venerdì, ottobre 31, 2014

non ci sono santi


oggi qualcuno anche in Italia festeggerà Halloween, queste usanze di oltreoceano riescono a contagiare quasi tutti, noi invece e per noi intendo un bel gruppetto di amici/che da un po' di anni  facciamo una controfesta, in fondo  è Ognissanti il primo novembre un giorno di festa, pur non essendo tutti osservanti, come si suol dire, anzi qualcuno decisamente ateo, l'iconografia di santi e beati la conosciamo un po' tutti, vuoi perchè a Roma ci sono più che chiese che abitanti, vuoi perchè storia dell'arte l'abbiamo studiata, vuoi perchè a qualcuno comunque è toccato di frequentare una scuola cattolica, diciamo che siamo ferrati nella materia. Ogni anno ci inventiamo un gioco: dal gioco dell'oca con i santi, al trivial pursuit con le domande sulla loro vita, ai quadri che li rappresentano, quest'anno tra gli altri anche il karaoke con canzoni che nel testo o nel titolo contengano o il suffisso san o proprio la parola santo, trovarle non è stato poi così facile, neanche in lingua inglese, nemmeno cercando tra il nome dei gruppi, io ho trovato queste:

Luci a San Siro
Sono una donna non sono una santa
Berta filava
Piazza  Grande
In questo mondo di ladri
When the saint go marching in
Tornerò dei Santo California
Saint Tropez twist
Sandokan
Io senza te dei Santarosa
Bocca di rosa
Don't Let Me Be Misunderstood dei Santa Esmeralda
Lady Marmalade All Saints 

sicuramente ce ne saranno altre a me non vengono in mente e a voi?
vi sfido

martedì, ottobre 21, 2014

povero blog





da un po' di tempo ti trascuro ma sono in altre faccende affacendata e ogni tanto mi capita di pensare di non aver più niente da scrivere, da dire, e altrettante volte non ho più voglia di scrivere o parlare, e questo mi capita non solo qui, su questo diario virtuale ma anche nella vita reale, leggo e scrivo su facebook solo perchè lì le notizie sui vari amici e parenti viaggiano più veloci.

(volevo scrivere cazzeggiare su fb ma il termine mi sembrava un po' troppo "forte", sono andata sul mio guru, il devoto-oli, per trovare un sinonimo, non ci crederete ma non ce l'ha!)

che fare quindi? abbandonare questa avventura che dura da più di 7 anni, sarà mica la crisi del settimo anno, ora che ci penso, oppure continuare ad alimentarlo a singhiozzi, rischiando così di perdere una fetta di lettori affezionati?

voi che dite?




giovedì, ottobre 09, 2014

sola o sòla

ti dici che single è meglio, che l'indipendenza e la libertà non hanno prezzo rispetto all'accontentarsi di rapporti sfilacciati o emotivamente instabili, ti dici che hai amato e sei stata amata, che le tue relazioni non sono capitate per caso ma volute, volute così tanto che ti ci sei buttata anima e core, dal lutto che ti ha cambiato la vita è passato tanto tempo ormai, 18 anni, anche se ogni tanto qualche ricordo ti fa commuovere, l'ultima relazione importante anche quella in un certo senso ti ha cambiato la vita è finita da così tanti anni che piano piano sta sbiadendo anche se è stata una bella storia appassionata e appassionante, ti sembrava di aver messo il cuore in un cassetto anzi a volte ti sembra di averlo messo in un cassetto di un....congelatore, ma come dice l'ex meglio congelati che affettati, e allora come mai nonostante tutti gli interessi, tutte le cose che fai, la rete degli amici che hai, ti chiedi come mai ogni tanto sembra mancarti qualcosa, un lui con il quale condividere almeno un attimo fuggente, una stabilità affettiva che i rapporti mordi e fiuggi ovviamente non ti danno, per quanto possano essere talvolta gratificanti. E ti senti vulnerabile, esposta, a rischio per così dire, mancano così tanto gli abbracci, le tenerezze, le parole d'amore? e come fanno a mancare? ma soprattutto come si fa ad aver di nuovo voglia di investire emotivamente su qualcun altro, come si fa ad innamorarsi di nuovo?
(mi è stato consigliato questo parlando con le vicine di mercatino, la giornata non passava mai e le confidenze si sono fatte via via più personali)

martedì, settembre 09, 2014

paradosso delle possibilità



citando/copiando Vittorio Zucconi, perchè è un periodo che le parole non mi vengono, rubo quelle di chi esprime meglio di me certi concetti che mi appartengono.

