venerdì, febbraio 26, 2010

botanica

ieri sera con Valentina, ormai è una quasi una tradizione, siamo andate a goderci questo spettacolo qui:



come sempre è stato emozionante, come entrare nel mondo dei sogni

giovedì, febbraio 25, 2010

è bello


è bello dopo tanto tempo averli di nuovo tutti e tre insieme, a tavola la sera a cena che si scambiano frizzi e lazzi, e la mattina che dormono nei loro letti e li puoi baciare prima di andare a dormire, ti dimentichi persino che sono così cresciuti, e oggi c'è anche un bel sole, che volere di più dalla vita???

martedì, febbraio 23, 2010

dicono di noi


dicono che siamo un po' svagati e sognatori ma forse perchè non capiamo certi limiti e siamo portati a sconfinare per via della nostra innata curiosità

dicono che siamo sensibili ed emotivi ma forse perchè viviamo certi sentimenti senza risparmiarci e non sempre capiamo che non per tutti può essere così

dicono che siamo lunatici ma è la luna che governa le maree e noi certamente subiamo il fascino del pallido astro della notte

dicono che siamo romantici ma l'amore spesso ci stordisce, ci fa barcollare, qualche volta ci mette al tappeto

dicono che siamo buoni amici forse perchè sappiamo ascoltare e quando raccontiamo di noi regaliamo emozioni

dicono che siamo tolleranti, peace and love è il nostro motto, perchè sappiamo perdonarci molto e vorremmo che anche gli altri lo facessero con noi

vi chiediamo solo di poter, ogni tanto, fuggire nel nostro mondo, dove possiamo giocare con la fantasia, con la testa fra le nuvole o immersi nel profondo dell'oceano, dove il frastuono arriva attutito, siamo mutevoli, adattabili, non forzate la nostra natura rischiereste di perderci, di intristirci, amare ed essere amati è la cosa che ci rende più felici anche quelli di noi che sembrano stare in disparte, che hanno deciso di mandare il cuore a riposo dopo qualche sofferenza di troppo.

sabato, febbraio 20, 2010

venerdì, febbraio 19, 2010

nickname

una volta si chiamavano soprannomi ora più elegantemente, forse, nickname ognuno sceglie quello che sembra rappresentarlo/a meglio, il mio nasce da un acrostico composto per da un'amica e mi è piaciuto da subito, per molti dei blogger che ho conosciuto di persona personalmente sono Zefi o Zefirina, propbabilmente è più semplice per loro ricordarmi così dato che mi associano al blog, mi fa sorridere ma non mi dispiace e mi è venuto in mente che anche quando andavo agli scout c'era l'usanza di affibbiare un soprannome ad ognuno di noi, nome che poi veniva usato per identificarci.
Ma questa storia di usare un alias o un soprannome a pensarci bene è antica quanto il mondo, molti nomi propri hanno etimi significativi, in molte popolazioni dare un nome ad un nascituro è legato a tradizioni secolari e l'attribuzione di un nome piuttosto che un altro può addirittura influenzare il tuo percorso di vita.

mercoledì, febbraio 17, 2010

regolatevi

lo so sono le ceneri, entriamo nella quaresima non dovrei essere così irriverente dato che mi professo cattolica ma.... non posso resistere:


comunicato del vaticano

Informiamo tutti i credenti che stare a letto, nudi, in compagnia di qualcuno e urlare

Oh mio Dio! oh mio Dio!

Non sarà mai considerata una preghiera!




martedì, febbraio 16, 2010

dormi e sei nudo


Dormi e sei nudo

lo so ma non ti vedo

ascolto il tuo respiro

oltre il tappeto africano

appeso al muro.

Il corpo tuo ho voglia di vedere

ogni piega di pelle smossa dal sonno

tu che per tutti indossi un velo

con il cuore svestito nel sognare.

