giovedì, maggio 14, 2015

deontologia del cellulare


una volta avevo letto un libro che trattava di questo argomento, mi è tornato in mente oggi dopo aver trovato innumerevoli chiamate senza risposta fatte dalla stessa persona e mi è venuta voglia di sfogarmi:

tu che continui a chiamarmi pur non ricevendo alcuna risposta, non ti è venuto in mente che se non ti ho risposto è perchè non potevo risponderti, magari ero in altre faccende affaccendata, non puoi sapere se piacevoli o meno, ma sta di fatto che non ti ho risposto!
tu che continui a chiamarmi, non ti è venuto in mente di mandarmi un sms se quello che volevi comunicarmi era veramente così urgente, e se tale non era non potevi aspettare che ti richiamassi io?
tu che continui a chiamare senza avere risposta, non potevi leggere l'sms che ti ho mandato, e non ero obbligata a farlo, spiegandoti perchè non potevo risponderti.

Forse è meglio che io renda noto alcune mie idiosincrasie rispetto al cellullare:
non mi piace rispondere ad una chiamata se mi trovo con altre persone in una qualsiasi sala d'aspetto, non mi piace rispondere se sono su un mezzo di trasporto, nemmeno se sono nella mia macchina, detesto usare gli auricolari e quindi incorrerei in qualche multa. Quando sono al telefono mi piace godermi la telefonata, magari spaparanzata su una poltrona o se sono in giro su una panchina, a dirla proprio tutta se sono a casa preferisco la chiamata sul telefono fisso a meno che l'altra persona non sia in giro, mi piace stare al telefono non lo nego, ma penso che le telefonate via cellullare siano destinate a conversazioni brevi e concise, diciamo per situazioni estemporanee, telegrafiche o di sos, ecco puoi tempestarmi di telefonate se hai avuto un incidente o stai per morire, e comunque tanto per essere cinica puoi sempre lasciarmi un messaggio vocale.

giovedì, marzo 26, 2015

leggere




concordo con la frase di Virginia Woolf, divento irrequieta quando non ho nulla da leggere, ormai ho imparato a scaricarmi i libri anche sull'ipad così se sono in giro e mi sono dimenticata di portarmene uno appresso, posso sempre leggerlo anche sull'iphone, dato che quello che scarico su uno lo trovo sull'altro, (anche se alle volte questa cosa è deleteria,ehm), diciamo però che ultimamente non mi attira nessun titolo e allora mi sono messa a rileggere qualche libro che mi era piaciuto molto.
Prima mi sono riletta questo:



Mi costringo a sentire il Malessere di un Lungo Pensare.
Quest'ultima frase che dà anche il titolo all'ultima parte del romanzo è già significativa e rende il senso di questa romanzo dove si intrecciano varie vite e vari personaggi, tutti con storie dolorose alle spalle e alle prese con una vita non semplice in un paese selvaggio e ostile.
Si legge tutto di un fiato seguendo il viaggio di Mrs Ross alla ricerca di suo figlio e alla scoperta di un'altra sè.


Peccato che non abbia scritto più niente o meglio ne ha scritto un altro mai tradotto in italiano.

e ora mi sto rileggendo questo:

curioso come il rileggerlo da grandi fa tutto un altro effetto, per niente deludente anzi ti trovi a pensare come sia possibile scrivere così bene ed essere ancora attuale perchè intrighi, giochi di potere e relazioni amorose non sono poi così cambiate molto.

domenica, febbraio 08, 2015

Senza alcuna spiegazione








Ho taciuto
per molto tempo


Non le mie parole
né la mia penna
hanno tracciato il segno alla giornata
Questi son tempi in cui dire non serve
ed anche scrivere
sai, non cambia nulla
Intorno han costruito la gabbia
ed il ruggire ora
serve solamente a divertirli
Hanno per ogni nostro verbo
la giusta confezione
Per ogni male
inventano un vaccino
Per ogni favola
comprano un lieto fine
che non racconti la rabbia
le solitudini, il sangue
che ci nasconda il vero
perché ci insegni
a pensare come loro
ed a parlare
ed a scrivere
le loro parole
ad esser docili
Anche l’amico di ieri
con cui sognasti
il tuo sogno
oggi è cambiato
Si nutre al loro desco
veste gli stessi vestiti
Cambiare tutto…
per non cambiare niente
Perché le parole
che servono per noi
son sempre quelle
se abbiamo smesso di inventare domande
a cosa mai potrà servire aver risposte? 