Non credo esistano umani che non rimpiangano le cose che non hanno voluto/potuto fare, le scelte che si sono rivelate sbagliate, gli errori, le rinunce, i baci dati o non dati. La sedimentazione dei rimpianti, dei famosi "fiori mai colti", pesa più delle rughe, degli acciacchi.
 Noi gentili signore pare soffriamo più di rimpanti romantici, di non aver dedicato più tempo ai figli, ma anche di non averlo trovato per noi stesse.
Il sentimento di aver sprecato troppo tempo lontano da chi ci voleva bene o da quelli a cui volevamo bene tormenta indistintamente uomini e donne, la conclusione a cui arriva uno studio di un'università americana è quasi lapalissiana:

impariamo a convivere con gli errori fatti, 
con le scelte che si sono rivelate sbagliate
concediamoci il lusso di sentirci felici
siamo indulgenti con noi stessi
quindi non piangiamo sul latte versato, a tutti è capitato di fare delle scelte sbagliate
dedichiamo più tempo alla famiglia e agli affetti
dedichiamo meno tempo al lavoro

Il rimpianto è la vendetta particolarmente crudela contro coloro che si illudono di poter pianificare la propria vita e che vivono nel culto dell'avere tutto sotto controllo e inesorabilmente scoprono che il destino si diverte a scombinare i migliore progetti di uomini e topi.

Se non sai dove andare, ogni strada ti porterà alla meta
(Lewis Carroll)




lunedì, agosto 18, 2014

incarichi




Mi hai dato due incarichi.
1) Non telefonarti.
2) Non vederti.
Adesso sono un uomo occupato.
C’è anche un terzo incarico:
non pensare a te.
Ma tu non me l’hai affidato.


Viktor Borisovič Šklovskij

martedì, agosto 12, 2014

Funeral blues








Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,
fate tacere il cane con un osso succulento,
chiudete i pianoforte, e tra un rullio smorzato
portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.

Incrocino aeroplani lamentosi lassù
e scrivano sul cielo il messaggio Lui È Morto,
allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,
i vigili si mettano guanti di tela nera.

Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed Ovest,
la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,
il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;
pensavo che l'amore fosse eterno: e avevo torto.

Non servon più le stelle: spegnetele anche tutte;
imballate la luna, smontate pure il sole;
svuotatemi l'oceano e sradicate il bosco;
perché ormai più nulla può giovare.


W. H. Auden

 

giovedì, agosto 07, 2014

intervento del 24/7/2014 di Luciana Stendardi, segretaria CGIL Senato

mi sono stufata di leggere tutte le leggende e le stronzate che girano da sempre ma in questi ultimi anni sempre più spesso sui dipendenti del Parlamento, questo intervento non è a difesa di una presunta casta ma rispecchia la nostra realtà lavorativa e come giustamente detto sotto perchè mai dovrei vergognarmi di aver vinto un concorso pubblico?

