamminerà da sola per boschi e per montagne, finché non giungerà in vista di un grande e magnifico palazzo, proprietà di un Conte: vi entrerà come l'ultima delle sguattere e - sorta di funebre, allucinata Jane Eyre, schiava amorevole e possessiva fino al delitto - servirà e accudirà il padrone con assoluta, cieca fedeltà. Gli rimarrà accanto anche quando il palazzo sarà ridotto a una splendida rovina, quando più nessuno ci metterà piede per paura della maledizione che lo ha colpito dopo i tragici eventi di cui è stato teatro: il misterioso omicidio del figlio del Conte, l'orrendo suicidio della temibile Signora, la scomparsa della piccola Lisetta a cui il Conte era legato da un torbido affetto - e lei, Adelina, sarà rimasta la sola ad aggirarsi silenziosa nelle immense sale vuote.
Con una lingua asciutta, potente, evocativa, Licia Giaquinto ci trascina in una trama fitta di storie e di magia, dove animali, uomini, cose si fondono e si trasformano di continuo. Così come è destinato a trasformarsi, di fronte a una minacciosa «modernità», quel mondo arcaico che ci si squaderna davanti, e che ha anch'esso un destino segnato: quello di scomparire, per essere evocato solo da chi ancora ce lo sa raccontare.

domenica, aprile 25, 2010

venerdì, aprile 23, 2010

la giusta distanza


I componenti di una famiglia di porcospini, in una fredda giornata d'inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté il dolore di prima; di modo che erano confusi fra i due mali: il freddo e il dolore. Finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.

(A. Schopenhauer, Parerga e Paralipomena, II, 2, cap. 30, 396)


alcune relazioni son così: bisogna solo trovare la giusta distanza

il presidente sul tetto che scotta


sono seriamente preoccupata e non aggiungo altro

mercoledì, aprile 21, 2010

scelte

(foto di francesco baldi)

Divergevano due strade in un bosco
io presi la meno battuta,
e di qui tutta la differenza
è venuta.

(Robert Frost)

martedì, aprile 20, 2010

strisce

a volte dopo aver letto un libro, un bel libro di quelli che mi lasciano senza fiato non riesco a prenderne in mano un altro perchè ho come paura che potrebbe deludermi e allora riprendo in mano le vecchie raccolte di comic strip e nonostante sia cresciuta ancora mi fanno ridere.

lunedì, aprile 19, 2010

19 aprile 1943

Foto del rapporto di Jurgen Stroop inviatoa Heinrich Himmler nel maggio 1943 , la descrizione originale tedesca dice: "scovati con forza dalle loro buche"

Durante la Pasqua ebraica i nazisti invasero il ghetto incontrando un'accanita resistenza, i civili si erano rifugiati nei sotterranei dei palazzi, molti di loro morirono soffocati dagli incendi appiccati dai tedeschi per stanare gli insorti.

la storia qui

vi consiglio il libro di Marek Edelman : c'era l'amore nel ghetto, questa la mia recensione su anobii:

la parte più poetica del libro è il primo capitolo dove Edelman spiega il perchè bisogna ancora "vigilare affinchè la cultura coltivi la bontà e non l'odio".

I capitoli seguenti raccontano come in una specie di elenco delle molte persone che hanno lottato per la soppravvivenza di quanti erano intrappolati nel ghetto di Varsavia e per aprire gli occhi a quelli che fino all'ultimo non potevano credere di salire su un treno per Treblinka e che si illudevano di essere scelti per lavorare e quindi avrebbero avuto salva la vita.

E' agghiacciante leggere queste pagine, e allora come si fa a definire bello un libro così, sembra quasi una bestemmia, non so se il libro sia bello di certo è una testimonianza perchè la memoria non venga meno.


domenica, aprile 18, 2010

ho bisogno di un amante

(Sophie Vogel)



Ho bisogno d'un amante che,
ogni qual volta si levi,
produca finimondi di fuoco
da ogni parte del mondo!
Voglio un cuore come inferno
che soffochi il fuoco dell'inferno
sconvolga duecento mari
e non rifugga dall'onde!
Un Amante che avvolga i cieli
come lini attorno alla mano
e appenda,come lampadario,
il Cero dell'Eternità,entri in
lotta come un leone,
valente come Leviathan,
non lasci nulla che se stesso,
e con se stesso anche combatta,
e, strappati con la sua luce i
settecento veli del cuore,
dal suo trono eccelso scenda
il grido di richiamo sul mondo;
e,quando,dal settimo mare si volgerà
ai monti Qàf misteriosi da
quell'oceano lontano spanda
perle in seno alla polvere!