Giandiego Marigo

venerdì, gennaio 30, 2015

senso di appartenenza





se prima guardavo con una certa sufficienza tutti questi attestati di orgoglio che amano tanti gli americani, riflettendoci ho capito che forse non e' un atteggiamento del tutto negativo, se non sfora nel fanatismo, a tutti piace sentirsi parte di un qualcosa, partecipare, appartenere, sia una scuola, un partito, una religione, una squadra, etc.etc. se gestito bene sicuramente porta un valore positivo nella vita comunitaria, perche' poi non e' che viviamo in un'isola deserta e con gli altri tocca confrontarsi spesso. Ecco allora che forse far parte di un gruppo aiuta nelle insicurezze, crea una specie di bolla protetta, magari solo apparentemente, ma che comunque ti fa sentire meglio, non ti fa sentire solo, fa comunanza per cosi' dire.

lunedì, gennaio 19, 2015

resilienza




E' una fortuna essere dotati di una buona dose di resilienza.


Per rimanere resiliente occorre concentrarsi su quel poco che possiamo controllare, accettando che esistono cose fuori dalla nostra volonta'.  Epitteto

Essere stoici consiste nella ricerca dei fatti, nel saper dire "questa situazione e' cosi': va acettata. Ora bisogna andare avanti e fare il meglio che posso."

mercoledì, dicembre 31, 2014

nessun buon proposito

un anno se ne va, un altro ne arriva,  facebook continua a dirmi che è estato un anno meraviglioso e mi ringrazia per aver contribuito a renderlo tale, e in effetti credo che a loro/lui sia andata alla grande, il mio è stato un anno così così e allora non faccio buoni propositi per l'anno nuovo, in effetti non ne ho mai fatti e in caso non li ho mai attuati, quindi ecco un buon proposito per l'anno nuovo: smettiamo di dirci bugie, voglio esagerare: smettiamo di dire bugie, smettiamo di sentire bugie e trasformarle in verità, smettiamo di far finta di credere alle bugie che diciamo e che ci diciamo, poi ognuno faccia i buoni propositi che vuole, gli auguro di riuscire ad attuarli.

buon anno nuovo a tutti quelli/e che passano di qui.