 RIUNIONE CONGIUNTA RAPPRESENTANZE PER IL PERSONALE DI CAMERA E SENATO – INCONTRO DEL 24 LUGLIO 2014 Intervento di Luciana Stendardi, Segretaria CGIL Senato (in rappresentanza di tutte le OO.SS del Senato) Onorevoli Parlamentari, fin dall'inizio di questa legislatura ed in tutte le sedi utili, formali ed informali, non abbiamo mai mancato di ascoltarvi con lo spirito di avviare e conservare un dialogo leale e costruttivo da sviluppare secondo pacatezza e buon senso. Dal 19 marzo scorso, data del nostro ultimo incontro, si sono succeduti molti avvenimenti politici ma soprattutto mediatici che ci riguardano. Sulle anticipazioni di stampa che hanno avuto,come sempre, ad oggetto le nostre vicende sindacali e dunque i temi di risparmio sulla voce spesa per il personale e che hanno, con puntualità consolidata, fatto conoscere all'opinione pubblica, ancora oggi, ciò che dovrebbe essere prima discusso con le OO.SS., crediamo di avere già detto molto. Sul punto degli annunciati tagli stipendiali oggi formalizzati abbiamo svolto riflessioni giuridiche, diffuso comunicati e tentato inviti alla ragionevolezza e al rispetto delle regole. Ad oggi nulla sembrerebbe però essere stato utile a farvi recedere dai vostri obiettivi. E nulla, forse, serve quando devono essere considerati per primi non gli interessi collettivi – come si dichiara continuamente – ma ben altre esigenze. Riguardo al merito di ciò ci avete oggi comunicato formalmente sul risparmio sulla voce “personale dipendente” non serve perderci in un mare di argomentazioni giuridiche per dimostrare che la manovra è illegittima. Valenti giuristi oggi e in passato hanno speso lucide parole per affermare che una norma non può essere retroattiva e che ledere un diritto soggettivo perfetto (quale è la retribuzione acquisita e persino, in precise circostanze, la progressione di carriera) è azione illegale. Perciò non ci perderemo oggi in tecnicismi giuridici. Qualcosa però è rimasto da dire per non mancare - una volta di più ed in un momento così drammatico - di chiarezza sindacale. Vogliamo porvi una domanda: perché l'ordinamento giuridico impedisce che gli stipendi possano essere tagliati? Qual è il senso primo e ultimo di questo consolidato orientamento se non quello di tutelare non la difesa di principi astratti ma la vita delle persone concrete che dietro le norme scritte e le sentenze esistono e devono essere considerate? Allora una scelta come quella che ci è stata illustrata - scelta peraltro declinata senza il rispetto di qualsiasi criterio di ragionevolezza (il quantum del taglio sarebbe addirittura superiore al massimo del contributo pensionistico recentemente applicato sulle pensioni più alte), priva di una causa giustificatrice e di rispetto di qualsiasi criterio di tutela extra-lavoristica (sperequazione rispetto all'imposizione fiscale, lesione dell'indipendenza e della neutralità delle funzioni svolte, lesione del principio di uguaglianza) - non è solo illegittima. E' cinica! La forma è sostanza onorevoli rappresentanti della Nazione! E non dovremmo essere noi a ricordarlo ai legislatori. Quello che ci avete annunciato di voler fare è quanto di più lontano dall'equità si possa immaginare perché usando srumentalmente il tema della crisi, da tempo ormai (ed anche ora in continuità perfetta con il passato) state usando i dipendenti degli Organi costituzionali e del Parlamento in particolare, come capri espiatori utili da sacrificare per scopi politici anzi meglio sarebbe dire mediatici perché la politica, quella vera, è un'altra cosa: è l'arte antica e nobile di rappresentare esigenze a volte contrapposte per raggiungere, con un compromesso alto, una sintesi efficace per il bene di tutti, qualcosa di fronte alla quale tutti dovrebbero inchinarsi! Invece sappiamo quanto prosperi l'antipolitica e quante vittime si possano contare anche su quel fronte! Quando si massifica e si ragiona per solo categorie e per stereotipi si compiono sempre ingiustizie. Crediamo che tutti vi sarete interrogati sul motivo di questo clima avvelenato che esiste da anni! Nessuno che abbia buon senso può veramente credere che la disaffezione dei cittadini verso chi li rappresenta sia determinata solo dall'entità delle indennità parlamentari o dal numero dei parlamentari stessi. Il punto nodale è un altro e consiste nell'assenza di risposte ai problemi veri della gente alla quale non si sa più parlare se non con argomenti demagogici, pensando di trovare nell'offerta di agnelli sacrificali la soluzione ad una mancanza di credibilità e di autorevolezza che nasce da lontano, da almeno un trentennio e forse più di cattivo governo della cosa pubblica. Un cattivo governo le cui conseguenze ora dovrebbero pagare i cittadini in vario modo. E l'applicazione di una di queste modalità, irricevibile perché basata sul travalicamento dei limiti posti a fondamento dello Stato di diritto, voi in questo momento credete possibile e persino giusto effettuarla sui dipendenti delle