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lunedì, agosto 26, 2013

lovesong














Ogni volta che sono da sola insieme a te
Mi fai sentire come se fossi di nuovo a casa
Ogni volta che sono da sola insieme a te
Mi fai sentire di nuovo completa
Ogni volta che sono da sola insieme a te
Mi fai sentire come se fossi di nuovo giovane
Ogni volta che sono da sola insieme a te
Mi fai sentire di nuovo divertente

Anche se lontani, ti amerò sempre
Per quanto lontana io sia, ti amerò sempre
Qualunque cosa io dica, ti amerò sempre
Ti amerò sempre

Ogni volta che sono da sola insieme a te
Mi fai sentire come se fossi di nuovo libera
Ogni volta che sono da sola insieme a te
Mi fai sentire come se fossi di nuovo pulita

Anche se lontani, ti amerò sempre
Per quanto lontana io sia, ti amerò sempre
Qualunque cosa io dica, ti amerò sempre
Ti amerò sempre

lunedì, giugno 14, 2010

assenze previste


Quando ci innamoriamo di qualcuno, ciò che dovremmo subito chiarire con noi stessi è che comunque vadano a finire le cose saremo capaci di fare a meno di questa persona. Perchè esiste un prima, capisci? Esiste sempre un prima. E il prima può essere breve o lungo, ma esiste, ed è il tempo in cui questa persona non c'era e noi vivevamo lo stesso, anche senza di lei. Certo, non c'era consapevolezza, non sapevamo che questa persona un giorno ci sarebbe stata, ma di quell'assenza che precede sempre un incontro , noi dovremmo fare tesoro.

Ti spiego di Romana Petri

lunedì, giugno 08, 2009

reset


Più lo guardo e più non mi convince. Ma a cosa servirà questo stupido tasto reset?
Un aiuto per dimenticare o un tentativo di suicidio

Il bottone Reset/cancella serve per cancellare tutti i dati inseriti in un modulo on line. Una volta premuto Reset i campi tornano vuoti (o con i valori predefiniti).

se funzionasse veramente così io questo bottone lo pigerei subito, un'esitazione di una frazione di secondo e oplà tabula rasa e si ricomincia: la testa vuota, l'anima leggera, il cuore libero e la mente rilassata, un po' come quando finalmente ti decidi a fare qualche pulizia, all'inizio tendi a tenere qualcosa poi alla fine quando ti sei stufata butti tutto quel capita, almeno io faccio così.

o come quando decidi di cancellare quegli sms che tenevi da una vita sul cellullare, ma che ti li tieni a fare??? per rileggerli e farti del male, per trovarci nuovi significati? quando non significano nient'altro quello che è stato scritto in quel momento e che magari ora non è più valido, nè per te nè per chi l'ha scritto, e se ci pensi bene è inutile cercare di fare un'analisi retrospettiva, non cambia lo stato delle cose.

e poi iniziare a ripulire la tua casella di posta elettronica intasata da tutte quelle mail che ti tieni, in effetti se premi quel tastino canc provi in fondo una sorta di sollievo per qualcosa che andrà sì perduto ma non ti tormenterà più perchè non potrai andartelo a rileggere.

e farsi un bel regalo, anzi più di uno: un weekend in fuga, un viaggio per l'estate e perchè no il nuovo scooter che sognavi da tempo, e scacciare via malinconia e nostalgia, un passo dopo l'altro,

domani è un altro giorno
e
francamente me ne infischio!

sabato, giugno 06, 2009

maledetta nostalgia

E’ un inverno che è già via da noi
Allora come spieghi
Questa maledetta nostalgia?







E’ arrivato il tempo
Di lasciare spazio
A chi dice che di tempo
E spazio non ne ho
Dato mai

lunedì, febbraio 09, 2009

di distacco in distacco

Il tema del "distacco" è un gran bel tema che incide profondamente nei processi di crescita dei giovani che si incontrano e si abbandonano con drammi talvolta da "fine del mondo", dimentichi che la loro vita ha preso inizio proprio da un distacco, il distacco dalla madre. Può essere che l´amore, quello fisico intendo, sia la reiterazione sconfitta di ricomporre quel corpo a corpo, quell´essere nel corpo dell´altro come memoria di un´antica beatitudine che non ritorna: la nostalgia di quello che Freud chiama «sentimento oceanico».

