giovedì, febbraio 19, 2009

cuba libre


L'angelico Johannes Eckart, Meister Eckhart, che fu considerato quasi eretico nel XIV secolo per le ragioni sbagliate, aveva capito tutto. L'unico motivo per cui soffriamo, disse, è che siamo attaccati alle cose e alle persone. La soluzione è smettere di amare. Niente attaccamento, niente dolore. Così semplice. Così inconfondibilmente tedesco. Gelassenheit. Che concetto! Tutti dovremmo tendere a questo, predicava. La condizione del distacco.
Forse un tedesco riesce a distaccarsi nella fitta nebbia autunnale di Colonia, o nel cuore di un cupo inverno nordico, quando il sole non splende più di sei ore al giorno, sempre ammesso che splenda. Ma un cubano può mai distaccarsi? Mi spiace, Meister Eckhart, deve essere colpa del sole, quella dannata luce solare ti ressta dentro per sempre. E' impressa nelle tue cellule.
L'amore fa soffrire. Non cessa mai di far soffrire.
Diamo pure la colpa al sole, alla luce del sole. Una scusa vale l'altra. Con tutta quella luce, i cubani fanno fatica a distaccarsi. Anche se hanno vissuto un solo giorno nell'isola prima di essere portati via, hanno la luce del sole nel sangue per sempre. Amiamo troppo profondamente.

(devo aver vissuto a cuba in un'altra vita, ecco perchè l'ho amata subito e ci tornerei volentieri )

Certi capitoli non si possono numerare.
Impossibile.
Sono sicuro che avete capitoli di questo tipo nella vostra vita.
Non sono messi al sicuro in uno scrigno dell'oblio, ammesso che ce l'abbiate.
No.
Proprio il contrario.
I ricordi sono lì.
E voi vorreste poterli scacciare.
Vorreste che non esistessero.
Brutti come l'inferno.
L'inferno stesso.
La vera essenza del dolore.
Non si può assegnare un numero a questi capitoli.
Nemmeno lo zero.
Non si possono scrivere come tutti gli altri.
No.
Se doveste scriverli, potreste iniziare solo alle 2.30 del mattino, dopo una giornata orribile.
Solo quando tutti i vostri nervi sono sul punto di esplodere.
Solo in una giornata in cui avete pensato varie volte che sarebbe meglio morire.
Solo in una giornata in cui avete parlato ad alta voce al Principe delle Tenebre nel vostro scantinato, dicendogli di andare all'inferno e di lasciarvi in pace.
Solo dopo una giornata in cui siete stati così lucidi sulla vostra situazione da star male solo a guardarvi le mani.
Solo dopo una giornata in cui la vostra capacità di negare era minima.


(da aspettando la neva all'Avana di Carlos Eire)

4 commenti:

Vincenzo Cucinotta ha detto...

L'amore, già, chi si rivede! Una parola così tanto frequentata, dal finire col ricoprirsi di ogni sorta di ambiguità...
C'è l'amore per la luce del sole di cui parli nel post, ma c'è l'amore per gli oggetti posseduti, sì, anche quello... E in mezzo ci sta il possesso delle persone e tante tantissime altre cose. Allora, mi pare, il problema non è amare o non amare, ma amare senza desiderio di possesso, senza questo punto di riferimento che a me pare irreale della nostra individualità. Pensare che i nostri figli non esistono, che sono in realtà figli del mondo, questa dimensione può farci vivere in una maniera diversa, non distaccata, che anzi bisogna vivere in comunità con gli altri: direi piuttosto in maniera non bramosa. Questo è proprio il contrario dell'ideologia in cui siamo immersi. Siamo pieni di oggetti superflui e il cui possesso è strettamente individuale, e nessuno cura il mantenimento delle risorse naturali, che per loro natura, non possono che essere collettive (l'aria che respiriamo, l'acqua che beviamo, o in cui ci immergiamo...) e la cui qualità sembra scemare nel tempo senza che apparentemente si riesca a porre alcun freno a questo processo...

Pietro ha detto...

il desiderio di possesso crea adrenalina e frustrazione, nonchè noia, dopo che hai raggiunto il possesso

zefirina ha detto...

Le cose che possiedi, finiscono col possederti. (fight club) mi ero appuntata questa frase perchè mi ha colpito molto, e infatti il protagonista finisce con il liberarsi di tutto quello che aveva accumulato.
Per quanto riguarda le persone bisogna ricordarsi che non puoi possedere nessuno e aggiungerei io non puoi controllarlo, perchè c'è anche questo in certi tipi di amore: la bramosia del controllo, delle situazioni così come delle persone.

Il problema sta nell'imparare ad amare in maniera sana, lasciando libero l'altro di essere sè stesso, senza cercare di plasmarlo a nostro gradimento, questo vale sia per l'amato che per i figli, non è facile ma ci si arriva, lavorando su sè stessi.

L'amore è sopravvalutato diceva il titolo di un libro: la passione non dura, ogni amore ha dei momenti di crisi, qualcuno riesce a superarli, altri non ce la fanno, nessuno ha mai scoperto una formula magica valida per tutti.

Però è bello pensare che esiste

Franca ha detto...

Guarda, non ho provato la cura col sole di Cuba, ma bisogna vedere quanto è profonda la ferita...