Camere colpevoli solo di essere ben pagati. Peccato però che né la Costituzione, né la legge ordinaria né la giurisprudenza discriminino fra diritti soggettivi dei ricchi e dei poveri. Dunque non potete trasformare la vostra soluzione ipso facto in qualcosa di legale perché rivolta ad un gruppo di cittadini con reddito più alto di altri. La nostra Carta ripone la garanzia delle pari opportunità per tutti, poveri e ricchi, non certo nella compressione dei diritti di qualcuno ma nella capacità dello Stato di rimuovere tutti gli ostacoli che impediscano il pieno sviluppo della persona umana (Cost, articolo 3, comma 2). A questa manovra vorreste dare addirittura una valenza etica, rendendola odiosa perché fatta passare come atto di solidarietà e sensibilità verso i più deboli e dunque di equità sociale quando non lo è affatto. Va infatti detto, con molta fermezza, che qui non si sta mettendo a punto un'operazione seria di contenimento della spesa, sulla quale abbiamo dichiarato più volte di essere dispostissimi a ragionare e a formulare proposte, ma si sta, invece, compiendo uno degli atti più significativi (forse il primo di una lunga serie) di attacco frontale al valore del lavoro pubblico e di quello al servizio del Parlamento in primis, atto che vi accingete a compiere persino contravvenendo allo spirito – almeno quello che si evince dalla forma scritta – della norma dell'articolo 17 del DL 66/2014 sul quale avete votato la fiducia. Ci chiediamo se svilire il valore di questo nostro lavoro (che non è superfluo ricordare ha le caratteristiche dell'indipendenza dai dettami della politica di turno sia essa di maggioranza o di opposizione) non sia utile a consolidare anche un ridimensionamento generale del ruolo e della libertà di un Parlamento che è sotto attacco da anni e che è diventato ormai scomodo difendere persino da parte di chi, per tradizione culturale, dovrebbe averlo in massima considerazione come l'espressione più alta della democrazia di un Paese, lo spazio più significativo del confronto, luogo in cui - per richiamare una bella citazione di Matteotti - “le plebi” cessano di essere tali per divenire “popolo consapevole, maturo e arbitro del proprio destino”. Ma tant'é! E converrà, ora, scendere dall'Olimpo delle riflessioni ideali per tornare ad occuparci delle nostre piccole e povere vicende che però, se lette in questo quadro più generale, appaiono meno piccole e insignificanti. Dunque riepilogando: da anni siamo sotto l'attacco dei media, trattati come lo scandalo pubblico numero uno di questo Paese, ignorati nelle scelte sindacali (quando non irrisi anzi) che comunque abbiamo compiuto responsabilmente negli ultimi anni improntandole alla logica della sobrietà e della solidarietà ed ignorati anche in quelle scelte che, a beneficio anche del bene collettivo, avremmo voluto compiere, erosi nelle nostre competenze da ingressi sempre meno controllabili di consulenti e personale cooptato politicamente, qualche volta anche puniti per avere svolto troppo bene il nostro lavoro (ricordo casi di dipendenti troppo esperti di regolamento che hanno pagato per questa loro competenza indipendente il prezzo del loro coraggio. Ricordo anche i recenti attacchi rivolti ai funzionari del Senato colpevoli di avere svolto il loro dovere di commentatori tecnici e indipendenti delle norme), rincorsi sulla pubblica via da sedicenti giornalisti addirittura ringraziati per avere reso un servizio informativo utile all'accertamento della verità (bella parola e bel concetto quello di “verità”), umiliati nella necessità di evitare di dire dove si lavora come se avere vinto un concorso tra i più rigorosi e difficili (forse secondo solo a quello di accesso alla magistratura) fosse una vergogna anziché motivo di grande orgoglio, umiliati nella necessità di consigliare anche i nostri figli in tal senso, per difenderli dall'irrisione quando non da aggressioni infamanti. Ci chiediamo se abbiate un'idea compiuta di quello che state facendo! E temiamo di doverci rispondere di sì, che ne avete piena contezza. Infatti, al di là delle belle parole che ogni tanto tirate fuori per obbligo di circostanza, state trattando tutti noi (come sindacalisti, come dipendenti, e soprattutto, quello che più importa, come uomini e donne in carne e ossa) senza alcun rispetto: per le continue anticipazioni di stampa (addirittura, qualche volta, arricchite da giudizi morali) sulle misure da adottare nei nostri confronti e per l'inganno che si compie nei confronti dei cittadini ai quali è comodo far intendere che noi siamo ormai solo dei semplici e costosi orpelli che comportano pochissimo valore aggiunto al servizio dell'Istituzione, orpelli che vanno tirati fuori dall'”enclave” (in cui secondo la Presidente della Camera noi si vivrebbe) a colpi di scure, utilizzando ogni strumento anche quello illegale. Se poi, in conseguenza dell'utilizzo di questi strumenti, l'esistenza delle persone che hanno assunto impegni di vita ed