Ma la vita avanza e cresce a colpi di distacco. Distacco dal mondo genitoriale, dal mondo dei figli che si sono generati, dagli amori che abbiamo frainteso, quasi che la vita volesse allenarci a quell´ultimo distacco che è quello spasmodico amore di noi da cui, con la morte, ci congediamo. Questa è la nostra sorte di "individui", dove il senso della divisione, della separazione, del distacco è già nella parola, per cui l´uomo, come ci ricorda Platone, è «simbolo» di un uomo, è «parte» che cerca l´altra parte per ricomporre l´antica unità. Con Platone penso che tutte le tensioni amorose siano il tentativo sconfitto di ricomporre questa unità originaria che ci è concessa per brevi istanti, sconvolgenti nel loro spasmo, affinché l´individuo possa consolare la sua radicale solitudine, che è poi la sorte che gli è stata assegnata per la sua individuazione.
«Diventa ciò che sei» diceva Nietzsche.
(Umberto Galimberti)

venerdì, gennaio 23, 2009

vorrei che fossi qui




Allora, pensi di saper distinguere
il paradiso dall'inferno?
I cieli azzurri dal dolore?
Sai distinguere un campo verde
da una fredda rotaia d'acciaio?
Un sorriso da un pretesto?
Pensi di saperli distinguere?
E ti hanno portata a barattare
i tuoi eroi fantasmi?
Ceneri calde con gli alberi?
Aria calda con brezza fresca?
Un caldo benessere con un cambiamento?
e hai scambiato un ruolo di comparsa nella guerra
con il ruolo di protagonista
in una battaglia?
Come vorrei, come vorrei che fossi qui
Siamo solo due anime sperdute
Che nuotano in una boccia di pesci
Anno dopo anno
Corriamo sullo stesso vecchio terreno
E cosa abbiamo trovato?
Le solite vecchie paure
Vorrei che fossi qui

mercoledì, aprile 09, 2008

ancora della nostalgia


Jean Starobinski scrive sulla nostalgia:
Supporre che la nostalgia sia una virtualità antropologica fondamentale è più che lecito: è la sofferenza che l' individuo subisce per effetto della separazione, quando continua a dipendere dal luogo e dalle persone con cui aveva stabilito i suoi primi rapporti. La nostalgia è una varietà del lutto.
(...)
Prima di ricevere il suo nome medico-specialistico, la nostalgia era chiamata con un nome più generico: pothos, desiderium, il desiderio.
All' inizio dell' Odissea, Ulisse è prigioniero di Calipso, che vorrebbe trattenerlo sulla sua isola. Incurante della promessa di immortalità della ninfa, egli pensa a Itaca e si consuma di dolore sulla riva rocciosa.
(...)
Altrettanto emblematica è l' attribuzione del carattere della dolcezza a ciò che si è perduto. L' aggettivo dulcis si impone come attributo obbligato di ciò che si è dovuto a malincuore abbandonare o perdere e di cui ci si rammenta. E anche l' attributo del ricordo presente, purché non sia troppo lacerante.
"Dopo aver riflettuto a lungo, mi sembra che non possa esserci nome più conveniente e più adatto a designare il suo oggetto del termine nostalgia, di origine greca e composto di due termini, il primo dei quali, nostos, significa "ritorno in patria" e l' altro, algos, indica invece il dolore o la tristezza" (Johannes Hofer, di Mulhouse )



martedì, marzo 25, 2008

passata la festa gabbatu lu santu


si torna alla solita grigia routine con un po' di malinconia, almeno da parte mia, perchè dopo una giornata passata con le gambe sotto al tavolo, peraltro imbadito come se i commensali fossero stati il doppio di quanti effettivamente erano, e per via della pioggia incessante, con tutta la famiglia allargata e allagata, aggettivo vero come non mai dato il nubifragio, vedere poi tutti ripartire chi verso il nord chi verso il sud, aggrava la malinconia. In questo periodo sono poi particolarmente sensibile e distacchi, lontananze e mancanze incidono più pesantamente sul mio umore già instabile.

Passerà........

giovedì, marzo 06, 2008

di molto ho nostalgia


Chi ci ha dunque voltati che,
in qualsiasi cosa intenti, disposti siamo
come uno che parte? Come quello, sull’ultima
collina che gli mostra per una volta ancora
tutta la sua valle, s’arresta, si volge indietro, indugia,
così viviamo, dicendo continuamente addio».


