lunedì, gennaio 31, 2011

il paralume


Mi chiedi, amore,
perché resto cosí senza dir nulla.
E giunta l'ora sospirata. L'ora
degli occhi e del sorriso:
la sera. E questa sera, io t'amo tanto.
Stringiti, amore, a me.
Ho bisogno, stasera, di carezze.
Se tu sapessi ciò che questa sera
crescere io sento, in me, di desiderii,
d'orgoglio, di bontà, di tenerezza!
No, non lo puoi sapere.
Abbassa un poco il paralume. Vuoi?
Staremo meglio. Ché, nella penombra,
parlano i cuori. Ci si guarda meglio
in fondo agli occhi, quando tutto intorno
si vedono le cose un poco meno.
Stasera, t'amo troppo per parlarti
d'amore. Vieni qui: tra le mie braccia.
Vorrei toccasse a me
d'essere, questa sera, un po' viziato.
Abbassa, ancora un poco, il paralume.
Ecco, cosi. Da bravi.
Cosí: senza parlare, senza muoverci.
Com'è dolce, sentirmi qui sul volto
le tue tiepide mani...
Che c'è? Che voglion mai?
Ah, portano il caffè... Posate là.
E fate presto. Chiudete quell'uscio.

Ma che dicevo? Prendiamo il caffè?
Subito? Preferisci? Sí, lo so
che ti piace ben caldo.
Vuoi che ti serva? Aspetta. Lascia a me.
Com'è forte! Lo zucchero?
Una? Basta cosí? Vuoi che lo assaggi?
Cosí, va bene. La tua tazza, amore.
Ma che buio, mio Dio! Sembra già notte.
Solleva, un poco solo, il paralume.

Paul Géraldy



4 commenti:

Giovanni Greco ha detto...

Non sono un romanticone ma devo riconoscere che sono veramente dei bei versi.

Michele ha detto...

bei versi
Zefirian pero' sai che sono un giocherellone: io il paralume lo avrei spento subito
ciao
Michele pianetatempolibero

Adriano Maini ha detto...

Una bella poesia, con una vena di malinconia, che un giorno mi pentirò di non averti copiato subito!

Baol ha detto...

Questi sono i miei costumi
vendo paralumi
siete come me...


Elio e le storie tese - Abitudinario