economici proporzionati e soppesati in ragione di una certezza giuridica, va in tilt, se va in tilt il loro equilibrio psicologico - perché qualcuno, per favore, ci convinca che è senza conseguenze negative lavorare in un clima simile, più e meglio che in passato, magari svolgendo anche mansioni superiori a quelle previste per la propria carriera, con allungamenti orari anche molto significativi e quotidiani e, come ringraziamento, venire additati come parassiti responsabili della sofferenza di chi non ha lavoro o è sottopagato e sfruttato - se in un momento di angoscia più forte degli altri venisse meno anche l'attenzione necessaria ad evitare errori fatali sulla strada, beh pazienza! Sono rischi da correre! Prezzi da pagare per un bene superiore, per salvaguardare un interesse più grande, l'interesse collettivo! Ma non è per il bene comune che compireste certe scelte! Questa è una menzogna e la vogliamo denunciare come tale. Si tratta di atti mirati, invece, a colpire proprio il personale dipendente perché quando si vuole praticare la solidarietà producendo equità sociale e ridistribuendo la ricchezza si hanno a disposizione strumenti molto semplici e tutti legittimi: - chiedere, tramite imposizione fiscale, un contributo a tutti, TUTTI, i cittadini che possono sostenerlo; - combattere strenuamente e con strumenti efficaci l'evasione, la corruzione e la speculazione finanziaria la quale consente delocalizzazioni e smembramenti di aziende anche floride, lasciando sul lastrico migliaia di lavoratori e famiglie; - combattere lo spreco, quello vero, ed anche gli interessi corporativi laddove si configurano effettivamente come tali. E a questo ultimo proposito sarebbe facile anche focalizzando l'attenzione sulla riduzione della spesa per il personale proporre soluzioni in termini di: 
- ripensamento della totalità dei servizi sulla base delle necessità istituzionali e solo di quelle (il Parlamento non è una fondazione culturale, spiegateci il senso, in tempo di austerità, di svolgere e sostenere spese per convegni, mostre e quant'altro);
  - monitoraggio con maggiore attenzione gli appalti che esternalizzano mansioni che i dipendenti sono in grado di svolgere o che prevedono spese di dubbia utilità; 
- riduzione delle spese per consulenza (alcune delle quali non proprio povere) e per contratti a tempo (nuovo modo di chiamare le consulenze); - messa in trasparenza di tutte le voci di spesa in bilancio e non solo le buste paga dei dipendenti (dove sono pubblicate, a proposito, le retribuzioni dei dipendenti dei Gruppi ad esempio? Noi riusciamo a leggere solo macroaggregati); - razionalizzazione della spesa per locazioni ed utenze che negli anni sono proliferate senza controllo; - attivazione immediata delle sinergie ed unificazioni fra uffici e servizi compatibili delle due Camere attraverso una riorganizzazione profonda delle Amministrazioni; - valorizzazione vera del personale dipendente con percorsi di carriera e condizioni di lavoro che ricreino, anziché distruggere definitivamente, quel senso di appartenenza che ha reso positivamente uniche le Amministrazioni parlamentari; - pianificazione, in ragione di questa valorizzazione dell'esistente, anche dei futuri ingressi sulla base di effettive necessità (sentiamo parlare di somme in bilancio che la Camera destinerebbe a nuove assunzioni! Risponde a verità? E qualcuno, nel caso, ce ne spieghi la ratio, perché non comprendiamo come in un momento in cui venite a tagliarci gli stipendi e state pensando di riordinare le due amministrazioni sia necessario procedere a nuovi ingressi tanto più se questo avvenisse con una penalizzazione del personale dipendente del Senato già al servizio dell'istituzione parlamentare). Se sarà fatto tutto questo sarà legittimo, allora, che ci veniate a parlare di equità e di solidarietà. Noi ad atti di solidarietà siamo sempre stati pronti, né mai ci siamo potuti rimproverare di agire senza senso responsabilità. Ve ne abbiamo dato atto, non potete averlo già dimenticato, anche con l'accordo ultimo di dicembre che ha comportato un risparmio di 14 milioni di euro a carico del solo personale del Senato). Ma di fronte allo stillicidio del prelievo continuo stile bancomat che ora diviene anche immotivato e illegittimo come in questo caso, diciamo basta! Basta allo svilimento della nostra dignità di persone, di cittadini e di lavoratori. Basta all'esposizione mediatica denigratoria, basta alla compressione inaccettabile degli spazi di dialogo, basta all'illegalità, alla demagogia e al cinismo che ne è diretta conseguenza. Noi a queste condizioni non ci stiamo più e siete voi a dovervi assumere la responsabilità della chiusura del confronto. La pace sociale e l'affezione per queste Amministrazioni finiscono qui. Ne seguiranno azioni coerenti: di protesta e soprattutto di denuncia che ci sentiamo a questo punto in dovere di fare da cittadini verso altri cittadini. CGIL Senato (letto per conto di tutte le OO.SS. del Senato)