Patty

giovedì, dicembre 11, 2014

Addobbi di Natale




perchè a me mi piace esagerare



martedì, novembre 18, 2014

i precari siamo noi




facevo questa considerazione l'altro giorno, si parla tanto di giovani precari ma non si pensa quasi mai al fatto che questa precarietà si riflette sui loro genitori, genitori che sicuramente si sono cullati nel sogno effimero di aver raggiunto chi più chi meno una certa stabilità economica, e che arrivati ad una "certa età" pensavano di potersi godere i frutti del lavoro di una vita e invece si ritrovano a dover occuparsi ancora di figli più che maggiorenni che non è che non vogliono andarsene di casa, ma proprio non possono andarsene perchè non avrebbero di che sostentarsi. Così cresce un senso di malessere fra le due generazioni, di insofferenza anche, nessuno delle due si sente più libero ma bensì costretto in una situazione che diventa sempre più soffocante per tutte e due le parti in causa. La generazione dei nostri padri ha costruito con molti sacrifici quello che poi noi abbiamo cercato di consolidare, la generazione dei nostri figli non è sicuro che riuscirà a consolidare figuarsi costruire.
Io ho tre figli di età varia dai 33 ai 21 anni, per dirla tutta una ha 33, gli altri due 25 e 21, la prima per fortuna lavora, ha già una famiglia, un figlio, ma per potersi permettere tutto questo è dovuta emigrare prima in Olanda e ora in America, il piccolo va all'università e il mediano sta ancora cercando la sua strada, molti dei loro amici  emigrano facendo dottorati e stage, postdottorati..etc..etc. e comunque per buona parte sono ancora a carico dei loro genitori, o si arrangiano con lavoretti nella città natale, qualche fortunato ha già trovato un lavoro "vero", ma si contano sulle dita di una mano. Ti/mi assale allora una sottile ansia per il futuro loro ma anche per il mio, il tenore di vita si abbassa sempre di più, i vizi e gli sfizi si mettono da parte, come si dice in gergo si tira la cinghia,  magari si ricomincia pure a lavorare, ad inventarsi qualche altra cosa, di certo la serenità economica che pensavo di aver trovato si allontana, e parlo io che per fortuna  ho avuto un buono stipendio ed ora ho una buona pensione, non oso pensare a chi questa fortuna non l'ha avuta.

venerdì, ottobre 31, 2014

non ci sono santi


oggi qualcuno anche in Italia festeggerà Halloween, queste usanze di oltreoceano riescono a contagiare quasi tutti, noi invece e per noi intendo un bel gruppetto di amici/che da un po' di anni  facciamo una controfesta, in fondo  è Ognissanti il primo novembre un giorno di festa, pur non essendo tutti osservanti, come si suol dire, anzi qualcuno decisamente ateo, l'iconografia di santi e beati la conosciamo un po' tutti, vuoi perchè a Roma ci sono più che chiese che abitanti, vuoi perchè storia dell'arte l'abbiamo studiata, vuoi perchè a qualcuno comunque è toccato di frequentare una scuola cattolica, diciamo che siamo ferrati nella materia. Ogni anno ci inventiamo un gioco: dal gioco dell'oca con i santi, al trivial pursuit con le domande sulla loro vita, ai quadri che li rappresentano, quest'anno tra gli altri anche il karaoke con canzoni che nel testo o nel titolo contengano o il suffisso san o proprio la parola santo, trovarle non è stato poi così facile, neanche in lingua inglese, nemmeno cercando tra il nome dei gruppi, io ho trovato queste:

Luci a San Siro
Sono una donna non sono una santa
Berta filava
Piazza  Grande
In questo mondo di ladri
When the saint go marching in
Tornerò dei Santo California
Saint Tropez twist
Sandokan
Io senza te dei Santarosa
Bocca di rosa
Don't Let Me Be Misunderstood dei Santa Esmeralda
Lady Marmalade All Saints 

sicuramente ce ne saranno altre a me non vengono in mente e a voi?
vi sfido

martedì, ottobre 21, 2014

povero blog





da un po' di tempo ti trascuro ma sono in altre faccende affacendata e ogni tanto mi capita di pensare di non aver più niente da scrivere, da dire, e altrettante volte non ho più voglia di scrivere o parlare, e questo mi capita non solo qui, su questo diario virtuale ma anche nella vita reale, leggo e scrivo su facebook solo perchè lì le notizie sui vari amici e parenti viaggiano più veloci.

(volevo scrivere cazzeggiare su fb ma il termine mi sembrava un po' troppo "forte", sono andata sul mio guru, il devoto-oli, per trovare un sinonimo, non ci crederete ma non ce l'ha!)

che fare quindi? abbandonare questa avventura che dura da più di 7 anni, sarà mica la crisi del settimo anno, ora che ci penso, oppure continuare ad alimentarlo a singhiozzi, rischiando così di perdere una fetta di lettori affezionati?

voi che dite?