Annalena Aranguren

lunedì, febbraio 15, 2010

avatar

(zefirinavatar)


la controrecensione o meglio la recinzione di Johnny Palomba

avataro

“PE’ FA’ ERMONNO MENO AMARO SO’ DIVENTATO NAVATARO”

chenfatti cestà umpischello pigro che nuievà decamminà che sta drento anastronave de coatti che vonno piià a pizze ermonno misterioso e teribbile dellavatari che sò delle creature morto stranissime metà omini e metà ballerini cor tutù chenfatti allora sto pischello semette addormì eddiventa navataro e semischia collantri avatari e sengrifa denavatara eallora però poi i coatti sdrumano larbero indoviveveno lavatari eallora erpischello combatte inzieme allavatari ma i coatti stanno avvince mappoi ariveno i piccioni incazzosi e umpo’ sdrumeno i coatti mapperò erpiù coatto de tutti se sarva e popo che allurtimo cestà uncombattimento tremenno e ercoatto ie dice arpischello ma che cazzo stai affà? Ma seconno te è meiio nesistenza da coatto o da ballerino cor tutù? Eallora lavataro luccide e ie dice a pezzo de fango tu dici così solo perché nummai mai visto ballà.

micuggino cià provato unzacco devorte addiventà avataro. ma è un coatto dentro.

setteggennarodumileddieci
(Mar del Plata, Argentina, Cinemacenter Cines del Paseo, sala 2 20.45 laterale)

domenica, febbraio 14, 2010

Non cercare mai di dire il tuo amore


William Blake

Neverseek to tell thy love
Love that nevere told can be;
For the gentle wind does move
Silently, invisibly.

I told my love, I told my love,
I told her all my heart;
Trembling, cold, in ghastly fears -
Ah, she doth depart.

Soon as she was gone from me
A traveller came by;
Silently, invisibly -
O, was no deny.

(he took her with a sigh)


ho trovato due differenti versioni in cui cambia l'ultimo verso

Non cercare mai di dire il tuo amore,
Amore che non può mai essere detto;
come il vento dolce si muove
silenzioso, invisibile.
Dissi il mio amore, dissi il mio amore,
le ho svelato tutto il mio cuore;
tremando di freddo, pieno d'orrore e paura-
ah, lei se ne andò.
Appena mi lasciò
un viandante passò,
silenzioso, invisibile-
oh, non ci fu rifiuto.

(la prese con un sospiro)

venerdì, febbraio 12, 2010

prove di nevicata

piazza dell'esquilino e la basilica di santa Maria Maggiore



la mia Multipla

ci ha provato per un po' di ore ma già si è sciolta, ma tutti in strada a far foto, i ragazzi in piazza a giocare e i grandi a sorridere

giovedì, febbraio 11, 2010

discorsi di strada

stamattina venendo a piedi in ufficio mi è capitato di ascoltare questo dialogo fra due 40enni che camminavano dietro di me:

primo uomo: tu devi capire che la fedeltà non è un valore
secondo uomo: vallo a dire a lei
primo uomo: tu falle l'esempio di Mastroianni, ha avuto tante donne ma è rimasto sposato sempre alla stessa!!!

ah gli uomini..... sanno sempre come pararsi il fondoschiena!!!!! in effetti perchè mai una dovrebbe pretendere che un uomo le sia fedele??? le basta avere un marito per sempre

o no?????

martedì, febbraio 09, 2010

le città dei matti

ho seguito con molto piacere questa fiction trasmessa su rai uno incentrata sulla vita e il lavoro di Franco Basaglia, promotore di quella legge la famosa 180 del 78 che rivoluzionò il concetto di cura nei trattamenti psichiatrici, per quel poco che conosco di questa figura e del suo pensiero a me sembra che la fiction senza scivolare nel retorico, anche se a volte poteva risultare un po' melensa, abbia reso bene la figura di questo grande rivoluzionario, ho letto che per il regista è stato duro trovare degli attori "brutti, sporchi e cattivi" in questo mondo di superpalestrati e attenti alla propria immagine, ma devo dire che l'effetto è stato veramente reale, ho provato compassione, dolore, empatia per tutti loro. Bellissima la scena quando l'infermiera dice che prima i malati con quelle divise, vestiti tutti uguali erano per lei sperzonalizzati, ma quando hanno cominciato a riprendersi la propria individualità sono diventati per lei persone e a quel punto non è più riuscita a rimanere impassibile di fronte a certi trattamenti spicciativi e crudeli che non tenevano conto che ci si trovava di fronte ad individui che prima di essere malati erano appunto persone.
Mi è passato anche per la testa l'agghiacciante pensiero che in quei tempi bastava poco per finire in quei posti, mi sono tornati in mente altri film: la fossa dei serpenti,
ragazze interrotte, qualcuno volo su nido del cuculo, fino al recente si può fare.