(da l’ottava elegia duinese di Rilke)


Come già scritto bisogna saper lasciare andare, amare senza trattenere, perchè comunque prima o poi, in qualche modo, siamo obbligati a rinunciare a persone e cose, o ad un certo punto sono loro ad abbandonarci, ma possiamo sempre tenere vivi i ricordi, possiamo continuare a scrivere e parlare, e far sentire alle persone care la nostra voce.

lunedì, giugno 19, 2006

le parole che non ti ho detto

perdonate questo momento di debolezza non posso proprio scrivere e inviare al vero destinatario questa lettera, questi miei pensieri, perchè mi devo salvaguardare, e poi non credo servirebbe, si è incamminato su un'altra strada e non posso più essere la sua compagna di viaggio, ha voltato le spalle e se ne è andato, ma ho bisogno di sfogarmi e come ho già confessato questo blog è una specie di medicina per provare a guarire, wonderwoman deve sempre tenere occupata la testa e le mani, ahimè una sindrome compulsiva ossessiva ereditata da ambedue i lati della famiglia, quasi un Karma, (statte' karma mi ripeto sempre ma non sempre funziona)

non so se la nostalgia che provo per lui è dettata dalla paura della solitudine, non so se il rimpianto è più acuto perchè non so dire perchè sia finita, lo so che tutte le storie prima o poi finiscono, (mi viene sempre in mente la citazione dal film di truffaut la signora della porta accanto, tutte le storie d'amore hanno un inizio, un centro, una fine,) , ma la sensazione di vuoto profondo che ogni tanto ancora mi assale è angosciante, forse perchè sentirsi amata è sentire di non essere soli e ora mi sento come se fossi sola, forse perchè il modo di chiudere questa relazione è stato un po' crudele, a sorpresa, e non venitemi a dire che i presagi c'erano tutti, qualcosa avevo avvertito ma ero stata molto rassicurata sul fatto che per l'appunto potevano essere presagi da cassandra, e proprio non riesco a farmene una ragione (ma c'è mai una ragione???) e non so più se era amore o un'ossessione, forse perchè vorrei dimenticare e so che non sarà possibile. L'unica sensazione che provo è di morte, come se lui fosse morto, in effetti è sparito così all'improvviso, fisicamente non l'ho più visto, una sola breve telefonata, qualche mail, qualche sms, poi ho deciso di dire basta, basta perchè sarebbe stato come prolungare un'agonia, basta perchè sarebbe stato alimentare una speranza che non c'è e non ci sarà mai, basta perchè non credo si possa rimanere "amici", e magari un giorno riverdersi con quell'affetto che lega chi si è tanto amato, io sono sicura di averlo tanto amato, di lui non so dire nemmeno questo, per fortuna o per sfortuna c'è anche una distanza geografica, quindi niente incontri fortuiti, casuali, il caso ci ha fatto incontrare una volta non credo ci metterà ancora lo zampino, so solo che piano piano sentirò meno male, so solo che questo sentimento un po' alla volta scivolerà via, non farò però finta di niente: la fine di un amore ci sta tutta, i rimpianti anche e il dolore bisogna viverselo tutto per poterlo superare.

So che ce la farò ...

lunedì, maggio 22, 2006


...quel che ci fa vivere forse più dei ricordi è la nostra capacità di oblio. Se ricordassimo tutto, mille volte il dolore ci impedirebbe di andare avanti.
...penso che dimenticare sia un'arte. Una delle arti più utili e peggio praticate che si conoscano. E anche un'arte che, come tante altre, tutta l'umanità pratica senza rendersene conto. Dimentichiamo, nel bene o nel male dimentichiamo, a cominciare dalla morte, dimentichiamo mille cose per poter vivere. E, anche se non lo ammettiamo, forse più si dimentica meglio si vive. Non faremo niente se la consapevolezza della nostre morte ci accompagnasse sotto la doccia......Per restare in vita riusciamo a dimenticare gli indimenticabili, i migliori, i più buoni, quelli che ci hanno fatto più felici. E se siamo capaci di dimenticare la morte, che cosa non riusciremo a dimenticare? Per questo dimentichiamo il dolore e quelli che ce l'hanno provocato.
.... Dimenticare è un'arte, a volte maligna e penalizzante, ma sempre generosa. Invece ricordiamo. Non nel momento appropriato, perchè nessun momento è adatto al dolore. Ricordiamo e non esiste una cattiva memoria che ci aiuti a fugare la paura quando questa attraversa la nostra esistenza

da Il mondo illuminato (Angeles Mastretta)