Rûmî

giovedì, aprile 15, 2010

storia d'amore e di morte


leggo questa notizia sul blog di laura e mi viene subito in mente la canzone di Herbert Pagani, albergo a ore che è poi la traduzione de les amants d’un jour cantata da Edith Piaf, i protagonisti di questa storia odierna non erano amanti occasionali ma compagni di una vita che erano sicuri di non poter sopravvivere l'uno all'altro e che quindi hanno scelto di provare a fregare la morte ed arrivare prima di lei, il piano è riuscito solo in parte, leggete l'articolo di Laura, la storia non può non colpire e ribadisce il concetto che l'amore, la passione non hanno età e che in certi casi non appassisce mai.


questa la versione di edith piaf



questa la versione è di herbert pagani

martedì, aprile 13, 2010

la libreria del buon romanzo


sia che siate appassionati di gialli,di quelli meno cruenti, ma soprattutto se siete appassionati di libri, specie dei buoni romanzi, non potete perdervi questo libro, è esaltante ritrovarsi nelle varie citazioni di titoli, inorgogliendosi per aver letto quel dato libro, si prova immediata simpatia per Ivan, lettore appassionato e libraio fuori dall'ordinario, e per la sua socia Francesca, figura femminile malinconica e romantica insieme, ci si rivede nei clienti che frequentano la libreria del buon romanzo: quelli che potrebbero sembrare un po' snob, quelli che l'ultimo romanzo di grido se non è un buon libro non ci interessa, quelli che amano le librerie dove c'è sempre un libraio, definirlo commesso è riduttivo, che ti consiglia perchè ha imparato a conoscere i tuoi gusti, che poi sono molto simili ai suoi.
(Io sono fortunata nella mia libreria preferita son tutti così)

Una sola piccola pecca, anzi due: a noi appassionati di gialli piace scoprire il colpevole e non restare nell'incertezza, e il finale ricorda troppo da vicino un altro romanzo francese di successo, non posso svelarvi quale altrimenti svelerei anche il finale.

venerdì, aprile 09, 2010

il tempo non porta conforto


Non dà sollievo il tempo; mentivate
dicendo che sarebbe stata breve
la mia pena. Lo sento nella pioggia
che piange, alla marea che si ritira;
sciolte le vecchie nevi ad ogni picco,
le foglie dell'altr'anno son fumo sui sentieri;
non cosí per l'amaro della morte,
che resta, opprime il cuore, abita in me.
Ho paura di andare in troppi luoghi
che traboccano della sua memoria.
E se respiro in qualche quieta stanza
ignota al passo e al volto luminoso,
dico "non c'è memoria, qui, di lui"
e resto frastornata a ricordarlo.

Edna St Vincent Millay

mercoledì, aprile 07, 2010

il senso della ricerca


Il senso della ricerca sta
nel cammino fatto e non nella meta;
il fine del viaggiare
è il viaggiare stesso e non l'arrivare.

Tiziano Terzani

lunedì, aprile 05, 2010

silenzio


(febbraio 2009)

scattata da Danilo

venerdì, aprile 02, 2010

happy family


dovete sapere che io ho delle idiosincrasie, assurde lo ammetto, sfiorano certamente il pregiudizio ma son fatta così, e poi sono assolutamente innocue, ve ne elenco qualcuna in campo cinematografico:

non ho mai visto un film di Salvatores, tantomeno di Tornatore, cerco di evitare film in cui recitano Valeria Golino, Sergio Castellitto, Diego Abbatantuono, Isabella Ferrari, non ho mai visto un film dei Vanzina e tantomeno un cosidetto cinepanettone & co... sicuramente ne ho anche altre ma ora non me le ricordo, diciamo che queste sono le più importanti, che poi per gli attori sopraccitati qualche rara volta posso fare un'eccezione, per i registi quasi mai, eppure ieri mi hanno portato a vedere questo film e..... mi è piaciuto, mi sono divertita e ve lo consiglio, c'è una Milano bellissima, con una luce che non mi è mai capitato di vedere nei 4 anni che l'ho praticata, ci sono questi intrecci familiari che potrebbero sembrare improbabili ma a pensarci bene non lo sono, c'è la trovata dei personaggi che escono fuori dallo schermo e reclamano una visibilità, una propria storia, una propria peculiarità, ci sono molte citazioni per i cinefili appassionati e c'è una colonna sonora fantastica.

tra parentesi quel LP lì ce l'ho ancora anche io