giovedì, ottobre 09, 2014

sola o sòla

ti dici che single è meglio, che l'indipendenza e la libertà non hanno prezzo rispetto all'accontentarsi di rapporti sfilacciati o emotivamente instabili, ti dici che hai amato e sei stata amata, che le tue relazioni non sono capitate per caso ma volute, volute così tanto che ti ci sei buttata anima e core, dal lutto che ti ha cambiato la vita è passato tanto tempo ormai, 18 anni, anche se ogni tanto qualche ricordo ti fa commuovere, l'ultima relazione importante anche quella in un certo senso ti ha cambiato la vita è finita da così tanti anni che piano piano sta sbiadendo anche se è stata una bella storia appassionata e appassionante, ti sembrava di aver messo il cuore in un cassetto anzi a volte ti sembra di averlo messo in un cassetto di un....congelatore, ma come dice l'ex meglio congelati che affettati, e allora come mai nonostante tutti gli interessi, tutte le cose che fai, la rete degli amici che hai, ti chiedi come mai ogni tanto sembra mancarti qualcosa, un lui con il quale condividere almeno un attimo fuggente, una stabilità affettiva che i rapporti mordi e fiuggi ovviamente non ti danno, per quanto possano essere talvolta gratificanti. E ti senti vulnerabile, esposta, a rischio per così dire, mancano così tanto gli abbracci, le tenerezze, le parole d'amore? e come fanno a mancare? ma soprattutto come si fa ad aver di nuovo voglia di investire emotivamente su qualcun altro, come si fa ad innamorarsi di nuovo?
(mi è stato consigliato questo parlando con le vicine di mercatino, la giornata non passava mai e le confidenze si sono fatte via via più personali)

martedì, settembre 09, 2014

paradosso delle possibilità



citando/copiando Vittorio Zucconi, perchè è un periodo che le parole non mi vengono, rubo quelle di chi esprime meglio di me certi concetti che mi appartengono.

Non credo esistano umani che non rimpiangano le cose che non hanno voluto/potuto fare, le scelte che si sono rivelate sbagliate, gli errori, le rinunce, i baci dati o non dati. La sedimentazione dei rimpianti, dei famosi "fiori mai colti", pesa più delle rughe, degli acciacchi.
 Noi gentili signore pare soffriamo più di rimpanti romantici, di non aver dedicato più tempo ai figli, ma anche di non averlo trovato per noi stesse.
Il sentimento di aver sprecato troppo tempo lontano da chi ci voleva bene o da quelli a cui volevamo bene tormenta indistintamente uomini e donne, la conclusione a cui arriva uno studio di un'università americana è quasi lapalissiana:

impariamo a convivere con gli errori fatti, 
con le scelte che si sono rivelate sbagliate
concediamoci il lusso di sentirci felici
siamo indulgenti con noi stessi
quindi non piangiamo sul latte versato, a tutti è capitato di fare delle scelte sbagliate
dedichiamo più tempo alla famiglia e agli affetti
dedichiamo meno tempo al lavoro

Il rimpianto è la vendetta particolarmente crudela contro coloro che si illudono di poter pianificare la propria vita e che vivono nel culto dell'avere tutto sotto controllo e inesorabilmente scoprono che il destino si diverte a scombinare i migliore progetti di uomini e topi.

Se non sai dove andare, ogni strada ti porterà alla meta
(Lewis Carroll)




lunedì, agosto 18, 2014

incarichi




Mi hai dato due incarichi.
1) Non telefonarti.
2) Non vederti.
Adesso sono un uomo occupato.
C’è anche un terzo incarico:
non pensare a te.
Ma tu non me l’hai affidato.


Viktor Borisovič Šklovskij

martedì, agosto 12, 2014

Funeral blues








Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,
fate tacere il cane con un osso succulento,
chiudete i pianoforte, e tra un rullio smorzato
portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.

Incrocino aeroplani lamentosi lassù
e scrivano sul cielo il messaggio Lui È Morto,
allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,
i vigili si mettano guanti di tela nera.

Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed Ovest,
la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,
il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;
pensavo che l'amore fosse eterno: e avevo torto.