Ancora oggi c'è chi dice che chiudere i manicomi è stato uno sbaglio, che molte famiglie hanno faticato a contenere i familiari con forti disagi psichici, a mio modesto parere la legge è giusta ma come spesso accade non è stata applicata nei modi adeguati.

Un malato di mente entra nel manicomio come ‘persona’ per diventare una ‘cosa’. Il malato, prima di tutto, è una ‘persona’ e come tale deve essere considerata e curata (...) Noi siamo qui per dimenticare di essere psichiatri e per ricordare di essere persone"

Dal momento in cui oltrepassa il muro dell’internamento, il malato entra in una nuova dimensione di vuoto emozionale (... ) viene immesso, cioè, in uno spazio che, originariamente nato per renderlo inoffensivo ed insieme curarlo, appare in pratica come un luogo paradossalmente costruito per il completo annientamento della sua individualità, come luogo della sua totale oggettivazione. Se la malattia mentale è, alla sua stessa origine, perdita dell’individualità, della libertà, nel manicomio il malato non trova altro che il luogo dove sarà definitivamente perduto, reso oggetto dalla malattia e dal rimo dell’internamento.

L’assenza di ogni progetto, la perdita di un futuro, l’essere costantemente in balia degli altri senza la minima spinta personale, l’aver scandita ed organizzata la propria giornata su una dimensione dettata solo da esigenze organizzative che – proprio in quanto tali – non possono tenere conto del singolo individuo e delle particolari circostanze di ognuno: questo è lo schema istituzionalizzante su cui si articola la vita dell’asilo. La nuova recluta, al momento del suo ingresso nel complesso sistema del ricovero, deve lasciarsi alle spalle ogni legame che non può più mantenere, ogni progetto che non può più attuare, la vita che non può vivere perché l’ospedale stesso gli impedisce di continuare a porsi in situazione, di proiettarsi nel futuro, inibendogli la “conquista” della propria soggettività. Il malato mentale, chiuso nello spazio angusto della sua individualità perduta, oppresso dai limiti impostigli dalla malattia, è spinto dal potere istituzionalizzante del ricovero ad oggettivarsi nelle regole stesse che lo determinano, in un processo di rimpicciolimento e di restringimento di sé che – originariamente sovrapposto alla malattia - non è sempre reversibile.

Franco Basaglia
Direttore Ospedale Psichiatrico Provinciale di Gorizia
1964


domenica, febbraio 07, 2010

luoghi

(Vettriano)

Tu sei
laddove
sono i tuoi pensieri.

Assicurati che i tuoi pensieri
siano dove tu vuoi essere”


(rabbi Nachman di Brazlav, 1772-1811)

mercoledì, febbraio 03, 2010

accade un giorno


accadde un giorno di febbraio di 50 anni fa che quattro ragazzi "negri" si sedettero sugli sgabelli di un bar di Greensboro e nonostante fosse loro rifiutato il caffè che avevano ordinato e gli venisse chiesto di uscire, restarono seduti su quegli sgabelli fino alla chiusura del bar, per tornare il giorno dopo con altri studenti, una delle tante ribellioni silenziose ma soprattutto pacifiche che cambiarono la storia dell'America.

se volete saperne di più potete visitare questo sito

lunedì, febbraio 01, 2010

imprudenze

date palidrome


01/02/2010

le altre due capitarono sempre di febbraio e precisamente il 10/02/2001 e il 20/02/2002; non credo di riuscire a festeggiare il mio compleanno palindromo, sarei tricentenaria dato che cadrebbe il 13/03/3031