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mercoledì, giugno 18, 2008

stiamo zitti

c'è chi è più capace di me con le parole, le parole per dirlo:
Una rassicurante frustrazione è la passione dominante in Italia, sostiene Giorgio Agamben. E' il sentimento che prova chi è stato espropriato delle sue capacità espressive, è l'impulso di chi, "senza aver nulla per tirarsene fuori", si consegna a un silenzio dinanzi all'"intollerabile". E' insostenibile in Italia lo stordito consenso a questa riduzione al silenzio, la quieta accettazione del vuoto di parole di un intero popolo di fronte al proprio destino.
Non c'è dubbio che contribuiscano a questo sentimento il disincanto dell'elites, la debolezza dell'opposizione politica, il rumore dei media, la narcosi di un corpo sociale frastornato da una comunicazione nebbiosa, truccata, prepotente. Per l'ultima prova di forza di Berlusconi - un déjà vu - non accade nulla di diverso.
La riduzione al silenzio, articolo di Giuseppe D'Avanzo - Repubblica del 18/6/08

giovedì, aprile 17, 2008

free tibet


Britain's GCHQ, l'agenzia governativa delle comunicazioni che controlla elettronicamente mezzo mondo dallo spazio, ha confermato la rivendicazione del Dalai Lama che agenti dell'Esercito Popolare di Liberazione, l'EPL, travestiti da monaci, hanno innescato le rivolte che hanno lasciato dietro di sé centinaia di morti e feriti tibetani.
Scoprendo che i suoi sostenitori dentro il Tibet e la Cina sarebbero divenuti ancora più attivi nei mesi precedenti le Olimpiadi di quest'estate, I funzionari della British Intelligence a Pechino hanno compreso che il regime avrebbe cercato una scusa per muoversi e schiacciare l'attuale malcontento.Questo timore è stato pubblicamente espresso dal Dalai Lama. I satelliti del GCHQ, geo-posizionati nello spazio, erano incaricati di monitorare da vicino la situazione.
L'immagine che hanno scaricato dai satelliti ha fornito la conferma che i Cinesi hanno usato agenti provocatori per iniziare le rivolte, cosa che ha dato all'EPL la scusa per muovere su Lhasa e uccidere e ferire durante l'ultima settimana.
Ciò che il regime di Pechino non si aspettava era che le rivolte si sarebbero diffuse, non solo attraverso il Tibet, ma anche nelle province del Sichuan, Quighai e Gansu, trasformando una larga parte della Cina occidentale in una zona di battaglia.Il Dalai Lama lo ha chiamato "genocidio culturale" e si è offerto di dare le dimissioni come capo delle proteste contro il governo cinese al fine di portare la pace. L'attuale agitazione è cominciata il 10 Marzo, segnando l'anniversario della rivolta del 1959 contro il regime cinese.
(Gordon Thomas)


Messner auspica che tutti gli atleti ai prossimi giochi di Pechino pronunciassero questa parola: lagyelo (si pronuncia laghielo), in tibetano significa " gli dei sono stati clementi", così che sia chiaro alla Cina che non può calpestare i diritti civili dei tibetani e questi ultimi potranno così sentire la solidarietà del mondo.

lunedì, dicembre 03, 2007

ingrid betancourt

la sua vicenda è nota, se volete firmare un appello in suo favore o saperne di più potete farlo su questo sito ,


non ho mai scritto di lei anche se la sua vicenda mi ha colpito, ma ieri leggendo la lettera che le autorità colombiane hanno diffuso contro la volontà della famiglia mi hanno colpito certe sue frasi:

Non ho voglia di niente: Credo sia la cosa migliore che possa capitare, non aver voglia di niente, perchè qui in questa giungla, l'unica risposta a qualunque richiesta è "no". Dunque, è meglio non avere voglia di nulla ed essere almeno libera dai desideri. Sono ormai 3 anni che chiedo un dizionario enciclopedico per poter leggere qualcosa, per imparare qualcosa, per mantenere vita la curiosità intellettuale. Continuo a sperare che, almeno per compassione, me ne procurino uno, ma è meglio non pensarci.

....come ti dicevo, la vita qui non è vita, è un lugubre spreco di tempo.... Qui nulla è certo, nulla è duraturo, l'incertezza e la precarietà sono la sola costante.

Qui tutto ha due volti, la gioia segue ogni volta il dolore. La gioia è triste. L'amore cura e allo stesso tempo apre nuove ferite, è come vivere e morire di nuovo ogni volta.

parla poi dei suoi figli e di quanto li ami, di quanto sia fiera di loro e del suo paese

Non potrei credere che un giorno riuscirò ad abbandonare questo luogo se non conoscessi la storia della Francia e quello del suo popolo....Amo la francia di tutto cuore, giacchè ammiro la capacità di mobilitarsi di un popolo che , come diceva Camus, sa che vivere significa impegnarsi.

sono parole commoventi ma al tempo stesso terribili per chi le legge, specie per chi le legge al sicuro, al sicuro nella sua casa, per chi può abbracciare i suoi figli, per chi può ancora desiderare e credere che quei desideri verrano esauditi, per chi può sperare che la sua vita non sia un inutile spreco di tempo, per chi sa che vivere significa impegnarsi.