martedì, agosto 05, 2014

Il cuore delle parole




 mi ero annotata queste parole tanto tempo fa:

Quando prendiamo in mano il libro di un poeta antico, noi facciamo anzitutto scoperta della lontananza. Quelle parole mitiche che ci parlano anche da una qualunque edizione economica o scolastica e non sembrano di primo acchito dire niente di straordinario e rischiano di confondersi subito tra i discorsi del nostro mondo audiovisuale, quelle parole hanno viaggiato per secoli prima di arrivare a noi e hanno affrontato ogni sorta di aggressione. Molte sono sparite strada facendo. La maggior parte. Molte sono state ferite e menomate e non hanno più l’aspetto originario. Ma l’importante è che siano arrivate fino a noi. Noi, aprendo una qualunque edizione moderna di Virgilio o di Orazio, non apriamo semplicemente un libro: noi apriamo le braccia a un sopravvissuto. E, leggendo Virgilio o Orazio, compiamo il gesto più civile che un essere umano possa compiere: diamo ospitalità allo straniero, cioè gli offriamo la nostra casa e ci mettiamo ad ascoltarlo. Lo dimentichiamo con troppa facilità: un verso, anche un solo verso di Omero è un miracolo della fortuna. Se ci viene incontro, abbiamo il dovere di riceverlo. Negargli l’ascolto sarebbe favoreggiare quella violenza irrazionale ma spesso intenzionale che ha disperso i quattro quinti della letteratura antica e che, in un modo o nell’altro, continua ad agire tra noi e nullificherà anche molte delle nostre cose migliori. Noi dobbiamo opporci alla violenza. Accogliendo l’antico, faremo simbolicamente resistenza a qualunque sopruso. I beni che provengono dal dare ospitalità sono meravigliosi. Non solo lo straniero è soccorso e salvato e, dunque, molto probabilmente ci resterà amico, ma noi, con lui, diventiamo nuovi. Attraverso lo straniero, nella nostra stessa casa, entriamo in contatto con un mondo che non conoscevamo. E la scoperta di una realtà diversa, oltre a produrre piacere di per sé, ci rende forti. Chi conosce - diceva Lucrezio - non ha paura. Gli antichi ci insegnano ad ascoltare, perché per prima cosa ci chiedono che li ascoltiamo. La distanza che hanno attraversato ci obbliga a fare silenzio, a districare le loro voci dalla rete di suoni e rumori che ci riempiono le orecchie e la testa, a smettere perfino di ricordare e di stabilire paragoni. Gli antichi ci spingono a rinunciare al già noto, a ricevere l’irriconoscibile. Ormai è raro che riusciamo a godere delle cose nuove, perché per noi non c’è più novità. Anche ciò che la nostra civiltà tecnologica propone come nuovo contiene pur sempre qualcosa di abituale. Questa stessa civiltà tecnologica e consumistica, anzi, ci addestra ad accogliere il «nuovo» con una certa familiarità, pretende che lo riceviamo come dovuto e necessario. Noi abbiamo bisogno di novità ma alla fine, attraverso i prodotti della cultura contemporanea, perfino attraverso certa buona letteratura, non è novità quel che ci viene dato, ma un modo sempre variato di soddisfare la nostra sempre uguale esigenza di intrattenimento. Il nuovo, insomma, nel nostro mondo è scontato fin dall’ora del suo primo apparire. La parola dei poeti antichi, nella sua totale diversità, non è necessaria: noi non la aspettavamo. Ci è completamente donata. Non soddisfa un bisogno che c’era. È la risposta a quesiti che non avevamo formulato, come la soluzione a un enigma di cui non si sapeva l’esistenza. Allora, mentre leggiamo Orazio, Virgilio, Saffo, ogni sapere preconcetto smette di funzionare, perché non serve più a niente. Siamo completamente disponibili alla voce che viene dal passato. La nostra mente ricomincia a pensare, a immaginare e si impegna a capire. L’inattualità o l’assurdità che può suggerire una prima lettura distratta si dissolve e ogni vocabolo (ogni suono - se il lettore ha la fortuna di conoscere un po’le lingue antiche) acquista un’importanza primigenia. La scrittura, per gli antichi, è esercizio etico; impegno a vivere bene. Non c’è riga di Saffo o di Orazio che non proponga un programma di educazione sentimentale ed emotiva. Attraverso la poesia l’individuo impara a definire i suoi sentimenti e a comprenderli in rapporto ai loro oggetti. La poesia circoscrive lo spazio della soggettività, che questa si esprima in un comportamento o in una reazione psicologica. Dalla poesia sono fissati o almeno riconosciuti i limiti dell’umano e sono indicate le conseguenze degli eccessi. Ogni cosa al suo posto e al suo tempo: la felicità si raggiunge se si tiene a mente questa semplice verità. Ma gli antichi sanno bene che gli individui sono continuamente tentati da immagini di sé che non possono adattarsi alla realtà. Il culto della misura, tra gli antichi, non è separabile dal fascino della follia e dell’autodistruzione e proprio per questo va considerato un’altissima conquista. La poesia antica è lo specchio di una cultura che crede nel potere delle parole. Gli antichi conoscono perfino la parola che vince la morte e ha il governo della natura. Mi sto riferendo al ben noto mito di Orfeo, il poeta che commuoveva le stesse pietre con la bellezza del suo canto e che in virtù del suo dono godette del raro privilegio di riportare la moglie prematuramente morta sulla terra. D’altra parte, il mito di Orfeo ci insegna che la potenza della parola non è onnipotenza. La parola vince se rispetta le regole del mondo in cui si manifesta. Orfeo aveva stretto un patto con il dio dei morti - di non voltarsi mai, prima di riuscire alla luce, per accertarsi che la moglie lo seguisse. Invece si girò ed Euridice fu persa una seconda e definitiva volta. La parola, insomma, ha un ambito di azione, che può essere anche vastissimo, può anche scendere agli inferi e lì esercitare la sua forza. Ma alle parole devono anche corrispondere azioni adeguate. Per di più, perduta Euridice per sempre, Orfeo continuerà a infrangere le regole. Se ne andrà in giro solo per il mondo, poetando, e respingerà le altre donne. La sua fine è orribile, ma in fondo inevitabile. Sarà squartato proprio dalle donne e disperso. Di sole parole, infatti, non si vive. Ci vuole anche il resto. Ci vuole l’amore. I poeti antichi si preoccuparono, come nessun poeta moderno si è mai preoccupato, di durare. Noi moderni tendiamo a concentrare la nostra mente su chi siamo stati, pensiamo all’infanzia, a quel che non c’è più. Gli antichi pensano ai posteri, a quel che non c’è ancora. Per questo la poesia antica è così essenzialmente diversa dalla nostra: perché non si abbandona ai ricordi personali, nemmeno quando esprime il massimo della soggettività, come vediamo in Catullo. Il pensiero dei posteri non nasce solo da sete di gloria. O meglio: la sete di gloria, che c’è ed è innegabile, esprime un bisogno profondo di autoconservazione e attraverso questo un rispetto della vita che a noi moderni manca. La scarsità di ricordi, se da una parte può essere all’origine di molta della nostra indifferenza alla poesia antica, dall’altra dovrebbe insegnarci a sviluppare qualcosa di cui noi moderni siamo anche troppo carenti: il pensiero di chi verrà dopo di noi. Il poeta antico si sforza di trovare i modi per diventare contemporaneo dei suoi discendenti. Il suo lavoro letterario è tutto un modo di meritarsi l’ascolto di chi verrà, di diventare degno, di essere un modello. Questo apparente narcisismo, in verità, è rispetto di chi ancora non c’è. Il poeta antico non rifugge dalla responsabilità di farsi padre. Solo così ritiene di potersi perpetuare. Ogni poeta antico si rivolge idealmente a un figlio. 