Non servon più le stelle: spegnetele anche tutte;
imballate la luna, smontate pure il sole;
svuotatemi l'oceano e sradicate il bosco;
perché ormai più nulla può giovare.


W. H. Auden

 

giovedì, agosto 07, 2014

intervento del 24/7/2014 di Luciana Stendardi, segretaria CGIL Senato

mi sono stufata di leggere tutte le leggende e le stronzate che girano da sempre ma in questi ultimi anni sempre più spesso sui dipendenti del Parlamento, questo intervento non è a difesa di una presunta casta ma rispecchia la nostra realtà lavorativa e come giustamente detto sotto perchè mai dovrei vergognarmi di aver vinto un concorso pubblico?

 RIUNIONE CONGIUNTA RAPPRESENTANZE PER IL PERSONALE DI CAMERA E SENATO – INCONTRO DEL 24 LUGLIO 2014 Intervento di Luciana Stendardi, Segretaria CGIL Senato (in rappresentanza di tutte le OO.SS del Senato) Onorevoli Parlamentari, fin dall'inizio di questa legislatura ed in tutte le sedi utili, formali ed informali, non abbiamo mai mancato di ascoltarvi con lo spirito di avviare e conservare un dialogo leale e costruttivo da sviluppare secondo pacatezza e buon senso. Dal 19 marzo scorso, data del nostro ultimo incontro, si sono succeduti molti avvenimenti politici ma soprattutto mediatici che ci riguardano. Sulle anticipazioni di stampa che hanno avuto,come sempre, ad oggetto le nostre vicende sindacali e dunque i temi di risparmio sulla voce spesa per il personale e che hanno, con puntualità consolidata, fatto conoscere all'opinione pubblica, ancora oggi, ciò che dovrebbe essere prima discusso con le OO.SS., crediamo di avere già detto molto. Sul punto degli annunciati tagli stipendiali oggi formalizzati abbiamo svolto riflessioni giuridiche, diffuso comunicati e tentato inviti alla ragionevolezza e al rispetto delle regole. Ad oggi nulla sembrerebbe però essere stato utile a farvi recedere dai vostri obiettivi. E nulla, forse, serve quando devono essere considerati per primi non gli interessi collettivi – come si dichiara continuamente – ma ben altre esigenze. Riguardo al merito di ciò ci avete oggi comunicato formalmente sul risparmio sulla voce “personale dipendente” non serve perderci in un mare di argomentazioni giuridiche per dimostrare che la manovra è illegittima. Valenti giuristi oggi e in passato hanno speso lucide parole per affermare che una norma non può essere retroattiva e che ledere un diritto soggettivo perfetto (quale è la retribuzione acquisita e persino, in precise circostanze, la progressione di carriera) è azione illegale. Perciò non ci perderemo oggi in tecnicismi giuridici. Qualcosa però è rimasto da dire per non mancare - una volta di più ed in un momento così drammatico - di chiarezza sindacale. Vogliamo porvi una domanda: perché l'ordinamento giuridico impedisce che gli stipendi possano essere tagliati? Qual è il senso primo e ultimo di questo consolidato orientamento se non quello di tutelare non la difesa di principi astratti ma la vita delle persone concrete che dietro le norme scritte e le sentenze esistono e devono essere considerate? Allora una scelta come quella che ci è stata illustrata - scelta peraltro declinata senza il rispetto di qualsiasi criterio di ragionevolezza (il quantum del taglio sarebbe addirittura superiore al massimo del contributo pensionistico recentemente applicato sulle pensioni più alte), priva di una causa giustificatrice e di rispetto di qualsiasi criterio di tutela extra-lavoristica (sperequazione rispetto all'imposizione fiscale, lesione dell'indipendenza e della neutralità delle funzioni svolte, lesione del principio di uguaglianza) - non è solo illegittima. E' cinica! La forma è sostanza onorevoli rappresentanti della Nazione! E non dovremmo essere noi a ricordarlo ai legislatori. Quello che ci avete annunciato di voler fare è quanto di più lontano dall'equità si possa immaginare perché usando srumentalmente il tema della crisi, da