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giovedì, giugno 18, 2009

de le separazioni


Le separazioni vivono di lontananza, sono vecchiaie che vanno accompagnate per mano, gli si resta vicino ed è tutto quello che si può fare, un sorso d'acqua, una carezza ogni tanto, rendergli meno infelice la morte, aspettare che venga il momento in cui il rumore degli estranei che ti passano accanto diventi un suono tollerabile e il ricordo dei giorni insieme soffochi sotto il peso del tempo, perchè è quello che bisogna ingrossare e far diventare massa , lasciare che si dilati e chiuda quante più vie è possibile, in modo che il profilo dell'amato s'intacchi almeno un poco e si confonda con quello di chiunque altro , diventando un profilo qualsiasi composto dagli stessi pezzi reperibili su mille altri corpi e non più l'irripetibile, riservata bellezza che è sempre stata per te; e l'odore suo e suo soltanto, che ti impastava la mente e appannava la vista appena lo sentivi nell'abbraccio, una mattina si ritrovi in un'essenza contenuta nel più insignificante degli oggetti, magari in una saponetta o in una stoffa, e somigliando a quella si declassi ad odore come tanti e smetta finalmente di farti male, e così tutto il resto, le mani, gli occhi, le unghie, il sesso, il rumore dei corpi insieme, le parole, i risvegli, le parole dette e negate, le coincidenze raccontate mille volte, ogni più prezioso dettaglio si disperda nella moltitudine indifferenziata delle cose simili, fino a morire senza proteste, facendoti dire che forse è stato meglio così, e comportarti come se ci credessi. Non cercarmi, aiutami nell'unica maniera che sappiamo tutti e due , resta dove potrei trovarti se volessi e fida che non lo farò perchè è questo che tu vuoi, non commettiamo altri errori, ognuno nella sua solitudine cancelli ogni traccia di quello che è stato, facciamo in disparte il lavoro sporco del tempo, il peggio che avremmo mai immaginato per noi (ma ci pensi, io cancellarti, fare finta d'ignorare che ci sono posti del mondo neanche lontani che ti comprendono, dove tu esisti e agisci; perpretare questo delitto ai tuoi danni e ai miei, lavorare per una morte, reputare giusto un compito del genere e dedicargli la mia coerenza), smetti di domandarti cosa ci ha rovinato e perchè, lo sai come si comporta il dolore, non puoi parlarci, non sente ragioni e non le riconosce, ne fa carta straccia e dopo ti morde solo con più voglia, allora lascialo fare, aspetta che si stanchi, aspetta.

(Da un'altra carne di Diego De Silva)

giovedì, novembre 13, 2008

il mio pensiero dedicato a t...

Così sola da provare panico, anche se c'è qualcun'altro qui con me
E adesso che sei dovunque sei, chissà se ti arriva il mio pensiero,chissà se ne ridi o se ti fa piacere


ci manchi tu