martedì, agosto 01, 2006

due di due

2 commenti:

il massimo dei micheli ha detto...

Beh, ma metti il nome dell'artista, no? Mi sembra... un tipo... mannaggia com'è lo spelling... Igor Mitoraj? Molto bella l'immagine. Il mio commento in associazione libera è: la rovina e le macerie sono spesso interpretate come una metafora del decadimento, in considerazione di quello che manca all'originale completezza. Invece io le leggo come la testimonianza di quello che rimane, quello che dura al di là degli insulti del tempo (da romano altrimenti sarei schiacciato dalla depressione dopo una passeggiata nel centro storico). Rappresentano in un certo senso il "carattere", quel nucleo duro con cui ci confrontiamo quando ad esempio abbiamo a che fare con gli anziani, con i vecchi, mutati in tutto tranne che per qualcosa di infrangibile che perdura. Su questa traccia interpreto l'immagine: una coppia distrutta? No, quello che rimane di infrangibile dopo un incontro... Gli occhi chiusi come metafora della riflessione intima a cui il singolo, al di là del suo essere (o essere stato) in coppia, deve tornare per scoprire quello che rimane di sè, quello che è, in un certo senso, invulnerabile e permanente...

zefirina ha detto...

si è proprio lui, l'artista è Mitoraj la foto è stata scattata da un mio amico (specifico perchè io non sono così brava) durante la notte bianca di due anni fa, c'erano queste sculture esposte ai mercati traianei, l'atmosfera era molto molto suggestiva perchè veramente sembrava di essere proiettati all'epoca dei romani. E queste due facce esprimevano, almeno per me un tale abbandono fiducioso, e nello stesso tempo una tale intimità che mi sono piaciute