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sabato, giugno 21, 2008

una stanza dopo l'altra


un amico mi aveva parlato di come pensando alla sua vita gli è sembrato di averla attraversata aprendo e chiudendo porte, così quasi senza accorgersene, questo paragone è rimasto lì a galleggiare nella mia testa come quando una parola detta l'hai sentita ma non recepita, ripensandoci il paragone mi piace: una stanza dopo l'altra non è male come racconto di una vita, e allora mi sono trovata ad aprire le porte che io ho attraversato, ho sbirciato dentro le stanze e ci ho visto una bambina sempre allegra, ho visto le teste chine sue e dei suoi fratelli intenti a giocare a monopoli o ai lego, ci ho visto un'adolescente un po' impacciata entrare in una classe tutta maschile e la stessa adolescente mesi dopo perfettamente integrata nella squadra di pallavolo della classe, aprendo un'altra stanza ho visto una una giovane mamma che continuava a guardare stupita la sua bambina perchè non riusciva a capacitarsi che fosse proprio sua, ho visto una sera a cena un giovane uomo conquistare il cuore di quella ragazza, ho visto un neonato paffuttello voltarsi a guardare suo padre appena nato ed è stato amore a prima vista, ne ho visto un altro che somigliava tutto alla sua mamma, finalmente.
Ho riaperto quella stanza fredda nel sottosuolo del policlinico una donna sola e il suo uomo sotto un lenzuolo, e il freddo ghiacciava il cuore, la sensazione acuta che niente sarebbe stato più lo stesso. Una stanza dopo l'altra ecco un'altra giovane mamma con in braccio un neonato, il figlio di sua figlia, la sensazione che la vita avesse finalmente restituito qualcosa, ho aperto quella stanza che dà sul mare, un mare di isola dove c'è un altro uomo, un novello Ulisse che ha trovato pace per un po' dalla sua Calipso o Circe, non è dato saperlo.
Apro stanze piene di amiche sorridenti che mi abbracciano, sfoglio fotografie istantanee di ricordi mai svaniti, entro in ogni stanza con passo leggero: in ognuna ho lasciato un po' di me ma non sto andando in pezzi, i ricordi mi tengono insieme.
Ora non sono nè particolarmente triste nè particolarmente felice, sono in una bolla di sapone che galleggia nell'aria, tutto mi arriva un po' ovattato, il mio sistema di autodifesa per non crollare, so che prima o poi la bolla si romperà
ci penserò domani
domani è un altro giorno
e francamente me ne infischio