Nicola Gardini: il cuore delle parole

giovedì, luglio 24, 2014

Foro di Augusto

sono andata con figlia e nipote a vedere questa ricostruzione virtuale e la storia che l'accompagna, raccontata in modo veramente splendido e interessante da Piero Angela, ve la consiglio vivamente perchè è un'esperienza a dir poco commovente, e confesso che tutti e tre avevamo un groppo in gola, persino il 12enne, tenendo conto che lui è un ragazzino che è sempre stato affascinato dalla antiche civiltà, il fatto poi di vivere in un paese che non ha una storia così antica probabilmente influisce sulla fascinazione che subisce di fronte a questo tipo di esperienza.
Rivivere la Roma antica come se fosse così ancora oggi, rinverdire le nozioni di storia o scoprire nuove informazioni, subire il fascino del racconto pacato ed esaustivo di Piero Angela, vedere proiettate le immagini come se fossero vere e come se tu ci fossi effettivamente dentro è stata veramente una bella esperienza. Vi dico che si esce tronfi come un tacchino, specie se si è nati a Roma.

Qui potete trovare tutte le informazioni, vi conviene prenotare specie se volete andare al primo spettacolo, e se riuscite a formare un bel gruppetto avrete anche un bello sconto, in caso di pioggia verrete rimborsati o prenotati per un'altra serata.

mercoledì, luglio 09, 2014

non è un paese per mamme

leggo oggi che qualche deputata si è lamentata di non poter allattare il proprio figlio e contemporaneamente essere presente in aula per via del fatto o del misfatto che in parlamento non esista un luogo consono dove accogliere i bambini di una mamma lavoratrice, confesso che la prima reazione è stata di rabbia e non di empatia, eh sì perchè questa spinosa questione viene sollevata a cicli, come i famosi cicli e ricicli storici di Vico, ma non viene mai risolta. Ho firmato, insieme alle colleghe, non so quante "petizioni" che chiedevano l'allestimento di un asilo nido congiunto per i dipendenti dei due rami del parlamento, i palazzi sono contigui si poteva trovare un luogo che facesse comodo a tutti e due, velamente qualcuno ci ha fatto anche intendere che dato che ci pagavano bene, avremmo anche potuto permetterci una babysitter, ma come fa notare giustamente la deputata intervistata non è che puoi delegare ad una babysitter l'allamento al seno, quello lo facevano le balie che non credo esistano più, e anche l'opportunità di prenderti il congedo per maternità non è uguale per tutti a parte i 3 mesi postparto stabiliti dalla legge, e anche se ti riesce ad accedere ad un nido comunale  non è detto che l'orario coincida con quello che fa comodo a te per andare a lavorare, se poi non ci sono nonne o zie o parentame che possa aiutarti diventa veramente problematico conciliare l'essere mamma con il lavoro, se poi sei così "fortunata" da ritrovarti ad essere una mamma sola, diventi schizofrenica.

Mi viene sempre in mente la scenetta che fece per la tv delle ragazze Angela Finocchiaro


mercoledì, luglio 02, 2014

son tornata



sono tornata, è stato un mese di stacco dalla vita quotidiana e dalla romanità, ogni tanto allontanarsi pure dagli amici e dalla famiglia è salutare, il fatto poi di decidere di non sforzarsi di capire la lingua, i fondamentali dell'inglese li so persino io, e di non rispondere ma assumere bensì una faccia inespressiva o tuttalpiù da pesce lesso, trincerandosi dietro un "I don't undestand" o addirittura dietro un "mi spiace, non vi capisco", è stato liberatorio e ha permesso, a me che di solito sono molto socievole, di estraniarmi per un po'.


mercoledì, giugno 11, 2014

Son qui


Son qui, a fare da autista, babysitter, e altro al nipotino ormai quasi preadolescente, mi godo anche la figlia che non vedevo da Natale, senza dimenticare il genero, una sorta di vacanza, rilassante e piacevole, fa caldo ma non quel caldo umido romano che ti stronca e non ti fa respirare, giro in bici, faccio delle belle passeggiate, cosa potrei volere di più ?