tempo ormai (ed anche ora in continuità perfetta con il passato) state usando i dipendenti degli Organi costituzionali e del Parlamento in particolare, come capri espiatori utili da sacrificare per scopi politici anzi meglio sarebbe dire mediatici perché la politica, quella vera, è un'altra cosa: è l'arte antica e nobile di rappresentare esigenze a volte contrapposte per raggiungere, con un compromesso alto, una sintesi efficace per il bene di tutti, qualcosa di fronte alla quale tutti dovrebbero inchinarsi! Invece sappiamo quanto prosperi l'antipolitica e quante vittime si possano contare anche su quel fronte! Quando si massifica e si ragiona per solo categorie e per stereotipi si compiono sempre ingiustizie. Crediamo che tutti vi sarete interrogati sul motivo di questo clima avvelenato che esiste da anni! Nessuno che abbia buon senso può veramente credere che la disaffezione dei cittadini verso chi li rappresenta sia determinata solo dall'entità delle indennità parlamentari o dal numero dei parlamentari stessi. Il punto nodale è un altro e consiste nell'assenza di risposte ai problemi veri della gente alla quale non si sa più parlare se non con argomenti demagogici, pensando di trovare nell'offerta di agnelli sacrificali la soluzione ad una mancanza di credibilità e di autorevolezza che nasce da lontano, da almeno un trentennio e forse più di cattivo governo della cosa pubblica. Un cattivo governo le cui conseguenze ora dovrebbero pagare i cittadini in vario modo. E l'applicazione di una di queste modalità, irricevibile perché basata sul travalicamento dei limiti posti a fondamento dello Stato di diritto, voi in questo momento credete possibile e persino giusto effettuarla sui dipendenti delle Camere colpevoli solo di essere ben pagati. Peccato però che né la Costituzione, né la legge ordinaria né la giurisprudenza discriminino fra diritti soggettivi dei ricchi e dei poveri. Dunque non potete trasformare la vostra soluzione ipso facto in qualcosa di legale perché rivolta ad un gruppo di cittadini con reddito più alto di altri. La nostra Carta ripone la garanzia delle pari opportunità per tutti, poveri e ricchi, non certo nella compressione dei diritti di qualcuno ma nella capacità dello Stato di rimuovere tutti gli ostacoli che impediscano il pieno sviluppo della persona umana (Cost, articolo 3, comma 2). A questa manovra vorreste dare addirittura una valenza etica, rendendola odiosa perché fatta passare come atto di solidarietà e sensibilità verso i più deboli e dunque di equità sociale quando non lo è affatto. Va infatti detto, con molta fermezza, che qui non si sta mettendo a punto un'operazione seria di contenimento della spesa, sulla quale abbiamo dichiarato più volte di essere dispostissimi a ragionare e a formulare proposte, ma si sta, invece, compiendo uno degli atti più significativi (forse il primo di una lunga serie) di attacco frontale al valore del lavoro pubblico e di quello al servizio del Parlamento in primis, atto che vi accingete a compiere persino contravvenendo allo spirito – almeno quello che si evince dalla forma scritta – della norma dell'articolo 17 del DL 66/2014 sul quale avete votato la fiducia. Ci chiediamo se svilire il valore di questo nostro lavoro (che non è superfluo ricordare ha le caratteristiche dell'indipendenza dai dettami della politica di turno sia essa di maggioranza o di opposizione) non sia utile a consolidare anche un ridimensionamento generale del ruolo e della libertà di un Parlamento che è sotto attacco da anni e che è diventato ormai scomodo difendere persino da parte di chi, per tradizione culturale, dovrebbe averlo in massima considerazione come l'espressione più alta della democrazia di un Paese, lo spazio più significativo del confronto, luogo in cui - per richiamare una bella citazione di Matteotti - “le plebi” cessano di essere tali per divenire “popolo consapevole, maturo