........la cosa più vicina alla morte è
quella che la Duras, chiama la maladie de la mort. L'incapacità di
amare. Tutti possono esserne colpiti, uomini e donne. Si può anche
oscillare, nella stessa vita, tra l'incapacità di amare e il troppo
amore. Io non ho mai conosciuto la maladie ma, casomai, sono
una vittima dell'opposto, dell'amare troppo. Talvolta pericoloso ma
decisamente migliore della "cassa di risparmio. Non
capisco il pericolo. Di cosa bisogna aver paura? Meglio rischiare
perché c'è una vita sola e, quando arriverà il momento della morte
e saremo costretti a guardarci indietro, sarà sempre meglio dire ho
amato che il contrario. Non escludo un funamobilco
equilibrio, basta non farsi domande: se si considera l'amore
come dono non ci sono più compromessi ma armonia.
Il sesso non è affinità
elettiva, complicità e condivisione come accade nell'amore, l'errore è confondere le cose. È come
una foresta ma senza tanti piccoli sentieri. Se si capisce questo non
si può soffrire.
Vince chi ama di più perché non perde
niente. Meglio aver dato che il contrario. Spesso chi è amato non si
accorge di nulla e potrebbe essere una statua, mentre chi ama ha
un'adrenalina e una stupidità meravigliose. Forse chi si sposa per
compromesso non si lascia mai, mentre chi soffre è come se, ogni
volta, perdesse una nuova pelle. E così, ogni volta, si è più
sensibili e la ferita fa più male. La vecchiaia in questo senso non
tutela ma, fortunatamente, continua a far sentire vivi.
(Fanny Ardant)
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