giovedì, maggio 29, 2014

19 maggio 2006

roy lichtenstein

ero indecisa mi piaceva anche questa





mi ero proprio dimenticata dell'anniversario del blog, quanti anni sono passati, ed eccomi ancora qui, questo il mio primo post, povero senza un commento


martedì, maggio 27, 2014

condomini







è proprio vero le riunioni condominiali sono stressanti, io le affronto sempre con un po' di ansia anche per via di antipatie ataviche con una persona con la quale in teoria ho una relazione familiare, trattasi della cognata ancorchè soprannominata Crudelia Demon, la simpatia come potete intuire è reciproca, per mia fortuna è invisa a più condomini ma questo scatena ogni volta una bagarre che ci vorrebbe Kissinger per tenere a bada tutti, per il resto la vita condominiale tra vari bed & breakfast che si sono impadroniti del palazzo, affittuari che vanno e vengono, per il resto la convivenza è relativamente pacifica, la cosa curiosa che mi ha spinto a scriverne è che mi sono resa conto che alcuni di questi condomini farebbero concorrenza a Tom Ponzi, sanno i movimenti di tutti e tengono sotto controllo tutti gli spazi comuni, io invece cado proprio dal pero, anche ora che passo più tempo a casa, da brava pensionata, non mi accorgo proprio di nulla, certo conosco quasi tutti e se li incontro ci scambiamo se non i convenevoli di sicuro i saluti, due o tre sono come me padroni di cani e quindi capita di uscire negli stessi orari, ma non ho mai brontolato per i vari lavori di ristrutturazione o restauro, nè se qualcuno per qualche giorno ha intasato il cortile con manufatti, nè per il vociare allegro o la musica alta se qualcunaltro da una festa, d'altra parte avendo dei figli che non sono mai stati "tranquilli" e che invitavano a casa e invitano sempre una marea di amici, qui di tranquillità ce ne è stata sempre poca, per fortuna sotto di me non abita nessuno che si possa lamentare se ancora giocano a calcio dentro casa! Io poi ho sviluppato questa passione/ossessione per il karaoke e almeno una volta al mese organizzo un "canta che ti passa", tant'è che ormai persino la coppia del piano di sopra quando ci sente cantare, scende e si unisce al coro!

e voi? come vivete la vostra vita condominiale, vi ignorate o vi frequentate?

lunedì, maggio 12, 2014

mercatini






fra le innumerevoli cose che faccio da quando sono in pensione ci sono i mercatini domenicali , non sono poi così assidua, ma almeno una volta al mese partecipo, ahimè non ho molta fortuna, se piove sicuramente ho il banchetto all'aperto, se c'è il sole avevo optato per un mercato al chiuso, se partecipo al car boot market è sicuramente in una domenica a piedi, inoltre non sempre l'impresa vale la spesa, però potrei pubblicare uno studio sociologico sugli improbabili acquirenti e anche sugli altri venditori, che poi in massima parte sono artigiani. Per prima cosa ho notato che raramente viene apprezzato il lavoro manuale e di inventiva che c'è dietro a certi oggetti, oppure viene apprezzato ma il prezzo richiesto viene percepito esoso anche se gli stai chiedendo non più di 5 euro che sono veramente ridicoli, un pacchetto di sigarette costa così, e dire che questi mercatini si svolgono generalmente in zone considerate "trendy", frequentate non certo da chi deve svoltare la giornata, tanto per fare un esempio chi va a fare la spesa o a mangiare da Eataly non credo abbia il problema di arrivare a fine mese, perchè di certo non è poi così conveniente comprare cibo e quant'altro lì, ci puoi andare una volta per sfizio o per curiosità, ma non per la spesa di famiglia. Poi ci sono le domande assurde che ti fa la gente


questa è un porta sacchetti della spesa fatto riciclando una manica di una camicia, ora tu cliente come puoi obiettare che è un po' piccola, è ovvio, almeno a me, che è una chicca, uno sfizio, alla terza persona che mi ha detto questo ho sarcasticamente risposto che ahimè non conosco Michael Jordan nè altri giganti, un'altra mi ha chiesto come funzionava, in che senso come funziona? ci metti dentro i sacchetti e l'appendi, ohibò! 




questo è un cuscino-camicia, anche qui le domande idiote su di chi fosse la camicia, ma che ti importa a te? è una vecchia camicia, punto!


vi chiederete perchè ancora mi intestardisco, perchè mi piace il lavoro manuale, perchè poi qualcuno che apprezza lo trovi, certo con i "mi piace" non ci paghi l'affitto, ma a fine giornata torni sempre a casa con qualche storia da raccontare e poi spesso gli amici ti passano a trovare e ti fai qualche bella chiacchierata.