e arbitro del proprio destino”. Ma tant'é! E converrà, ora, scendere dall'Olimpo delle riflessioni ideali per tornare ad occuparci delle nostre piccole e povere vicende che però, se lette in questo quadro più generale, appaiono meno piccole e insignificanti. Dunque riepilogando: da anni siamo sotto l'attacco dei media, trattati come lo scandalo pubblico numero uno di questo Paese, ignorati nelle scelte sindacali (quando non irrisi anzi) che comunque abbiamo compiuto responsabilmente negli ultimi anni improntandole alla logica della sobrietà e della solidarietà ed ignorati anche in quelle scelte che, a beneficio anche del bene collettivo, avremmo voluto compiere, erosi nelle nostre competenze da ingressi sempre meno controllabili di consulenti e personale cooptato politicamente, qualche volta anche puniti per avere svolto troppo bene il nostro lavoro (ricordo casi di dipendenti troppo esperti di regolamento che hanno pagato per questa loro competenza indipendente il prezzo del loro coraggio. Ricordo anche i recenti attacchi rivolti ai funzionari del Senato colpevoli di avere svolto il loro dovere di commentatori tecnici e indipendenti delle norme), rincorsi sulla pubblica via da sedicenti giornalisti addirittura ringraziati per avere reso un servizio informativo utile all'accertamento della verità (bella parola e bel concetto quello di “verità”), umiliati nella necessità di evitare di dire dove si lavora come se avere vinto un concorso tra i più rigorosi e difficili (forse secondo solo a quello di accesso alla magistratura) fosse una vergogna anziché motivo di grande orgoglio, umiliati nella necessità di consigliare anche i nostri figli in tal senso, per difenderli dall'irrisione quando non da aggressioni infamanti. Ci chiediamo se abbiate un'idea compiuta di quello che state facendo! E temiamo di doverci rispondere di sì, che ne avete piena contezza. Infatti, al di là delle belle parole che ogni tanto tirate fuori per obbligo di circostanza, state trattando tutti noi (come sindacalisti, come dipendenti, e soprattutto, quello che più importa, come uomini e donne in carne e ossa) senza alcun rispetto: per le continue anticipazioni di stampa (addirittura, qualche volta, arricchite da giudizi morali) sulle misure da adottare nei nostri confronti e per l'inganno che si compie nei confronti dei cittadini ai quali è comodo far intendere che noi siamo ormai solo dei semplici e costosi orpelli che comportano pochissimo valore aggiunto al servizio dell'Istituzione, orpelli che vanno tirati fuori dall'”enclave” (in cui secondo la Presidente della Camera noi si vivrebbe) a colpi di scure, utilizzando ogni strumento anche quello illegale. Se poi, in conseguenza dell'utilizzo di questi strumenti, l'esistenza delle persone che hanno assunto impegni di vita ed economici proporzionati e soppesati in ragione di una certezza giuridica, va in tilt, se va in tilt il loro equilibrio psicologico - perché qualcuno, per favore, ci convinca che è senza conseguenze negative lavorare in un clima simile, più e meglio che in passato, magari svolgendo anche mansioni superiori a quelle previste per la propria carriera, con allungamenti orari anche molto significativi e quotidiani e, come ringraziamento, venire additati come parassiti responsabili della sofferenza di chi non ha lavoro o è sottopagato e sfruttato - se in un momento di angoscia più forte degli altri venisse meno anche l'attenzione necessaria ad evitare errori fatali sulla strada, beh pazienza! Sono rischi da correre! Prezzi da pagare per un bene superiore, per salvaguardare un interesse più grande, l'interesse collettivo! Ma non è per il bene comune che compireste certe scelte! Questa è una menzogna e la vogliamo denunciare come tale. Si tratta di atti mirati, invece, a colpire proprio il personale dipendente perché quando si vuole praticare la solidarietà producendo equità sociale e ridistribuendo la ricchezza si hanno a disposizione strumenti molto semplici e tutti legittimi: - chiedere, tramite imposizione fiscale, un contributo a tutti, TUTTI, i cittadini che possono sostenerlo; - combattere strenuamente e con strumenti efficaci l'evasione, la corruzione e la speculazione finanziaria la quale consente delocalizzazioni e smembramenti di aziende anche floride, lasciando sul lastrico migliaia di lavoratori e famiglie; - combattere lo spreco, quello vero, ed anche gli interessi corporativi laddove si configurano effettivamente come tali. E a questo ultimo proposito sarebbe facile anche focalizzando l'attenzione sulla riduzione della spesa per il personale proporre soluzioni in termini di: 
- ripensamento della totalità dei servizi sulla base delle necessità istituzionali e solo di quelle (il Parlamento non è una fondazione culturale, spiegateci il senso, in tempo di austerità, di svolgere e sostenere spese per convegni, mostre e quant'altro);
  - monitoraggio con maggiore attenzione gli appalti che esternalizzano mansioni che i dipendenti sono in grado di svolgere o che prevedono spese di dubbia utilità; 
- riduzione delle spese per consulenza (alcune delle quali non proprio povere) e per contratti a tempo (nuovo modo di chiamare le consulenze); - messa in trasparenza di tutte le voci di spesa in bilancio e non solo le buste paga dei dipendenti (dove sono pubblicate, a proposito, le retribuzioni dei dipendenti dei Gruppi ad esempio? Noi riusciamo a leggere solo macroaggregati); - razionalizzazione della spesa per locazioni ed utenze che negli anni sono proliferate senza controllo; - attivazione immediata delle sinergie ed unificazioni fra uffici e servizi compatibili delle due Camere attraverso una riorganizzazione profonda delle Amministrazioni; - valorizzazione vera del personale dipendente con percorsi di carriera e condizioni di lavoro che ricreino, anziché distruggere definitivamente, quel senso di appartenenza che ha reso positivamente uniche le Amministrazioni parlamentari; - pianificazione, in ragione di questa valorizzazione dell'esistente, anche dei futuri ingressi sulla base di effettive necessità (sentiamo parlare di somme in bilancio che la Camera destinerebbe a nuove assunzioni! Risponde a verità? E qualcuno, nel caso, ce ne spieghi la ratio, perché non comprendiamo come in un momento in cui venite a tagliarci gli stipendi e state pensando di riordinare le due amministrazioni sia necessario procedere a nuovi ingressi tanto più se questo avvenisse con una penalizzazione del personale dipendente del Senato già al servizio dell'istituzione parlamentare). Se sarà fatto tutto questo sarà legittimo, allora, che ci veniate a parlare di equità e di solidarietà. Noi ad atti di solidarietà siamo sempre stati pronti, né mai ci siamo potuti rimproverare di agire senza senso responsabilità. Ve ne abbiamo dato atto, non potete averlo già dimenticato, anche con l'accordo ultimo di dicembre che ha comportato un risparmio di 14 milioni di euro a carico del solo personale del Senato). Ma di fronte allo stillicidio del prelievo continuo stile bancomat che ora diviene anche immotivato e illegittimo come in questo caso, diciamo basta! Basta allo svilimento della nostra dignità di persone, di cittadini e di lavoratori. Basta all'esposizione mediatica denigratoria, basta alla compressione inaccettabile degli spazi di dialogo, basta all'illegalità, alla demagogia e al cinismo che ne è diretta conseguenza. Noi a queste condizioni non ci stiamo più e siete voi a dovervi assumere la responsabilità della chiusura del confronto. La pace sociale e l'affezione per queste Amministrazioni finiscono qui. Ne seguiranno azioni coerenti: di protesta e soprattutto di denuncia che ci sentiamo a questo punto in dovere di fare da cittadini verso altri cittadini. CGIL Senato (letto per conto di tutte le OO.SS. del Senato)